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mercoledì 19 giugno 2013

"Le leggi ingiuste vanno abrogate"

Su Padre Cédric Burgun, prete della Diocesi di Metz, avevo pubblicato l’articolo “Il mondo permette tutto, ma non perdona niente”. Don Cédric è membro della Comunità dell’Emanuele e docente presso la Facoltà di Diritto canonico dell’Istituto cattolico di Parigi (Icp).

Di seguito un articolo del Padre su traduzione de La Nuova Bussola Quotidiana.

Le leggi ingiuste vanno abrogate

di Cédric Burgun

Il 16 giugno papa Francesco ha incontrato una nutrita delegazione di parlamentari francesi facenti parte del gruppo di amicizia Francia-Santa Sede. Nel suo discorso ha fatto riferimento al compito dei legislatori che non è solo quello di proporre leggi, ma anche di abrogarle. In Francia il messaggio è stato immediatamente recepito come un invito ad abrogare la legge sui matrimoni gay. Di seguito riportiamo il commento di padre Cédric Burgun, sacerdote della dicocesi di Metz, esperto di Diritto canonico canonista, in primo piano nella contestazione della suddetta legge.

Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire... E comunque, sì, papa Francesco ha sorpreso il suo mondo (il nostro, in effetti), utilizzando, sabato scorso, una parola tabù: “Abrogare”!
Da sabato pomeriggio, c’è stata un’allerta generale : informazioni continue sui differenti media, servizi dei telegiornali della sera, articoli, tweet e passaparola. Gli uni discutevano per sapere ciò che il papa avesse detto realmente, gli altri si indignavano ritenendo che sarebbe potuto andare più lontano. Altri ancora fingevano di non capire.
Ora, non si può far finta di fronte ad un discorso così chiaro. Ecco dunque la frase messa sotto accusa (cliccare qui per il testo completo):
“Il vostro compito è certamente tecnico e giuridico, e consiste nel proporre leggi, nell’emendarle o anche nell’abrogarle. Ma è anche necessario infondere in esse un supplemento, uno spirito, direi un’anima, che non rifletta solamente le modalità e le idee del momento, ma che conferisca ad esse l’indispensabile qualità che eleva e nobilita la persona umana”.

Non si può non capire

Innanzitutto, una piccola lezione di diplomazia vaticana: Papa Francesco si è espresso davanti ad un gruppo di una cinquantina di parlamentari, delle due Camere, rappresentanti il gruppo di amicizia Francia – Santa Sede dell’Assemblea e del Senato (i sostenitori di una laicità intransigente si stupiranno dell’esistenza di simili gruppi, ma andiamo avanti...).
Si trattava della visita di parlamentari francesi al capo di Stato della Santa Sede. Il suo discorso era stato preparato dalla Segreteria di Stato vaticana – la stessa che gestisce tutte le relazioni diplomatiche – ed il Papa non se n’è allontanato di uno iota, contrariamente alla sua abitudine.
Certo, capisco che non si voglia capire: come diceva Gesù, “che chi ha orecchie per capire, capisca”! Ma non si può dire che le parole del Papa non fossero pesate e che non riguardassero la legge Taubira [che ha legalizzato i matrimoni tra persone dello stesso sesso - ndt]...

In maniera più generale, non riguardavano soltanto la legge Taubira, ma tutte le leggi! La Segreteria di Stato – come il Sovrano Pontefice – è perfettamente al corrente della situazione politica in Francia. Papa Francesco conosce le leggi che sono state appena votate e quelle che aspettano ancora i francesi. La Segreteria di Stato sapeva anche che era la prima volta che il Papa si sarebbe rivolto ufficialmente alla Francia. E quindi – come è sua abitudine – in ogni discorso diplomatico ufficiale ogni parola è pesata, valutata, considerata. Sì, il papa ha invitato i parlamentari ad abrogare le leggi che sono contrarie alla Dottrina Sociale della Chiesa e alla sua concezione dell’uomo. Che lo si voglia o no, la parola pontificale di questo sabato 15 giugno è stata proprio così chiara! Ed è proprio questo che disturba.

Perché? Perché qui papa Francesco ha posto una domanda politicamente scorretta: e se ne sono accorti! Troppo spesso, abbiamo una visione rettilinea della storia di un Paese e del suo avvenire. Riteniamo che non ci sia la possibilità di ritorno all’indietro e che le cose continueranno ad evolversi “degradandosi”. È la visione di molti cristiani: non c’è più nulla da fare, abbiamo perso questa “lotta”, non potremo tornare indietro, etc., etc.

Ora papa Francesco ha ricordato un’evidenza: avere sempre l’obiettivo di abrogare le leggi profondamente contrarie alla dignità dell’uomo e alla visione cristiana dell’umanità. In questo senso, sì, papa Francesco ha invitato all’abrogazione delle legge Taubira, ma anche alle leggi che permettono le ricerche sull’embrione, alle leggi sull’aborto, ed anche a tutte le leggi che creano più povertà, più disuguaglianza, più sofferenza (pensiamo alla fame nel mondo o alle ineguaglianze sempre più crescenti). Vi sono tutte quelle leggi che indeboliscono la protezione sociale dei minori, che incoraggiano delle nuove forme di schiavitù (per esempio la droga e lo sfruttamento della prostituzione). Vi sono anche tutte quelle leggi che riguardano il diritto alla libertà religiosa; lo sviluppo di un’economia che non è più al servizio della persona e del bene comune.

Francesco ha invitato ad abrogare le leggi riguardanti l’eutanasia e che spogliano l’uomo della sua responsabilità e della sua dignità. Sì, egli ha invitato ad abrogare quelle leggi che suscitano i conflitti e che mettono la pace in pericolo; sì, ha invitato ad abrogare le leggi che riflettono “solamente le modalità e le idee del momento, ma che non conferiscono ad esse l’indispensabile qualità che eleva e nobilita la persona umana”. È chiaro. D’altronde ha appena scritto una lettera al G8 per chiedere di non dissociare l’etica dall’economia.

Non si può non essere d’accordo. Si può ritenere che il papa esca dal suo ruolo chiamando chiaramente in causa uno stato sulla sua legislazione: è l’argomento che ci è spesso rivolto. Ma non si possono contestare le affermazioni del papa: sarebbe intellettualmente disonesto, poiché il discorso della Chiesa su questi argomenti è sempre stato chiaro e nessuno può negarlo. La conseguenza è logica: se una legge è considerata come illegittima e inammissibile alla luce dell’insegnamento del Magistero, allora l’obiettivo dei cristiani – ai differenti livelli del loro impegno nella società – è proprio quello di fare in modo che, un giorno o l’altro, questa legge cada. Sì, ci vorrà del tempo! Ma questo è, sì, anche l’obiettivo dell’impegno cristiano.

La nostra visione della Storia è troppo spesso pessimista. Crediamo che le cose non possano fare altro che “degradarsi”. Ma questa non è una visione cristiana della Storia: essa conosce sicuramente dei momenti più difficili, ma non può mai essere considerata come un lento declino o il motivo del nostro disimpegno. Cristo è risorto in un momento della Storia. I santi nascono dopo di lui, ogni volta trasformando il corso di questa Storia che sembrava ineluttabile. La nota del cardinal Ratzinger sull’impegno dei cristiani in politica ricordava molto giustamente la memoria di Tommaso Moro, santo patrono degli uomini politici, che festeggeremo tra pochi giorni: egli “seppe testimoniare fino al martirio la «dignità inalienabile della coscienza». Pur sottoposto a varie forme di pressione psicologica, rifiutò ogni compromesso, e senza abbandonare «la costante fedeltà all’autorità e alle istituzioni legittime» che lo distinse, affermò con la sua vita e con la sua morte che «l’uomo non si può separare da Dio, né la politica dalla morale»”.

E il cardinal Ratzinger, all’epoca, precisò che “Giovanni Paolo II, continuando il costante insegnamento della Chiesa, ha più volte ribadito che quanti sono impegnati direttamente nelle rappresentanze legislative hanno il «preciso obbligo di opporsi» ad ogni legge che risulti un attentato alla vita umana. Per essi, come per ogni cattolico, vige l’impossibilità di partecipare a campagne di opinione in favore di simili leggi né ad alcuno è consentito dare ad esse il suo appoggio con il proprio voto. Ciò non impedisce, come ha insegnato Giovanni Paolo II nella Lettera Enciclica Evangelium vitae a proposito del caso in cui non fosse possibile scongiurare o abrogare completamente una legge abortista già in vigore o messa al voto, che «un parlamentare, la cui personale assoluta opposizione all’aborto fosse chiara e a tutti nota, potrebbe lecitamente offrire il proprio sostegno a proposte mirate a limitare i danni di una tale legge e a diminuirne gli effetti negativi sul piano della cultura e della moralità pubblica».

Sì, i cristiani devono operare per l’abrogazione di ogni legge che allontani l’uomo dalla sua dignità e dalla sua vocazione profonda. Tale era il chiaro messaggio del Sovrano Pontefice, sulle orme dei suoi predecessori. Certamente, Giovanni Paolo II era consapevole che l’abrogazione di una legge contraria alla dignità dell’uomo non era a volte disponibile nell’immediato. Invitava allora i cristiani a cercare tutti i mezzi per limitarne gli effetti.

Non c’è ragione di tergiversare delle ore a proposito delle affermazioni di papa Francesco. E per dirvi tutto, non comprendo nemmeno che possa esservi stata incomprensione su questo punto: quando il Sovrano Pontefice parla di povertà, di sociale, di pace, etc. allora si comprende che egli inviti all’abrogazione delle leggi che sono contrarie all’insegnamento della Chiesa; ed ora non bisognerebbe comprendere... Siamo un po’ realisti ed onesti: l’insegnamento della Chiesa è sufficientemente uniforme e chiaro da anni su tutti questi argomenti per comprendere che Papa Francesco ci chiami all’azione e alla speranza: in questo senso, la vocazione dei cristiani sarà sempre quella dell’impegno, indipendentemente dalle situazioni politiche. “I fedeli laici non possono affatto abdicare alla partecipazione alla «politica»” (Christifideles Laici, 42).


giovedì 25 aprile 2013

La disputa su monsignor Tonino Bello


di Giuseppe Brienza

Venerdì prossimo, 26 aprile, Congresso nazionale di “Pax Christi” sul controverso vescovo

Il 20 aprile 1993 si spegneva a Molfetta monsignor Antonio Bello, conosciuto come “don Tonino”, vescovo di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi, presidente di Pax Christi Italia dal 1985 al 1993.
Mons. Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea conosciuto per le sue posizioni progressiste e amate dalle sinistre, ne rievocherà la figura venerdì prossimo, 26 aprile, presso l’Istituto Seraphicum di Roma, in occasione del prossimo Congresso nazionale di “Pax Christi”- Italia.

La figura del vescovo pugliese sarà al centro di una tavola rotonda enfaticamente intitolata: “E’ l’ora della nonviolenza. Per una chiesa del grembiule in un Paese casa di tutti”. Mons. Bettazzi ha dedicato a mons. Bello anche una biografia, intitolata semplicemente Don Tonino Bello [San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2001], e avrà la pars maior nel prossimo congresso nazionale di “Pax Christi”, almeno per le iniziative pensate per commemorarlo nel ventesimo anniversario della sua scomparsa, che comprenderanno anche la proiezione, nella giornata di sabato 27 (a partire dalle 19) del film biografico “Don Tonino Bello. L’anima attesa” (cfr. “E’ l’ora della nonviolenza”. Congresso nazionale di Pax Christi Italia, in “Zenit”, 16 Aprile 2013).

Per riprendere provocatoriamente il titolo della tavola rotonda di “Pax Christi”, ci si può chiedere: ma di quale “grembiule” stiamo parlando trattando di mons. Bello? Del grembiule del “servizio”, che Gesù indossò al momento della lavanda dei piedi di cui parla a suo riguardo Bettazzi, o di quello massonico che, ad avviso di alcuni osservatori, pare abbia caratterizzato la mentalità e gli scritti del vescovo pugliese?

Un acuto studioso ed esperto di pensiero e di storia massonica come padre Paolo M. Siano FI, ha infatti recentemente espresso in un corposo e documentato saggio pubblicato sulla rivista della congregazione religiosa alla quale appartiene, i Francescani dell’Immacolata, una profonda perplessità per la causa di beatificazione avviata alcuni anni orsono in favore di mons. Bello, intrapresa a suo avviso con imprudenza e superficialità. Dopo aver letto il suo studio intitolato Alcune note sul “magistero” episcopale del Servo di Dio Mons. Antonio (“Don Tonino”) Bello (1935-1993). Un contributo critico [cfr. Fides Catholica. Rivista di apologetica teologica, anno VII, n. 2, Frigento (AV) luglio-dicembre 2012, pp. 27-94], devo dire di poter condividere sostanzialmente il suo giudizio.

Fino all’ultima conferenza tenuta ad Assisi nell’agosto 1992, infatti, mons. Bello ha manifestato idee e pensieri che mi paiono davvero poco in linea con il Magistero perenne della Chiesa. Posso citare l’iper-conciliarismo conseguente ad una sua visione distorta del Concilio Vaticano II, l’antropologismo teologico di tipo esistenzialistico, il linguaggio omiletico di tipo “secolarista”, per non parlare del “filo-socialismo” che emerge da alcuni dei suoi proclami sociali. Inoltre, c’è anche quel “pacifismo assoluto” che sembra connotare un “magistero” episcopale “dontoninobellista”, come lo chiama p. Siano, eccentrico e caratterizzato da una mal dissimulata disistima verso il Sacro e verso i Dogmi, per non parlare della sensualità e del femminismo del suo “discorso sulla donna”.

A conclusione del suo studio il padre Francescano dell’Immacolata auspica quindi che un Pastore di tal fatta non sia presentato come modello per coloro che devono essere maestri e custodi della Fede Cattolica di sempre. Mentre mons. Bettazzi vede il “magistero per i poveri” del vescovo pugliese in parallelo con quello di Papa Bergoglio, con dichiarazioni tipo: «Sento vicini don Tonino Bello, che fu criticato per questi atteggiamenti, e Francesco. Il Papa sta rivalutando questo atteggiamento di servizio e solidarietà» (cit. in Don Tonino Bello nel ricordo di monsignor Luigi Bettazzi, in “Zenit”, 18 Aprile 2013). E la Caritas Italiana gli viene dietro considerando “Don Tonino” uno dei maggiori Personaggi del XX secolo, perché una sua biografia è stata inserita nella collana omonima realizzata dalla stessa Caritas per la San Paolo (il profilo è uscito per i tipi dell’editrice dei paolini giusto l’anno scorso).

© Formiche

martedì 16 aprile 2013

Fogazzaro “profeta”? Non scherziamo


di Giovanni Fighera

In questi giorni leggendo i giornali e guardando i notiziari tv si ha la sensazione che la novità del Papa Francesco sia spesso esaltata per denunciare l’arretratezza del passato.
La settimana scorsa, nelle lettere al Direttore di Avvenire, quotidiano a cui sono abbonato e molto affezionato, ho letto che la novità di Papa Francesco era già stata profetizzata da Fogazzaro e dal suo libro Il Santo (1905), che sarebbe stato condannato dalla Chiesa poco tempo dopo la pubblicazione. Una volta ancora, mi sembra che l’esaltazione di Papa Francesco possa diventare, in maniera surrettizia, l’occasione per attaccare la Chiesa, quella Chiesa che ha preso posizione storicamente nei confronti dell’opera di Fogazzaro e del Modernismo. Ripeto, non si vuole qui difendere ad ogni costo qualsiasi operato della Chiesa, ma si vuole sottolineare come i cattolici alla fine, coscienti o non coscienti, possano rendere un cattivo servizio nei confronti della propria Madre Chiesa.

Chi legge la lettera inviata al quotidiano e la risposta del Direttore, più che spalancarsi alla domanda e alla ricerca su quanto accaduto, potrebbe percepire un giudizio sull’arretratezza e la chiusura della Chiesa, che conferma quei tanti luoghi comuni che la propaganda anticlericale e anticristiana ha promosso negli ultimi secoli. E allora domandiamoci: che cos’era il Modernismo? Perché la Chiesa prende posizione nei suoi confronti e nei confronti del romanzo di Fogazzaro?

Nell’Enciclica Pascendi Dominici gregis (1907) San Pio X scrive: «Per costoro (i Modernisti) è fisso e determinato che la scienza e la storia debbano esser atee; entro l'àmbito di esse non vi è luogo se non per fenomeni, sbanditone in tutto Iddio e quanto sa di divino. Dalla quale dottrina assurdissima vedrem bentosto che cosa siasi costretti di ammettere intorno alla persona augusta di Gesù Cristo, intorno ai misteri della Sua vita e della Sua morte, intorno alla Sua risurrezione ed ascensione al Cielo. Vero è che l'agnosticismo non costituisce nella dottrina dei modernisti se non la parte negativa; la positiva sta tutta nell'immanenza vitale. […] Queste cose, o Venerabili Fratelli, abbiam creduto di scrivervi per salute di ogni credente. I nemici della Chiesa certamente ne abuseranno per ribadire la vecchia accusa, per cui siamo fatti passare come avversi alla scienza ed al progresso della civiltà. […] Tali accuse […] trovano smentita in ogni pagina della storia della Chiesa». Il Modernismo riduce la fede a fatto intimistico, dipendente dalla coscienza dell’individuo, non dalla Rivelazione, riduce il valore dei sacramenti, dei dogmi, del Magistero della Chiesa, della Bibbia, separa il Gesù della fede dal personaggio storico. Non ci si può qui addentrare nella complessità della questione, anche se penso che risultino chiare le ragioni per cui il Papa Pio X sentisse la serie preoccupazione di prendersi cura del popolo di Cristo e di metterlo in guardia dalle nuove dottrine moderniste che, con la scusa del compromesso con le nuove discipline scientifiche, svuotavano di fatto il cristianesimo.

Ora, questo Papa che in maniera categorica, senza paure e compromessi mette in guardia il suo popolo dal prurito di udire cose nuove (per dirla con san Paolo), è presentato nel romanzo di Fogazzaro di due anni prima Il Santo (1905) a colloquio con Benedetto (che sarebbe il Santo) in questo modo: «Figlio mio, disse Sua Santità: alcune di queste cose il Signore le ha dette da gran tempo anche nel cuore mio. Tu, Dio ti benedica, te la intendi col Signore solo; io devo intendermela anche cogli uomini che il Signore ha posto intorno a me perché io mi governi con essi secondo carità e prudenza; e devo sovratutto misurare i miei consigli, i miei comandi, alle capacità diverse, alle mentalità diverse di tanti milioni di uomini. Io sono un povero maestro di scuola che di settanta scolari ne ha venti meno che mediocri, quaranta mediocri e dieci soli buoni. Egli non può governare la scuola per i soli dieci buoni e io non posso governare la Chiesa soltanto per te e per quelli che somigliano a te. […] E poi sono vecchio, sono stanco, i cardinali non sanno chi hanno messo qui, non volevo. Sono anche ammalato, ho certi segni di dover presto comparire davanti al mio Giudice. Sento, figlio mio, che tu hai lo spirito buono ma il Signore non può volere da un poveruomo come me le cose che tu dici, cose a cui non basterebbe neppure un Pontefice giovine e valido. Però vi sono cose che anch’io, con il Suo aiuto, potrò fare; se non le cose grandi, almeno altre cose. Le cose grandi preghiamo il Signore che susciti chi a loro tempo le sappia fare e chi sappia bene aiutare a farle».

Orbene, ma qual è questa modernità, questo cambiamento di cui si deve far portavoce la Chiesa? Se studiamo l’epoca, i maggiori rappresentanti del Modernismo, troviamo alcune risposte. Sentiamo uno degli autori più significativi del Modernismo, Alfred Loisy, che Fogazzaro aveva letto e apprezzato: «Non ammettevo che Cristo avesse fondato la Chiesa né i sacramenti; professavo che i dogmi si erano formati gradualmente e che non erano immutabili; analoghe considerazioni esprimevo in merito all'autorità ecclesiastica, alla quale attribuivo la funzione di un apostolato d'educazione umana, senza riconoscerle in alcun modo un diritto assoluto, illimitato, sull'intelligenza e sulla coscienza dei credenti. Non mi limitavo dunque a criticare Harnack, ma insinuavo pure con discrezione, ma con efficacia, una riforma essenziale dell'esegesi ricevuta, della teologia ufficiale, del governo ecclesiastico in generale» (Mémoires).

Orbene, in Italia il romanzo Il Santo veniva regalato ai preti perché si formassero, ebbe un successo incredibile, promosse come nessuna altra opera il Modernismo nel nostro paese.
Non intendo aprire qui la questione complessa sulla religiosità di Fogazzaro, studiata e trattata in tante opere. So bene che già qualche anno fa è stata promossa la riapertura del caso Fogazzaro. Non intendo certo qui prendere posizione su tale problema. Voglio solo ribadire che la Chiesa a livello storico aveva ragioni ben chiare per prendere posizione nei confronti del Modernismo. La novità che Fogazzaro auspicava era questa apertura al mondo, alle sue mode e al suo credo? Quando Papa Francesco afferma che si deve andare nel mondo non intende dire che bisogna diventare del mondo. Il Modernismo non è morto, ha solo cambiato nome e può essere senz’altro inserito nell’ambito più generale del relativismo. Non spiegare cosa fosse il Modernismo, l’incompatibilità con la posizione della fede cattolica, la necessità di dare un giudizio da parte della Chiesa e parlare del povero Papa Pio X (san Pio X) che non poteva piegarsi alle istanze di rinnovamento (leggasi Modernismo), perché solo, è operazione antistorica, che toglie valore all’operato storico della Chiesa.

venerdì 2 novembre 2012

Due articoli di Massimo Introvigne


Tre catechesi del Papa. La nuova evangelizzazione e l'arte per insegnare la fede come verità oggettiva

Il 31 ottobre Benedetto XVI ha continuato nell'udienza generale il suo ciclo di catechesi sulla fede. Rispetto al tema di questa catechesi - la Chiesa come «luogo della fede» e della sua trasmissione - rappresentano, per così dire, corpose note a piè di pagina l'omelia nella Messa conclusiva del Sinodo, del 28 ottobre, e la commemorazione - nella serata dello stesso 31 ottobre - del quinto centenario dell'inaugurazione dell'affresco di Michelangelo Buonarroti (1475-1564) sulla volta della Cappella Sistina. [leggi tutto]


«Ritratto di cavaliere» del Carpaccio. Un compendio della spiritualità cavalleresca

A margine di un convegno legale a Madrid, ho potuto partecipare a una delle visite alle collezioni permanenti del Museo Thyssen-Bornemisza, organizzate con particolare cura in occasione del ventennale del museo, che fu aperto nel 1992. Ho avuto così occasione di riammirare una delle gemme di questo museo, il «Ritratto di cavaliere» del pittore veneziano Vittore Carpaccio (1465-1525 o 1526). [leggi tutto]

© Alleanza Cattolica

lunedì 3 ottobre 2011

“Uno sfregio a Padre Pio”

© ilfazioso.com
di Antonio Socci

«Sono milioni ogni anno i pellegrini che si recano a San Giovanni Rotondo. E negli ultimi tempi si trovano davanti a sorprese che lasciano sconcertati, nel nuovo edificio di Renzo Piano dove è stato portato il corpo di san Pio.
Per esempio i mosaici (che a me non piacciono) realizzati da Marko Rupnik proprio per il sepolcro del Padre. In tutto il ciclo delle raffigurazioni c’è una testata giornalistica italiana che viene mostrata e di conseguenza viene - per così dire - pubblicizzata.
Una sola: “l’Unità”. È davvero molto sorprendente perché nel mosaico si vede padre Pio che addirittura benedice una tizia che ha in mano appunto “l’organo del Partito comunista italiano”.
Il messaggio inequivocabile è quello di una benedizione alla stessa “Unità” e all’appartenenza comunista.» [leggi tutto]

© Libero

sabato 24 settembre 2011

Rino Cammilleri agli “Incontri con l'autore”


Non sempre una testimonianza scritta riesce ad avvincere, a tener viva la tensione della trama, la concatenazione degli avvenimenti. Non sempre i fatti sono completi rivelatori della personalità del protagonista, né dei suoi progetti più intimi. Non sempre la volontà di narrarsi abbraccia tutta un’esistenza nei suoi aspetti ufficiali ed in quelli intimi. Quando però c’è l’intento di scoprire il Disegno superiore di una Conversione, allora ogni avvenimento si arricchisce di un’ulteriore chiave di lettura che spiega, o tenta di spiegare, quel “faticoso andare” che è la Vita. È questo che possiamo trovare nel libro Come fu che divenni C.C.P. (cattolico credente e praticante) di Rino Cammilleri. [leggi tutto]

di Giuliana Stecchina © Vita Nuova

giovedì 7 aprile 2011

Sostegno a Roberto de Mattei

Ricevo dal collega Giuseppe Brienza e volentieri pubblico

Catastrofi naturali come “punizione divina”? Non è una tesi peregrina

Che le catastrofi naturali rappresentino anche un rimedio per ottenere un ridimensionamento della Ybris umana non è una "tesi" propria solo al cattolicesimo ma, per esempio, degli antichi filosofi greci. Anche la ragione naturale, infatti, sa riconoscere "la certezza che Dio non permetterebbe il male, se dallo stesso male non traesse il bene, per vie che conosceremo pienamente soltanto nella vita eterna" (CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA, n. 324).
E' quindi utile, da questo punto di vista, tornare sulla polemica relativa alla recente trasmissione del prof. Roberto de Mattei, vicepresidente del CNR, su Radio Maria, artatamente creata e subito chiusa velocemente dai media, colpevolmente compresi quelli cattolici (ad eccezione di Riscossa Cristiana e, fra i giornali diocesani, quasi in solitudine solo quello di Trieste, "Vita Nuova", nel cui ultimo numero invece compare un ottimo editoriale sull'argomento scritto dal direttore, il prof. Stefano Fontana, cfr. http://www.vitanuovatrieste.it/). [leggi tutto]
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silvio