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giovedì 11 aprile 2013

Per uscire dalla crisi: ristabilire il non primato dell’economia


di Piero Vassallo

La ripetizione di flebili invocazioni della soluzione miracolista e di disperate, tragiche fughe dal malessere economico/esistenziale, sono sintomi della fragilità generata dalla dismissione delle virtù, che animarono le vincenti reazioni degli italiani alle gravi e incubose sciagure del loro passato prossimo o remoto.
Rende testimonianza alle virtù di un popolo saggio, temperante e laborioso la miracolosa ricostruzione attuata dagli italiani in uscita dalla guerra sfortunata e sanguinaria, che aveva imposto severissime diete e insegnato arti povere - il rovesciamento di abiti e soprabiti lisi, l’allevamento delle galline nei giardini e nei terrazzi di città, il riscaldamento al fuoco di vecchi giornali trasformati in palle combustibili ecc…

Non l’economia ma le virtù risolvono i problemi dei popoli. La sede storica del vero benessere - propriamente detto letizia - non è la pancia ma l’anima immortale. Una società la cui anima è oscurata dal culto della ricchezza è destinata al regresso e all’infelicità.
Nel 1974, Michele Federico Sciacca osò sfidare la prevalente cultura materialista/edonista, urlante nelle radunate di conio sessantottino, affermando che i problemi economici non sono fondanti: “Sono invece radicali i problemi metafisico e ontologico, morale e religioso, quelli che pone l’essere dell’uomo, che dell’uomo stesso è la verità e il bene, i quali non possono ricevere una risposta esauriente dall’economia e dalla politica, ma dall'ontologia e dalla metafisica, cioè un’indagine sull'essere dall’essere” (“Prospettive sulla metafisica di San Tommaso”, Marzorati, Milano 1974).

Al seguito di Sciacca, anche gli eminenti studiosi intervenuti al convegno indetto dalla Fondazione Gioacchino Volpe per contestare il primato dell’economia, si trovarono d’accordo sulla necessità di resistere alla dittatura del fatto economico, pur senza nulla concedere alla tentazione di fuggire nei vicoli ciechi dell’eco-pauperismo.
Giovanni Volpe, al proposito, scriveva: “consapevoli che questo [negare il primato dell'economia] significava prendere una posizione chiaramente antimarxista, demitizzare la critica marxista basata sul dogma di quel primato ed insieme, per uscire dalla negatività della sola critica, avviare la ricerca di una nuova scala di valori in cui religione e morale, politica ed economia, scienza ed arte siano presenti in un ordine equilibrato ed aderente alle necessità profonde e complesse dell’anima e della città” (cfr.: “Il non primato dell’economia Sesto incontro romano 1978”, Premessa editoriale, Edizioni Volpe, Roma 1979).

La lezione di Sciacca e quella degli studiosi radunati da Giovanni Volpe, è stata purtroppo dimenticata dagli esponenti di una destra che professa con irremovibile ottusità la perdente fede liberista. Una scelta talmente sciocca da meritare l'articolo al vetriolo, pubblicato da Alberto Rosselli nella rivista “Storia verità”, per domandare quando i politici di destra impareranno a leggere gli atti della loro cultura.
Proveniente dal vertice della speculazione bancaria, la crisi attuale segna, infatti, il fallimento delle mitologie intorno alla mano magica del mercato e alla strategia del desiderio e ultimamente rilancia la cultura della destra tradizionale.
L’idea economicista del paradiso in terra si rovescia nella dolorosa riduzione della spesa fatua, nella collera impotente, nelle squillanti dietrologie e nella tragica decisione di suicidare.
Il rifiuto di chiudere gli occhi davanti alla desolante realtà permette di comprendere che la crisi ha origine dalla folle esorbitanza del desiderio di beni materiali.

L’incontrollato desiderio di ricchezza e di beni futili ha generato e potenziato gli invincibili motori della crisi: il vampirismo e l'avventurismo dei banchieri, la stupida e scandalosa avidità dei politicanti, l’asservimento dell'industria alla logica dello scialo consumistico, il culto dell’oggetto di prestigio e dello status symbol, il disprezzo salottiero della temperanza e della parsimonia e la parodia della solidarietà messa in scena dal palazzo.
Il sollievo alle vittime della follia economicista è offerto dalla misericordia cattolica, unico rifugio offerto alle vittime di un sistema senza bussola di ragione e senza pietà di cuore.

Solo dalla magistrale lezione impartita dalla vivente Carità cattolica e solo da essa i professori, che chiacchierano di economia da pulpiti traballanti, inutili e soporiferi, possono conoscere la via da percorrere in direzione di un'uscita dalla miseria morale e materiale del presente.
Fuori dalla Chiesa pullula l’aspettazione miscredente della cravattara beneficenza esercitata dal mitico Godot.

venerdì 14 dicembre 2012

Conferenza di Mauro Magatti


di Silvio Brachetta

Emerge sempre più chiaramente, in ambito cattolico ma non solo, il vincolo profondo che lega la crisi economica contemporanea a una più subdola crisi morale diffusa un po’ ovunque, ma radicata specialmente in Italia. Mauro Magatti, saggista e sociologo presso l’Università Cattolica di Milano, durante un recente dibattito a Trieste (11 dicembre) presso l’Hotel Savoia Palace, ha riscontrato «una sorta di tumore in questo Paese», originato dal cattivo uso della libertà. In particolare, un uso «adolescenziale» della libertà, tutta volta al «soggettivismo» egoista, avrebbe sfibrato la capacità d’iniziativa degli italiani compromettendo, durante gli ultimi decenni, anche le relazioni affettive e comunicative familiari e sociali. [leggi tutto]

© Vita Nuova

martedì 16 ottobre 2012

Prestito a interesse: furto matematico


A proposito di una mia vecchia riflessione nel merito dell’interesse in economia, segnalo il seguente estratto:

«C’è un inganno di fondo in quanto si continua a dire che noi siamo indebitati perché abbiamo speso al di sopra delle nostre possibilità. La ricostruzione storica dice invece che le cose non stanno assolutamente così. In verità noi siamo terribilmente indebitati perché abbiamo pagato dei tassi di interesse altissimi negli ultimi 30 anni. Basti pensare che la quantità totale di interessi pagati ammonta a 2.141 miliardi di euro, a fronte di un sorpasso di spese per servizi rispetto alle entrate nello stesso trentennio di soli 140 miliardi. C’è da aggiungere poi che in questi anni si è registrato un risparmio totale di oltre 600 miliardi. Quindi noi ci troviamo inguaiati a causa degli interessi. Questo il discorso di fondo che - guarda caso - nessuno assolutamente fa. Allora la domanda da porsi è solo una: vale la pena di continuare a farsi salassare per pagare interessi alle Banche e alle Assicurazioni?».


© Tiscali.it

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silvio

lunedì 10 maggio 2010

De usura


L’economia moderna ha trasformato il furto in una scienza.
Un qualche economista di genio pensò: come posso camuffare un delitto in qualcosa che possa rivelarsi credibile dalle masse sprovvedute o ingenue? Da qui l’intuizione: mettere nel furto la sistematicità della matematica. Ovvero rubo, ma non in modo caotico. Con precisi calcoli aritmetici introduco interessi sul credito al limite dell’usura, di modo che il debitore abbia una percezione certa di obbedire quasi ad una legge di tipo fisico.
Il debitore, cioè, confonderà una legge totalmente umana in legge naturale, necessaria ed immutabile. Ma di necessario è solo l’arricchimento del ladro e, viceversa, la sua legge umana è mutabilissima e perversa.
Le banche, è noto, vivono di numeri, di cifre, di tassi, di cambi. Anche perché la matematica può diventare un complesso sistema logico, che sfugge facilmente ai più. E così di diagramma in diagramma, di furtarello in furtarello, con una percentuale non trascurabile di faccia tosta, l’economista ti sorride e ti deride.
Ignora, però, che il numero è uno dei cavalli di battaglia di Dio. La Bibbia è piena di numeri. Persino un libro della Bibbia si chiama “Numeri”.
Nel giorno del giudizio si vedrà se la legge umana supera in eternità la divina.
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silvio

lunedì 19 ottobre 2009

Interesse

Piccolo aneddoto “economico”.

Personalmente ho chiuso con l’economia in dieci minuti allorquando, all’istituto nel quale studiavo (si fa per dire), ci venne spiegato il sistema per il calcolo dell’interesse.

Quello fu il mio primo ed ultimo approccio all’economia.

Interesse? - pensai - e perché mai? L’energia per produrre una mela è stabile nel tempo. Un agricoltore babilonese produsse una mela con la stessa quantità di energia - anzi di più, come vedremo - utilizzata da un agricoltore contemporaneo. Il valore delle cose, cioè, non muta nel tempo. [leggi tutto]

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silvio