La moratoria sulla pena di morte, di fatto significa un invito alla «sospensione» di tutte le esecuzioni già programmate e il divieto di infliggerne di nuove da parte dei tribunali. Questa battaglia perseguita da oltre 15 anni da - Nessuno tocchi Caino - e dal Partito Radicale, ha come obiettivo l'abolizione della pena capitale come “principio”, in quanto i laicisti la considerano come un atto di vendetta da parte dello Stato. Anche nel mondo cattolico vi e` chi sostiene questa posizione, diciamo “ideologica”, contro la pena capitale “senza se e senza ma”.
Il Magistero cattolico non propugna - e non l`ha mai fatto- l`abolizione tout court della pena capitale. Infatti il Catechismo della Chiesa Cattolica nel testo, al (n. 2266), propone la posizione tradizionale, ma alcuni cattolici sostengono che così non è, se quel punto viene letto unitamente a quello successivo (n. 2267), dove si ricorda alla società e, per essa, allo Stato l’obbligo di ricorrere a vie alternative alla pena di morte. In altre parole, si richiama la dottrina tradizionale ma per superarla, sostenendo che la morale cattolica ha chiuso con il pensiero tradizionale e ha aperto un’altra tradizione. Per giustificare la loro tesi sono costretti ad uscire dalla tradizione e questa e`una forzatura. Per lo stesso scopo citano anche, l’enciclica Evangelium vitae (1995).
La domanda che pongono è: la pena di morte è immorale di fatto, perché non lo è anche di diritto? Come conciliare allora, il fatto che l’autorità pubblica ha tale diritto, ma che oggi ogni suo esercizio è ingiustificato?, vogliono chiudere con la tradizione del passato per aprirne una alternativa, e questo cambiamento sarebbe dovuto ad un ascolto più attento della parola di Dio.
In realtà`l`abolizione della pena di morte in occidente e` dovuta piu` al laicismo che ad una comprensione piu` profonda del Vangelo.
L`opposizione crescente riguardo alla pena di morte in Europa, dall`illuminismo in poi,e` andata di pari passo con il declino della fede nella vita eterna. Mentre questo cambiamento puo` esser visto come progresso morale, probabilmente esso e` dovuto all`affievolimento del senso del peccato, della colpa e della giustizia retributiva, essenziali per la fede cattolica, e da quando si e` cominciato a vedere la morte come il male assoluto, invece che, come momento di passaggio verso la vita eterna.
Il Papa, i Vescovi, non respingono la pena capitale come principio, ma dicono che non e` giustificabile come praticata oggi .Dinanzi al progressivo attenuarsi nelle coscienza dell`uomo contemporaneo e di conseguenza nella società e nelle leggi dello Stato, della percezione dell'assoluta gravita`morale della diretta soppressione di ogni vita umana innocente, specialmente al suo inizio(aborto) e al suo termine,(eutanasia), e` meglio in questo momento non dare allo Stato un` arma in piu`contro la vita.
Il magistero non sta rovesciando la dottrina della Chiesa. La tradizione classica ha ritenuto che lo Stato non dovesse esercitare questo diritto quando gli effetti negativi superano quelli positivi. Quindi il principio stesso lascia aperta la questione se e quando la pena capitale fosse conveniente.
Vendetta da parte dello Stato
Il fine retributivo della pena e` frainteso come atto di vendetta attraverso cui lo Stato afferma il suo potere assoluto. Il suo valore retributivo e` indebolito dalla mancanza di chiarezza sul ruolo dello Stato.
La retribuzione da parte dello Stato ha certamente i suoi limiti, perche` lo Stato, a differenza di Dio, non e`ne` onnisciente ne`onnipotente. In conformita` con la fede cristiana, Dio < rendera` a ciascuno secondo le sue opere> al giudizio finale (R.,2,6 cfr.Mt.16,27)
La retribuzione da parte dello Stato puo`essere soltanto un`anticipazione simbolica della giustizia perfetta di Dio. Affinché` il simbolismo sia autentico, la società` deve credere nell`esistenza di un ordine trascendente di giustizia, che lo Stato ha l`obbligo di proteggere .Questo era vero in passato, ma al giorno d`oggi, in genere, lo Stato e` visto semplicemente come uno strumento della volontà`di chi e` governato. In questa prospettiva moderna, la pena di morte esprime non il giudizio divino ma piuttosto l`ira collettiva del gruppo.
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Roberto