lunedì 15 giugno 2009

Val più una pagina di Cortès che cento omelie

Della serie : val più una pagina di Cortès che cento omelie.

Premessa:
Noi siamo liberi perchè individui e inviolabili da parte di Dio, tanto che le società sono governate insieme dalla libertà dell'uomo e dall'ispirazione divina.

L'angelo delle tenebre non ingannò del tutto i nostri progenitori quando disse loro che sarebbero diventati simili a dei; l'inganno vero consistette nel nascondere loro il sentiero soprannaturale dell'amore e nell'indicar loro quello naturale della disubbidienza. L'errore della teologia pagana non è tanto nell'affermare che l'umano e il divino sono destinati a congiungersi, ma piuttosto nella loro quasi totale confusione fra natura divina e natura umana, laddove il cattolicesimo considerando le due nature del tuto separate, giunge alla unità attraverso la soprannaturale deificazione dell'uomo.....
..mentre il panteismo afferma che l'uomo è in tutto assorbito dall'insieme divino del quale fa parte, il cattolicesimo sostiene che l'uomo anche dopo essere stato deificato, cioè pervaso della sostanza divina conserva sempre l'individualità inviolabile della propria sostanza.

J.D.Cortès
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roberto

domenica 14 giugno 2009

Feto malformato: che fare? Intervista a Giuseppe Noia

La storia di Claudia. La testimonianza del professor Noia. La responsabilità dei consulenti pre-parto. Leggi tutto
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roberto

mercoledì 10 giugno 2009

Val più una pagina di Cortès che cento omelie

Della serie: val più una pagina di Cortès che cento omelie.

Premessa:
Io sono venuto nel nome del Padre mio e non mi ricevete, se un altro venisse nel proprio nome lo ricevereste. Gv 5-45.
Queste parole annunciano il naturale trionfo dell'errore sulla verità, del male sul bene...la progressiva scomparsa della verità dal mondo, I patimenti della Chiesa...la vittoria dei sofisti...tutti gli scandali,tutte le eresie e le rivoluzioni della storia.

Quanto è grande Dio nelle sue opere,quanto meraviglioso nei suoi progetti e sublime nei suoi pensieri! L'uomo e la verità erano separati; l'orgoglio indomabile dell'uomo non tollerava l'evidenza insolente e brutale della verità. Dio mitigò l'evidenza della verità,coprendola di diafane nuvole, e inviando all'uomo la fede stipulò con lui questo patto: Io dividerò con te l'imperio; io ti diro quali sono le cose in cui devi credere e ti darò la forza per credere in queste cose, ma non opprimerò con l'evidenza la tua libera volontà; ti aiuto a salvarti ma ti lascio libero di perderti; tu puoi operare insieme a me la tua salvezza, ovvero perderti da solo; non ti toglierò ciò che ti ho dato ed il giorno in cui ti creai dal nulla ricevesti da me il libero arbitrio.
E questo punto, per grazia di Dio, fu liberamente accettato dall'uomo.
In questo modo l'oscurità dogmatica del cattolicesimo salvò da un sicuro naufragio la sua evidenza storica. La fede, più adeguata dell'evidenza all'intelletto umano, salvò la ragione umana dal naufragio.
La verità doveva essere proposta dalla fede per essere accettata dall'uomo, ribelle per natura alla tirannia dell'evidenza.
J.D.Cortès
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roberto

Etica universale

Debbo di nuovo rilevare l’ambiguità con la quale la Commissione Teologica Internazionale - Commissione, aihmè, pontificia - tratta alcune questione teologiche legate al Magistero.

Già un paio di anni or sono, con il documento che metteva in discussione la dottrina sul limbo, la Commissione dava quasi l’impressione di mortificare un po’ troppo la tradizione teologica dei Santi Padri.

Ci risiamo: la Commissione sente di dover approfondire la riflessione circa i «valori morali oggettivi in grado di unire gli uomini e di procurare ad essi pace e felicità». Si cerca un «linguaggio etico comune» (leggi: parla con le parole del mondo). Lavoro senz’altro ottimo, ma l’incipit dà luogo, ancora una volta, al pericolo di non auspicabili malintesi.

La Chiesa ha sempre presentato agli uomini un’etica fondata sulla legge naturale, figura però della legge eterna di Dio (“Veritatis splendor”), rivelatrice di una natura umana metafisica ad immagine e somiglianza di quella del Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe.

In parole più semplici, la Chiesa propone l’etica di Cristo, che vale per tutti gli uomini. Non ha importanza che sia condivisa o meno. L’equivoco è in agguato già nel titolo del documento: «Alla ricerca di un’etica universale […]». In che senso? Se “universale” allude all’universale legge eterna del Dio di Gesù Cristo, siamo nel Magistero. Viceversa l’introduzione sembra quasi ricercare un’etica al di fuori delle religioni: «valori etici comuni», «linguaggio etico comune», «il cristianesimo non ha il monopolio della legge naturale». È vero, non ha il monopolio su un concetto giusnaturalistico, ma nemmeno la nuda ragione (qui chiamata a fare quasi da arbitro tra le religioni) ha questo monopolio, se non è guidata dalla vera religione.

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silvio

lunedì 8 giugno 2009

La debolezza della ragione… e della politica liberal

Integro il precedente articolo di Roberto.

Più che un discorso “storico” quello di Obama è un archetipo, un manifesto. Dopo il “pensiero debole” (Vattimo) e la “teologia debole” (Mancuso) non poteva non chiudere il cerchio Obama con la politica debole.

Debolissima, diafana, esangue.

Dopo Introvigne, Giorgio Israel dipinge un ritratto estremamente convincente di questo curioso «relativista multiculturale radicale».

A parte le «castronerie storiche» (secondo Obama l’islam ha dato la stampa al mondo), sembra notare Israel, colpisce lo sbracamento sfacciato dinnanzi a questa religione terra-terra per beduini.

Non solo Obama non «chiede nulla in cambio» ai mussulmani, ma «anzi presenta ridicolmente come campione di dialogo interreligioso il re di un paese, l’Arabia saudita, in cui il possesso del Vangelo porta in galera»

E mentre Obama diventa sempre più buono, la scimitarra saudita diventa sempre più affilata.

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silvio

domenica 7 giugno 2009

La debolezza della ragione. Il discorso del presidente Obama al Cairo

Benedetto XVI riconosce che il confronto interreligioso di natura teologica di rado porta a un vero consenso con serie conseguenze pratiche. Questo va cercato argomentando dalla ragione, che è comune a tutti gli uomini per scoprire quella legge naturale che consente di fissare verità condivise e regole del gioco valide per tutti.
Nel discorso di Obama non c’è nessun riferimento a una legge naturale che la ragione può discernere, ma lo sterile tentativo di fondare una verità attraverso un’analisi di quanto le scritture sacre delle grandi religioni hanno in comune.
Una ragione forte in grado di conoscere i principi e leggi iscritte nella natura stessa delle cose, contrapposta a una ragione debole che fa appello alla fede, col rischio di essere assunta in modo confuso o di diventare fideismo.

Il tutto è analizzato nei dettagli in quest'articolo di M. Introvigne qui
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roberto

giovedì 4 giugno 2009

“Fare mondi”

È il tema dell’Esposizione Internazionale d’Arte (Biennale di Venezia), 53ª edizione.

Come? Per mezzo di «finti cadaveri in piscina e specchi rotti, bizzarrie oscene e capricci stravaganti», ovviamente.

In questa sede, più volte s’era menzionato il lento e penoso naufragio dell’arte, che da umile interprete della realtà è divenuta provocazione e capriccio infantile. L’arte contemporanea, infatti, non offre più dipinti o sculture. Oggi offre “installazioni”. Fredde, spocchiose, ridicole, banali, mediocri, conformistiche installazioni.

Fin qui l’ovvio, perché il mondo fa vomitare per contratto.

Ma questo è un sito religioso e devo notare, come ormai di consuetudine, che l’arte sacra è sempre più spesso alleata con il mondo e i suoi prodotti. Lungi dall’emendarsi, il cristiano modernista sostiene la tesi della necessità di parlare il linguaggio del mondo, foss’anche schizofrenico. Pena, secondo la capacità del suo cervellino, il fallimento dell’apostolato.

L’apostolato è fallito da un pezzo, ma lui non s’emenda. Ai posti di comando, continua a dispensare astrattezza, fatta d’aria come la sua fede.

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silvio

Una delle meraviglie del comunismo

Pechino - Piazza Tiananmen - notte tra il 3 ed il 4 giugno 1989

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silvio

mercoledì 3 giugno 2009

Gli angeli rovesciano i demoni

Alla fine ho ceduto e, grazie all’insistenza di un caro amico, sono stato a vedere Angeli e demoni di Ron Howard.

E così l’angelo, per l’ennesima volta, ripone la spada dello sterminio. Intendo dire che spesse volte Dio permette all’errore di espandersi, ma ad una condizione: nell’errore dev’essere contenuta anche la chiave che permette di separare la verità dalla menzogna. È la tesi, ad esempio, di Ricoldo da Montecroce, che nel suo libro “Contra legem sarracenorum” ipotizza che nell’errore islamico è contenuto anche il mezzo razionale per la confutazione del medesimo.

Ma che c’entra Dan Brown & soci? Angeli e demoni ripara, a modo suo, le eventuali crepe nella fede che Il Codice Da Vinci aveva intenzione di produrre.

Nonostante le solite incongruenze storiche browniane, in Angeli e demoni troviamo le seguenti prelibatezze: il prof. Robert Langdon si confessa umilmente non credente (implicitamente ritratta le stupidaggini de Il Codice Da Vinci); gli Illuminati, a confronto della Chiesa, fanno la figura di un nano (cattivo) vicino ad un gigante (buono e saggio); la Chiesa viene arricchita di solennità, fascino e spessore tali che lo spettatore alla ricerca del mistero non va più a cercarlo in mezzo ai Lumi ma in Vaticano; le summenzionate incongruenze storiche browniane fanno la fine degli Illuminati, ovvero perdono credibilità per naturale e interna consunzione; alla fine Langdon viene omaggiato di un raro codice appartenente all’Archivio Segreto Vaticano, che il suddetto Langdon presumeva impenetrabile (sciocchino, bastava chiedere di entrare).

Deo gratias.

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silvio

lunedì 1 giugno 2009

Processi a Galileo: che cosa ne pensa la Chiesa


Note di Massimo Introvigne

La Chiesa – ben lungi dal nasconderli, come ci raccontano i vari Dan Brown – continua a ripubblicare, annotare e far conoscere anche con convegni di grande risonanza i documenti dei processi a Galileo Galilei (1564-1642). La conoscenza di questi processi permette di approfondire sempre di più la tematica dei rapporti fra fede e scienza. Qui vorrei riproporre due testi fondamentali: il discorso tenuto a Parma il 15 marzo 1990 dall’allora cardinale, e prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, cardinale Joseph Ratzinger, e l’allocuzione di Giovanni Paolo II, del 31 ottobre 1992, alla Plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze. [leggi tutto]
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roberto