lunedì 14 settembre 2009

Dizionario modernista - “sfida”

«[…] sempre più spesso ci si imbatte in libri scritti da cristiani e in interventi pubblici di pastori che descrivono o inducono a intendere la Chiesa quale fenomeno geografico e politico, al punto che se ne giudica l'efficacia a seconda se vinca o meno "la sfida" anzi "le sfide" - parola ormai preferita da laici ed ecclesiastici - poste a lei naturalmente e sempre dal mondo. […] Ma, è chiamata proprio a questo la Chiesa? È questa la sua missione? È questo il motivo per cui il suo fondatore Gesù Cristo l'ha istituita?»

Nicola Bux, “Gli editori cattolici e le tentazioni mondane


Non se ne può più. Bux rilevava che il compito della Chiesa è di «far conoscere il nome di Gesù». La Chiesa, cioè, non è «una mega-associazione di volontariato per risolvere definitivamente la fame o portare la pace nel mondo o altri simili gravi emergenze».

I santi, aggiungo, non si sono mai posti come obiettivi successi mondani, ma hanno sposato la causa della salvezza eterna mediante la virtù della perseveranza. Non il vizio della fretta, ma la virtù della perseveranza paziente.

Bux si svociava un anno fa da L’Osservatore Romano. Pensate che qualcuno lo abbia diligentemente ascoltato, o lo abbia degnato della minima attenzione? I vescovi, Papa compreso, continuano tranquillamente a parlare di sfide, anche dalle colonne del medesimo giornale, forse pensando che il contraddirsi faccia bene alla credibilità della Chiesa.

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silvio

sabato 12 settembre 2009

Pensiero della Domenica - 86

A cura del sito “Vie dello Spirito


XXIV^ Domenica del Tempo ordinario


Gesù ai discepoli “La gente chi dice che io sia?”


Le giornate del Messia sono intensissime. Continue sono le esigenze della folla che lo segue. Ma Lui non si limita ad accontentarli e in ogni occasione indica la via della salvezza e, senza mezzi termini, invita ognuno a portare la propria croce. E' dopo la sofferenza che arriverà la gioia, la felicità. [leggi tutto]

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Don Lucio Luzzi

venerdì 11 settembre 2009

Celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia - 02

«Il processo storico di unificazione dal 1848 al ‘61 si è svolto contestualmente a una vera e propria guerra di religione condotta nel Parlamento di Torino - dove tra i liberali siedono i massoni - contro la Chiesa cattolica. I liberali aboliscono tutti gli ordini religiosi della Chiesa di Stato, spogliano di ogni avere le 57.492 persone che li compongono, sopprimono le 24.166 opere pie, lasciano più di 100 diocesi senza vescovo, impongono al clero l’obbligo di cantare il Te Deum per l’ordine morale raggiunto, vietano la pubblicazione delle encicliche pontificie, pretendono siano loro somministrati i sacramenti nonostante la scomunica, e, come se nulla fosse, si proclamano cattolici
Citazione da Giornalettismo

Scatenata Angela Pellicciari sul Risorgimento. Non solo pubblica un nuovo libro, ma gliele canta a dovere a Ernesto Galli della Loggia che, a sua volta, gliele aveva cantate a dovere a un povero studente che si era permesso appena appena di criticare il Risorgimento. Della Loggia, sul Risorgimento, aveva detto una serie di inesattezze, stereotipi e luoghi comuni. Anzi, la solita serie di inesattezze, stereotipi e luoghi comuni di stampo liberale.

Celebriamo, sì, ma nella verità.

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silvio

Cristianesimo in pantofole

Due articoli, relativi alla profonda crisi sofferta dal cattolicesimo istituzionale: uno di Sandro Magister e uno di Antonio Socci.

Le spinte secolariste vogliono rabbiosamente imporsi nelle società occidentali - nelle orientali si sono già imposte, assieme al fanatismo religioso - e la Chiesa episcopale, francamente, fa pochino e quel pochino lo fa male. Addirittura, nel caso de L’Osservatore Romano, c’è un’evidente alleanza con il mondo e le sue logiche, fonte di contrasto anche con il resto della stampa cattolica.

Uno dei problemi è proprio questo: la stampa cattolica. Una deriva iniziata da lontano. Dai grandi media cattolici proviene un bailame confuso, spesso un pressapochismo buonista; i danni di un cattolicesimo all’acqua di rose emergono radiosi.

Contro l’ateismo, contro il nullismo radicale è necessaria una guerra, non un dialogo. Per il cristianesimo comodo, in pantofole, ci si dovrebbe rivolgere meno ipocritamente a Lutero.

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silvio

giovedì 10 settembre 2009

Rivoluzione (in)culturale

È surreale…

Questi nostalgici hanno preso a pretesto l’agenda rossa scomparsa dalla borsa di Paolo Borsellino dopo l’attentato di Via D’Amelio, per riabilitare il libretto rosso di Mao.

Cioè, alla lettera: il libretto rosso di Mao è diventato l’agenda rossa di Borsellino.

La maldestra operazione è ovviamente taciuta, confidando (a ragione) nell'ignoranza della gente.

Ma che testa hanno a sinistra?

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silvio

Dino Boffo - bis

A proposito del precedente post, pubblico l’interessante commento di Giampaolo:


«Io, invece, amo Guareschi anche nell'affaire con De Gasperi, poiché ritengo ci sia stato molto poco di personale nell'abusare della propria posizione di bibliotecario vaticano donde inviare “richieste” di bombardamento sulla propria nazione. A prescindere dal gesto in sé, su cui... transeat a la guerre comme a la guerre, fu l'aver usato il sigillo vaticano, quasi come per accreditarsi ad interlocutore pontificio, qualifica mai data a De Gasperi, a gettare un discredito sulla Chiesa, ciò di cui Guareschi chiedeva, secondo me giustamente, conto.

Da non dimenticare, poi, come De Gasperi “uscì” dalla vicenda, ovvero con l’argomento “morale”, e anche qui il virgolettato è d'obbligo, se morale può definirsi una difesa facente perno sulla propria reputazione. Insomma il classico: non sapete chi sono io.

Detto questo, si parva licet componere magnis, tra Guareschi e Feltri corre probabilmente lo stesso abisso che si trova tra Boffo e De Gasperi.»

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silvio

mercoledì 9 settembre 2009

A subitanea et improvisa morte, libera nos Domine

In tempi più civili, i cristiani pregavano Dio di allontanare da loro il gran male della morte improvvisa. Anche questa pia pratica devozionale, come molte altre, è stata spazzata via dal modernismo, come polvere dal pavimento. Gli intelligentoni hanno inteso non turbare l'anima che, a loro parere, deve restare a bagno di un gaudente stato di perpetuo ottimismo progressista. Secondo costoro, per salvarsi è più che sufficiente cantare a squarciagola "il tuo popolo in cammino", frequentare le sagre parrocchiali e partecipare ai progetti culturali diocesani.

Ma la verità non cambia a capriccio. È infinitamente più auspicabile morire coscienti, nel pentimento e nei sacramenti. Un tempo c’era il viatico, l’accompagnamento del moribondo. Oggi c’è la solitudine tecnologica dell’ospedale: la morte repentina, in questo squallore umanistico, è invocata come privilegio.

Ma, dicevo, la verità non cambia a capriccio e gli impenitenti saranno giudicati come tali.

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silvio

martedì 8 settembre 2009

Val più una pagina di Cortès che cento omelie.

Della serie : val più una pagina di Cortès che cento omelie.

Premessa:
Vittorio Messori in un articolo qui scrive,<< che è in atto una strategia di lungo respiro di Benedetto XVI per contrastare un per lui inaccettabile «federalismo clericale», che anche all-interno della Chiesa hanno dimenticato un altro principio praticato dalla gerarchia cattolica di un tempo. Il principio, cioè, del divide et impera: la Catholica è l’ultima «monarchia assoluta», dove il potere illimitato del vertice si regge sull’equilibrio dialettico, sempre felpato ma non sempre idilliaco, dei poteri subordinati?>>.

Nonstante cio' bisogna ricordare che la Chiesa e' istituzione divina e si distingue dalle realta' meramente umane.
Questo principio che e' un pricipio di verita' perche' tiene conto sia del naturale ma anche del soprannaturale e' descritto con magnifiche parole da Donoso Cortes:
<<La Chiesa e' la sola monarchia che abbia conservato intatta la pienezza del diritto, restando in continuo contatto con una oligarchia potentissima, ed e' pure l'unica oligarchia che, pur soggetta a un monarca assoluto, non abbia conosciuto ribellioni e turbolenze. Come i principi seguono il re, dietro i principi vengono i sacerdoti, investiti di un ministero santissimo. In questa societa' prodigiosa tutto succede in modo diametralmente opposto a quel che succede nelle associazioni umane. In queste la distanza tra coloro che stanno alla base e coloro che occupano il vertice della gerarchia sociale e' cosi' grande che i primi sono tentati di ribellione e i secondi di tirannia. ...... Nella Chiesa le cose sono ordinate in modo tale che sono impossibili sia le tirannie sia le ribellioni. Se consideriamo da sola la dignita' del pontefice, la Chiesa ci appare come una monarchia assoluta. Se la consideriamo nella sua struttura apostolica ci appare come una potentissima oligarchia. Se osserviamo la dignita' propria a prelati e sacerdoti e dall'altra l'abisso esistente tra il sacerdozio e il popolo, la Chiesa assume i contorni di immensa casta aristocratica. Ma quando si posa lo sguardo sulle moltitudini di fedeli sparsi per il mondo, e si vede che apostolato, pontificato e sacerdozio sono al loro servizio e nulla in questa societa' prodigiosa e' stabilito in favore di chi comanda ma tutto e' per la salvezza di chi obbedisce....la chiesa appare una immensa democrazia.>>
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roberto

lunedì 7 settembre 2009

Il Papa a Bagnoregio

E così Benedetto XVI ha visitato Civita di Bagnoregio. Nell'occasione ha tratteggiato la figura di San Bonaventura. Ha cominciato a ricordare il termine caro al Santo di sapientia (sapida scientia, scienza salata, cfr. Teodorico Moretti-Costanzi), sul quale si centra un po' tutta la sua teologia.
Secondo tema di interpretazione bonaventuriana: l'homo viator. All'uomo, cioè, che vuole giungere alla verità non basta l'impegno intellettuale, ma è necessario un itinerarium “etico”. Ovvero, se l'uomo non trova la strada per vivere la propria teologia, non potrà mai trovarla, per quanto acuta possa essere la sua ragione.
Terzo grandissimo tema: l'amore francescano per il creato, specchio della Bontà e della Bellezza di Dio.
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silvio

Celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia

«Unirsi con i napoletani è come giacere con un lebbroso.»

Massimo d'Azeglio, paladino (di facciata) dell'Unità d'Italia


Ogni tanto c’è qualcuno che si ravvede. È, da qualche tempo, il caso di Giordano Bruno Guerri. A dispetto del nome libertario, ha compreso del Risorgimento alcune cose, che in genere sfuggono ai più: a) quelle che sono state insegnate a scuola erano delle falsità ideologiche; b) la rivoluzione italiana non fu azione plebiscitaria, ma iniziativa di pochi; c) la vera storia del Risorgimento è, pertanto, da riscrivere.

Già la storica cattolica Angela Pellicciari e altre persone di valore assieme a lei, già da anni si battono per il riconoscimento della verità fattuale.

Segnalo, infine, un bell’articolo di Rino Cammilleri, degno collega della Pellicciari.

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silvio

venerdì 4 settembre 2009

Spada

«Non mi snudare senza ragione, non m'impugnare senza valore»
Giovanni dalle Bande Nere sulla sua spada

giovedì 3 settembre 2009

Dino Boffo

Di Giovannino Guareschi ammiro tutto: il suo splendido apostolato, il suo modello di prete, lo stile militante della rivista Candido da lui fondata.

Ammiro tutto di lui. Tutto tranne una cosa: la diffamazione ai danni di Alcide de Gasperi a mezzo stampa. Ben meritati gli arresti e bene fece De Gasperi a denunciarlo, se anche la vicenda delle lettere fosse stata autentica.

De Gasperi mi è del tutto indifferente rispetto a Guareschi, ma le persone sono da avversare nelle idee, negli errori. Devono essere contrastate con la massima determinazione e durezza. Addirittura attaccate e avvertite della possibile dannazione eterna. Ma non devono essere diffamate, specialmente quando non si è sicuri di cos’abbiano realmente combinato.

Don Camillo ha massacrato Peppone, ma non nell’onore personale e nella dignità.

Dino Boffo, direttore di un giornale spesso noioso del deleterio “cattolicesimo adulto” (come dice giustamente Francesco Cossiga), oggi si è dimesso dopo l’ennesima campagna di diffamazione riproposta da La Repubblica e perseguita anche da Il Giornale.

Dino Boffo mi è indifferente al pari di De Gasperi, ma i diffamatori meritano la galera.

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silvio

mercoledì 2 settembre 2009

La Setta riperde ancora

Clamorosi sviluppi.

Ricordate il TAR del Lazio che ha trattato gli insegnanti di religione come pezze da piedi, escludendo l’insegnamento della religione cattolico dal percorso curriculare degli studenti?

Ricordate che l’istigazione è venuta anche dalle Sette protestanti, tutte baci-baci davanti e con il coltello dietro la schiena?

Exultet!

Cultura Cattolica ci informa che «per fortuna, questo “scivolone” è stato subito corretto. Il 20 agosto è infatti entrato in vigore il DPR 122/2009, regolamento governativo […] Sfuma così, almeno per il momento, l’ennesimo tentativo di delegittimare l’IRC».

Almeno per il momento.. tiè.

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silvio

“L'anonima fine del detenuto n. 368”

Ovviamente, le critiche che faccio spesso a L’osservatore Romano e ad altre testate cattoliche sono oggettive e vogliono colpire l’errore e non l’errante. A livello soggettivo, amo e prego per i redattori.

Per amore, dunque, delle persone che collaborano con il periodico ufficiale della Città del Vaticano, ecco un articolo di Adriano Dell'Asta sugli ultimi giorni di Pavel Florenskij, prima della fucilazione da parte dei sovietici.

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silvio

martedì 1 settembre 2009

Collegiale fracasso

«Oramai il giornale della Santa Sede [L’Osservatore Romano] è la eco del mondo. Nei primissimi tempi del Vaticano II la gente diceva: “Ci hanno cambiato la religione”. È proprio così: ci hanno cambiato la religione.»

Romano Amerio, Stat Veritas (Lindau, p.143)


L’affaire Boffo conferma nuovamente quello che La Stampa o Sandro Magister, ad esempio, hanno compreso a perfezione: non solo c’è uno scontro, pressochè eterno, tra Curia e Conferenza episcopale italiana (ma lo stesso problema si riscontra anche con altre Conferenze episcopali), ma anche all’interno stesso delle due istituzioni.

Appena scoppia un caso, i prelati cominciano un fracasso mediatico composto di dichiarazioni-fiume contrastanti tra loro e puntualmente smentite qualche ora dopo. Ormai l’andazzo è questo. L’immagine della Chiesa è quella di un pollaio petulante.

Da dove viene il male? Credo anche dalla “collegialità”, prassi democratica già ostacolata da Paolo VI durante e dopo l’ultimo Concilio. Ma, come già dicevo, la malattia è divenuta metastasi.

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silvio