lunedì 26 luglio 2010

Sintesi del modernismo


Un commentatore anonimo ci invia una sua riflessione, nel merito di una critica al teologo tedesco Hans Küng.
Riporto la riflessione del lettore, seguita da qualche mia elucubrazione.
Le critiche, ovviamente, sono riferite all’oggetto, non all’Anonimo, che invece ringrazio per l’intervento. [leggi tutto]
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silvio

domenica 25 luglio 2010

Coram Deo


«L’Ufficio delle Celebrazione Liturgiche del Sommo Pontefice spiega il perché nelle celebrazioni di Benedetto XVI il Crocifisso viene posto al centro dell'altare.
Il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica, al n. 218, pone la domanda: “Che cos’è la liturgia?”; e risponde: “La liturgia è la celebrazione del Mistero di Cristo e in particolare del suo Mistero pasquale. In essa, mediante l’esercizio dell’ufficio sacerdotale di Gesù Cristo, con segni si manifesta e si realizza la santificazione degli uomini e viene esercitato dal Corpo mistico di Cristo, cioè dal Capo e dalle membra, il culto pubblico dovuto a Dio”.
Da questa definizione, si comprende che al centro dell’azione liturgica della Chiesa c’è Cristo, Sommo ed Eterno Sacerdote, ed il suo Mistero pasquale di Passione, Morte e Risurrezione. La celebrazione liturgica deve essere trasparenza celebrativa di questa verità teologica. Da molti secoli, il segno scelto dalla Chiesa per l’orientamento del cuore e del corpo durante la liturgia è la raffigurazione di Gesù crocifisso.» [leggi tutto]
© Zenit
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silvio

Videopensiero della Domenica

A cura del sito “Vie dello Spirito
           
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Don Lucio Luzzi

venerdì 23 luglio 2010

Anche Gaudí s’è convertito per gradi

Antoni Gaudí i Cornet

«Gaudí propose al suo compaesano (Joan Baptista Grau i Vallespinós, vescovo di Astorga) la convenienza di eliminare il conopeo [Piccola tenda o cortina che ricopre il tabernacolo indicando la presenza del SS. Sacramento], per rendere visibile il tabernacolo magnificamente scolpito.
- Proprio il conopeo - ricordò Grau - esprime la regalità di Gesù Sacramentato, dogma fondamentale della nostra religione.
- Ma in questo tabernacolo - insistette Gaudí - la regalità è sottolineata dalla mano dell’artista, fino al punto che il manto regale è permanente, scolpito al suo esterno sostenuto dagli angeli.
- Forse lei ha ragione su questo punto, un pochino di ragione - disse il vescovo guardando di nuovo la scena della Risurrezione di Gesù che adorna il tabernacolo.
- Su questo e su tutto! - esclamò Gaudí infuriato.
- Sa che possiamo fare? Eleveremo una petizione alla Sacra Congregazione dei Riti. Lei stesso può redigere l’istanza.
Gaudí lo fece immediatamente e la risposta della Santa Sede neppure si fece attendere: “Per nessun pretesto si può ammettere la soppressione del conopeo, elemento liturgico di insostituibile significato”.
Questa decisione lasciò impressa nella mente di Gaudí un’impronta incancellabile. Lungi dall’arrabbiarsi, reagì soprannaturalmente e molte volte lungo il corso della sua vita riferì l’episodio, commentando la lezione come “la pietra miliare più importante del mio processo creativo”. La Provvidenza aveva agito un’altra volta nella formazione di uno strumento che voleva perfetto, correggendo una piccola deviazione e confermandogli che l’arte cristiana è al servizio della liturgia. Gaudí si convertì da allora in uno dei più efficaci propulsori della restaurazione liturgica».
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silvio

giovedì 22 luglio 2010

P.G.R.


Più miracolo che guarigione, ralletiamoci del ritorno alla salute fisica di Caterina Socci, figlia di Antonio. A Radio Maria, Antonio Socci ci porta a conoscenza - solo su domanda di Padre Livio e senza riferirlo ad un prodigio - di un particolare di significato non banale: il cuore di sua figlia è rimasto fermo per un’ora e mezza (dicasi 1h 30’).
Si comprende lo stupore dei medici, circa il risveglio dal coma di Caterina: dopo circa dieci minuti che - dice la medicina - il cervello non riceve sangue, muore. Mio padre, ad esempio, non è riuscito a superare il coma sopraggiunto in seguito a soli cinque minuti di arresto cardiaco. È morto al quarto giorno.
Nel caso di Caterina, quindi, mi unisco a coloro che vedono un intervento soprannaturale, grazie all’intercessione della Santa Madre di Dio. Il tutto è presentato da Antonio Socci così come dev’essere. E cioè con estrema semplicità e naturalezza, con la nuda constatazione che le preghiere fatte con fede sono accolte da Dio e realizzate.
p.s. ne è nato un libro-diario, i cui proventi vanno in beneficienza, per espressa volontà dell’autore.
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silvio

mercoledì 21 luglio 2010

La Porta della Morte


Sull’Osservatore Romano di oggi c’è un articolo, purtroppo correttissimo, che necessita di pronta scorrezione.
È riassunta la fredda - freddissima - accoglienza che Paolo VI riservò allo scultore Giacomo Manzù nel 1964. Il Manzù si era recato in Vaticano per presentare al Pontefice l’ultima sua fatica: la Porta della Morte (nella foto).
L’articolista, Sandro Barbagallo, annota l’indifferenza del Papa e la conseguente mortificazione del Manzù, ma ne omette la spiegazione - peraltro comprensibilissima. Il celebre scultore era ateo e comunista. In seguito, ci informa entusiasta il Barbagallo, Paolo VI divenne manzuniano e si aprì alle meraviglie dell’arte contemporanea.
Fu un bene per la Chiesa, siffatta prassi? Non direi proprio. Pavel Florenskij, il geniale teologo e scienziato russo, paventa il pericolo di un’arte proterva in mano agli atei - cancro dell’Occidente. L’autentico iconografo, dice Florenskij, non solo dev’essere credente ma, addirittura, santo. Viceversa l’arte diventa un danno per la Chiesa e non può che portare alla morte della fede.
Come poi si siano potute aprire le porte della Chiesa a Giacomo Manzù - di per sé insigne artista - e alla brutta, insignificante, superba produzione artistica contemporanea, resta un mistero della mediocrità umana. Non fu nemmeno un errore, fu l’eutanasia del discernimento.
Si spalancò, cioè, la porta alla morte.
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silvio

lunedì 19 luglio 2010

La pastorale ha fatto flop

Questa è imperdibile.
È l’ora di fare la conoscenza del pastore Paul Vlaar. Pastore protestante? No, cattolico, cattolicissimo. Anche per il vescovo Jozef Punt, che lo ha sì sospeso, ma non certo rimosso.
Niente scomunica, ovviamente ma solo un riposino di riflessione.
No, la scomunica è riservata per cose assai peggiori, come ad esempio criticare il flop pastorale dell’ultimo mezzo secolo, o pensare che ci sia più fumo satanico nella Chiesa che nebbia in val padana.
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silvio

domenica 18 luglio 2010

Pensiero della Domenica - 115


A cura del sito “Vie dello Spirito
   
XVI^ domenica del Tempo Ordinario
   
Marta lo accolse nella sua casa, Maria ha scelto la parte migliore
    
La liturgia ci offre utili riflessioni sul tema della accoglienza. Ci presenta Abramo, perfetto modello dell' ospitalità, per la premura e la generosità con la quale accolse i tre misteriosi ospiti, che lui riconosce come presenza di Dio, comportandosi esemplarmente di conseguenza. Poi nel brano di Luca, per noi più adatto, Gesù si trova in viaggio verso Gerusalemme e fa sosta nel villaggio di Betania, sulle pendici orientali dei monte degli ulivi. E' il villaggio delle due sorelle Maria e Marta e del fratello Lazzaro. [leggi tutto]
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Don Lucio Luzzi

venerdì 16 luglio 2010

Stupore progressista


Eh no. Proprio no. Ad Avvenire è sceso il gelo, anche se il sole di luglio è ardente.
Questa bastonata allo spirito del concilio proprio non va giù.
Non va proprio giù che la Chiesa imbracci finalmente le «armi del rigore», come constatato qua sotto.
L’allibito Giuseppe Anzani finalmente realizza che il punto non è la pedofilia, come volevasi dimostrare: «A leggere il documento per intero, non è il sesso l’argomento principe […] Ci sono i delitti contro la fede: l’eresia, l’apostasia, lo scisma». Ma và?
No, il punto è l’ingenua profezia di Giovanni XXIII. E Avvenire lo sa perfettamente.
Il povero Anzani abbozza una piccola critica: «ci chiediamo che senso ha nella Chiesa un Codice dei delitti e delle pene». Non ammetteranno mai questi modernisti che il Papa gli sta dando apertamente torto.
Ma invece di cospargersi il capo di cenere, eccoli alzare la cresta: «il Codice canonico non è una specie di sharia, le pene sono di tipo spirituale, anche quelle più gravi».
Capito? Una Chiesa severa ed autorevole è equiparata alla Sharia.
Quando il modernismo verrà finalmente spernacchiato come si merita - negli anni a venire - vedremo se per i delitti più gravi la Chiesa continuerà a comminare solo pene spirituali.
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silvio

giovedì 15 luglio 2010

Questo è un regalo di San Bonaventura


Allora, è stato aggiornato il Motu prorpio Sacramentorum sanctitatis tutela e le normae de gravioribus delictis.
Sì, d’accordo, i giornali la buttano su una maggiore severità circa la pedofilia. Ma non è questa la notizia - a questo punto direi - storica. La riforma - e questa volta finalmente si tratta non di rivoluzione, ma di restaurazione dell’antica forma - investe non solo il delitto di pedofilia, ma anche «i delitti contro la fede (cioè eresia, apostasia e scisma)».
Non solo: viene dato più potere alla Congregazione per la Dottrina della Fede (ex Santo Uffizio), che potrà intervenire sui succitati delitti - dicasi delitti - di eresia, apostasia e scisma.
Stupefacente, perché questo contrasta in modo chiarissimo con il cosiddetto “spirito del concilio”, riassunto dal Papa Giovanni XXIII (lo ripeto ancora, fino alla noia): «Quanto al tempo presente, la Sposa di Cristo preferisce usare la medicina della misericordia invece di imbracciare le armi del rigore; pensa che si debba andare incontro alle necessità odierne, esponendo più chiaramente il valore del suo insegnamento piuttosto che condannando. Non perché manchino dottrine false, opinioni, pericoli da cui premunirsi e da avversare; ma perché tutte quante contrastano così apertamente con i retti principi dell’onestà, ed hanno prodotto frutti così letali che oggi gli uomini sembrano cominciare spontaneamente a riprovarle […]».
Ormai queste stravaganti e ingenue parole, hanno smentite sempre più clamorose: la Chiesa, in aperto contrasto allo “spirito del concilio”, sta imbracciando invece proprio le «armi del rigore» contro le «dottrine false, opinioni, pericoli».
Tre le possibilità: o mi sto rimbecillendo (può certamente essere così), o le regole della grammatica sono cambiate, o davvero la Chiesa sta apertamente contraddicendo il Concilio Vaticano II.
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silvio

Dottore Serafico


Sono contento che Massimo Introvigne si sia ricordato che oggi è il dies natalis di San Bonaventura da Bagnoregio.
Non solo, ma Introvigne rimanda al Pontefice, pubblicando qualche intervento di Benedetto XVI. Dice il sociologo: «Si tratta di testi tra i più ricchi e profondi del Magistero di Benedetto XVI, che meritano non solo una lettura rapida ma un vero e proprio studio. In particolare il Papa mostra come San Bonaventura abbia interpretato correttamente la figura di San Francesco d'Assisi e ne abbia salvato la vera eredità, contro interpretazioni ribellistiche e millenariste che portavano all'eresia. Un problema, ricorda Benedetto XVI, molto attuale: “La storia dell’‘utopismo spiritualistico’ - afferma il Papa - si ripete. Sappiamo, infatti, come dopo il Concilio Vaticano II alcuni erano convinti che tutto fosse nuovo, che ci fosse un’altra Chiesa, che la Chiesa pre-conciliare fosse finita e ne avremmo avuta un’altra, totalmente ‘altra”. Un utopismo anarchico...”. »
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silvio

martedì 13 luglio 2010

Liberalismo e le donne

Da incorniciare questo Antidoto di Rino Cammilleri

FOCAIMBRANATA

A commento di un precedente Antidoto ("Dueminuti") la lettrice mia quasi coetanea Focaimbranata (davvero, w la foca, che Dio la benedica!) ha inviato un post che a mio avviso merita un Antidoto tutto suo, che qui riassumo con i miei sinceri complimenti. Eccolo. Se un profilattico può essere talvolta permeabile agli spermatozoi, l´Hiv è infinitamente più piccolo. Noi donne, lo dico con amarezza, siamo davvero meno intelligenti degli uomini. Ci siamo fatte buggerare su tutti i fronti e non ce ne rendiamo conto. Ci hanno convinte che il lavoro in casa era frustrante. Abbiamo abboccato e lasciato casa e figli per procurarcene uno “gratificante”. I nostri figli sono finiti negli istituti pubblici, dove si inculca loro il politically correct. E ora il ménage familiare (le donne di casa sapevano fare tutto), pur con due redditi, risulta inadeguato. Ci hanno convinte che, se il matrimonio non funziona, meglio dividersi, anche per il bene dei figli (meglio genitori separati che litigiosi). Ma il divorzio è cosa per ricchi: ha ridotto in povertà un sacco di gente. Ci hanno dato gli anticoncezionali e istigate a riappropriarci della nostra sessualità. Abbiamo solo ottenuto un degrado del nostro status pure agli occhi dei maschi stessi, che un tempo si facevano in quattro per noi ragazze. Stiamo attente alla forma e a quel che mangiamo. Ma non al bombardamento chimico/ormonale che ingurgitiamo con le pillole contraccettive: possibile che non lascino conseguenze sulla salute, nostra e dei figli? Ci hanno fatto credere di essere parte attiva nella sessualità ma sono i maschi a essersi liberati da ogni responsabilità: noi prendiamo la pillola, noi abortiamo, noi siamo abbandonate emotivamente a noi stesse. Siamo un sacco che si riempie e poi si vuota. Ma non basta mai (a chi ci guadagna): ora le dodicenni (sperando che siano ancora vergini) devono vaccinarsi contro il papilloma virus e i profilattici sono distribuiti nelle scuole. In verità c´è un solo sistema sicuro al 100% per evitare gravidanze indesiderate e malattie sessualmente trasmissibili: il santo timor di Dio, l´amor proprio, il rispetto per la famiglia e tenere le gambe chiuse. Ma oggi anche a quarant´anni gli uomini sono "ragazzi".
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roberto

lunedì 12 luglio 2010

La mala pianta del liberalismo


È in uscita il terzo volume - Zibaldone (Ed. Lindau) - dell'opera omnia dedicata a Romano Amerio. Già pubblicati Iota Unum e Stat Veritas.
In Zibaldone sono contenuti alcune centinaia di aforismi, pensieri, dialoghi e citazioni.
        
Sandro Magister ci ricorda la posizione personale di Romano Amerio, in merito alla Chiesa: uomo completamente fedele al Magistero ed ai concili. Vaticano II compreso, ma solo per i riferimenti dogmatici “ex cathedra”. Amerio denuncia, soprattutto in Iota unum, la natura assolutamente ambigua ed equivoca, nel merito e nello stile, dei documenti dell’ultimo concilio ecumenico.
          
Un’altra chiave di lettura del pensiero ameriano ce la offre il suo allievo Enrico Maria Radaelli, che scrive nella postfazione: «Il liberalismo: per Amerio è questa pervasiva, apparentemente pacifica e perciò anche molto attraente ideologia l’obiettivo primo invece da combattere e senz’altro da vincere in quanto fonte di ogni violenza moderna per la mente e per l’uomo.
L’antiliberalismo è il più largo orizzonte, la più generale cornice capace di inquadrare largamente tutto il pensiero del filosofo Luganese […]»
È un po’ il sunto di quanto espresso più volte in questa sede: certamente l’antidoto ai mali contemporanei è lo spirito anti-rivoluzionario, ma più ancora è da espandere questo spirito fino ad individuare l’errore che ha generato il social-comunismo. La mala pianta è il liberalismo, perché fondato su un’idea errata, anticristiana, protestante, della libertà umana e divina.
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silvio

domenica 11 luglio 2010

Videopensiero della Domenica

A cura del sito “Vie dello Spirito

XV^ domenica del Tempo Ordinario

Chi è il mio prossimo?
     
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Don Lucio Luzzi

venerdì 9 luglio 2010

È possibile prescindere da Langone?


«Ha ragione Umberto Eco: “Dante era un intellettuale di destra (pensate, predicare il ritorno all’Impero mentre stavano fiorendo i liberi comuni!)”. Ma nella sua affermazione c’è un errore di grammatica: Dante non era (tempo imperfetto), Dante è (tempo presente) un intellettuale di destra. Dante è vivo ed è lui che ogni giorno mi sprona a combattere il multietnico (“diverse lingue, orribili favelle”), il multireligioso (“dei falsi e bugiardi”), il globalismo (“Pluto, il gran nemico”), i costruttori di grattacieli (“principio del cader fu il maladetto superbir”), i negatori dell’inferno (“Dio vuol che ‘l debito si paghi”), Vito Mancuso (“seminator di scandalo e di scisma”).»
Camillo Langone, © Il Foglio
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silvio

mercoledì 7 luglio 2010

Intrigo al concilio Vaticano II

di Rosa Alberoni

A coronamento degli ultimi post, niente di meglio che un’ avvincente romanzo da leggersi in questa estate, che narra della congiura progressista al fine di abbattere l'autorità del successore di Pietro per instaurare la collegialità. Nel romanzo si delinea ben chiara la tattica di rendere ambigui i testi dei documenti assoggettandoli alla tramontante filosofia modernistica


Ha detto un anziano funzionario della Curia:

“C’è più verità in questo romanzo che in mille opere scritte sul Concilio Vaticano II.”

Infatti, il 16 novembre del 1965, Paolo VI sconfessò apertamente i fautori della collegialità, pubblicando una nota previa per rammentare che il Sommo Pontefice può esercitare la sua potestà in ogni tempo e a suo piacimento, come è richiesto dallo stesso suo ufficio.

Vent'anni dopo la pubblicazione della nota previa, il cardinale Ratzinger potrà ribadire, contro il deviante spirito del concilio immaginario, che “la la struttura della Chiesa è basata sulla successione apostolica” dunque che “la Chiesa è una realtà che supera, misteriosamente e insieme infinitamente, la somma dei suoi membri”.
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roberto

Nightmare filosofico

L’urlo di Munch


Questo è un esempio di cosa sia la schizofrenia filosofica, che ha colpito da molto tempo laici e chierici. Non ha importanza soffermarsi sull’autore (don Verzè), perché è importante capire la malattia, non il malato. Nessuno vuole giudicare il malato, ma la malattia sì.
Parte il filosofo: «Parlo della consapevolezza del sé; del Chi pensarsi e del come» (?). Non ho capito bene. Proseguo: «La consapevolezza, così come la intendo qui e come credo debba essere intesa da chi riflette sul proprio io, è molto più del conoscere e del conoscersi com’è nel pensar comune». Tento di focalizzare. Comincio ad avere problemi di squilibrio mentale.
Sopravvaluto la forza della mia psiche e continuo: «Il fare e il comportarsi conseguono la consapevolezza del quid est homo e, a maggior ragione, del quis est homo. Per meglio spiegarmi debbo distinguere il mio io dal mio me». Sì, sarà meglio spiegarsi - penso.
Una decina di righe dopo ho le convulsioni: «Nessuna verità, anche scientifica, può essere ben appresa se non è razionalizzata in armonia con la verità complessiva che superi l’attuale tendenza alla frammentazione della conoscenza».
Arrivato qui, penso seriamente al suicidio: «Una risposta all’esigenza del mio io per essere l’io che mi sento e so di voler essere al meglio, non teorizzazione soggettivistica, ma realismo personalizzante che implica studio oltre che del mio io, del mio me, del quale l’io è sintesi...». Non posso più proseguire, piango e rido come un pazzo. Deliro.
A parte gli scherzi, capite chi spadroneggia ai posti di comando? Capite in quale scogliera ci siamo schiantati?
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silvio

Qua conta de come li villani se ficero re


Qua conta di come l’ideologia illuminista sia penetrata nelle scuole del regno italico.
Qua conta di come il darwinismo e l’animalismo ci voglia render tutti bestie.
Qua conta di quanto il Machiavelli n’avesse ragione a vendere.
Qua conta di quale misura l’utopia liberal americana sia inabile al comando.
Qua conta di quale sia la prima preoccupazione della defunta cultura triestina, quando invece i triestini non furon “fatti a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”.
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silvio

lunedì 5 luglio 2010

Dio voglia che la Chiesa torni autorevole e severa


Mi dispiace continuare lo stillicidio sulla Chiesa (peraltro noioso), ma tutto deve rimanere ben registrato e consegnato ai posteri, perché chi giudicherà la nostra epoca non abbia a confondersi sulle responsabilità.
   
L’Anno sacerdotale è finito, con gran sollievo della maggior parte dei chierici, che continuano a disertare i confessionali e non mettono la Croce al centro dell’altare. Fanno male ad andare in vacanza, perché dovrebbero mettersi il cilicio e passare il ferragosto in ginocchio.
Evidentemente, al Cielo non va giù che si disobbedisca al Papa ed ha prorogato (il Cielo, non il Papa) l’Anno sacerdotale, nel senso che i cadaveri delle malefatte sono in fase di riesumazione ed il lezzo dei morti decomposti si spande per l’Occidente. Anche se l’ultimo impietoso bollettino parla di altri trecento (300) casi di pedofilia in Belgio, che aggiunti ai già noti potrebbero portare alla bancarotta vaticana, la pedofilia non è certo il primo problema della Chiesa. Semmai, è uno degli effetti della nota pastorale patologica lassista, che sta per compiere indisturbata il mezzo secolo.
  
Il Vaticano fa ora la voce grossa, ma troppo tardi e - soprattutto - in aperta contraddizione al cosiddetto spirito del Concilio Vaticano II. Il programma conciliare è del tutto evidente ed è pure applicato alla perfezione: niente più severità, ma solo buonismo, chiamato impropriamente “medicina della misericordia”.
No. Il Pontefice è costretto dai fatti a smentire tale spirito, non certo santo, ma diabolico. Usa una rinnovellata severità ed autorità, ma forse troppo timidamente, forse troppo documentale e poco praticata.
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silvio

sabato 3 luglio 2010

Pensiero della Domenica - 114


A cura del sito “Vie dello Spirito
 
XIV^ domenica del Tempo Ordinario
 
"Andate: vi mando come agnelli in mezzo ai lupi..." 
 
I disegni di Dio non sono mai sinonimo di sillogismo o raziocinio umano ma rimangono sempre misteriosi per noi. Nel 780 a.C. a Tecoa, piccolo villaggio a 8 km a sud - est di Betlemme, AMOS, un mandriano che praticava innesti e coltivava sicomori disse: "Il Signore mi prese di dietro al bestiame e mi disse: Va, profetizza al mio popolo Israele..." (Amos, 7,15). Quando Dio si fa uomo e viene sulla terra, per restaurare il suo Regno e fondare la Chiesa, si servirà di pescatori, gente di mare, anche rozza e certamente privi di cultura. A noi questo metodo sembra una pazzia, una presunzione, e il preambolo per un sicuro fallimento! Lo vedi quanto sono diversi i disegni di Dio? [leggi tutto]
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Don Lucio Luzzi

venerdì 2 luglio 2010

Impudenza


Il nuovo Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione (o qualcosa del genere) voluto dal Papa? Benissimo. A patto, però di non mettere un piede nel precipizio; a patto di memorizzare alcuni fatti e di capire cosa sia l’impudenza:

1) Direi che il post-concilio sia finito. Per fallimento pastorale, chiaramente. Ma attenzione al colpo di mano già in atto: i modernisti - artefici del disastro, in complicità con la secolarizzazione - già preparano il catino pilatesco per il lavaggio delle proprie mani. Tutta colpa della secolarizzazione, dicono. Tutta colpa, poi, di quella parte della Chiesa ancorata ai vecchiumi del passato: principio di obbedienza, difesa della verità, azione nella sfera temporale, amore per la Traditio apostolica. “Vecchiumi”, tra l’altro, cari ai santi.
2) Quest’analisi contrasta però con la realtà, mai amata troppo dai cattolici della “scelta religiosa”, dai cattolici “adulti”. È una realtà fattuale molto semplice: ai posti di comando, in questo quasi cinquantennio, c’erano loro, i modernisti. Sotto di loro è dilagata l’anarchia, è stata calpestata l’obbedienza, s’è rinunciato alla predicazione della verità, s’è contestato il Magistero e la santa Gerarchia, s’è insegnata una stucchevole religione pauperista, spiritualista e disincarnata, sorella della new age. Al comando, cioè, non c’era più il “vecchiume”, ma lo sciapito neoterismo.
3) Il risultato disastroso di questa prassi è arcinoto e non falsificabile: crollo del sacerdozio in numero e qualità, crollo della fede, irrisione della verità, esaltazione della disobbedienza, lassismo etico e conseguente relativismo, banalizzazione liturgica, naufragio degli ordini religiosi (tra i più gloriosi), diserzione del confessionale, impunità canonica, sfascio del gusto artistico e culturale, ignoranza religiosa, protesta, ossessione per il nuovo, demonizzazione del passato, frenesia schizoide per le sfide, inquietudine spirituale. Frutti della secolarizzazione, certo. Mali esterni. Ma pure interni, ad opera dei capricciosi nipotini di Lutero.
E sono ancora lì, a seminare zizzania e confusione.
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silvio

giovedì 1 luglio 2010

I fatti si ergeranno a giudizio


Se qualcuno si fosse chiesto il perché della reprimenda di Benedetto XVI al cardinal Schönborn e si fosse risposto “ovviamente perché ha trattato male Sodano”, avrebbe ragione solo a metà.
Il vero motivo a monte, oltre che qui, lo si può intuire dalle stesse parole di Schönborn, che attribuisce la crisi della Chiesa alla secolarizzazione (Il Foglio, 26-6-10). Il Papa viceversa - e con lui chi non sia diventato completamente tonto - sa perfettamente che il maggior pericolo per la Chiesa non viene dall’esterno, ma dall’interno. Errori, false dottrine, disobbedienza, modernismo, ecc…
L’atmosfera è ormai surreale. Il Pontefice lo si vede attorniato da inquietanti porporati non precisamente taciturni, che si smentiscono a vicenda e - peggio - smentiscono lo stesso Pontefice. Quotidianamente. A ruota libera.
E a proposito di modernismo, i modernisti attaccano. “Don” Vito Mancuso (non teologo, ma prete spretato e sposato) credendo di avere fede, ci dà la consueta lezioncina su Repubblica, zattera dei cattoadulti: la colpa della crisi è la troppa autorità di una Chiesa cesaropapista e malata di potere.
Camillo Langone non ce la fa più ed esplode: caro il mio «filosofo animista, […] la Chiesa è prostrata dall’anarchia» portata dai protestanti come te, che sono «la foglia intellettuale di fico degli ateisti che leggono Repubblica» e che immaginano «la Chiesa come Umberto Eco e Dan Brown». Ci va giù duro Langone, perché i cattoadulti non ci stanno ad essere incolpati dai fatti.
Non da Langone, che elenca i fatti, ma dai fatti.
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silvio