«Dopo una secolare guerra di liberazione dalla religione e dal mito, dal destino e dalla provvidenza, l’unica sragione di vita diventa il caso […] Nella fortuna cerchiamo, senza dirlo, un disegno intelligente di vita […]; fino a cercare, in extremis, un’episodica irruzione della provvidenza, la traccia di una benevolenza divina.»
Marcello Veneziani © Il Giornale
Non da oggi Veneziani, cristiano e credente a modo suo, parla del destino e del fato. Assai prima (1992) del suo ultimo libro, Amor fati, aveva pubblicato Sul destino. Se la vita non sorge dal caso, eccellente apologia della sensatezza. In entrambe le opere si scorge il programma di una difesa della provvidenza divina.
Il ragionamento che fa nell’articolo è sacrosanto: il mondo contemporaneo, tra le tante pazzie, crede che tutto avvenga per caso. Il senso ultimo della vita? Il caso. L’esistenza del cosmo e dei viventi? Il caso. L’amore? Il caso. Il senso della sofferenza? Il caso.
S’è rotto il disco? No, s’è rotto il cervello.
Veneziani si ribella a questa demenza e ripropone la ragionevolezza di un progetto o di un «disegno intelligente» a monte della realtà, che possa darle un senso.
Argomento antico, beninteso - causa ed effetto, potenza ed atto, ordine del cosmo, abalietà degli enti, contingenza e necessità, motore immobile, ecc… - ma digerito male dalla pseudo sofistica contemporanea. Vedrei il pensare metafisico come una vena inesauribile di speculazioni originali o di metodologie convincenti per la divulgazione.
Certo, il fato invincibile greco-romano è superato dal Dio provvidente israelita. Ma sento in questo autore, in Veneziani, tutta la freschezza della passione per la filosofia classica e grande.
N.B. Riccardo aveva già espresso idee simili tre giorni fa: la paternità di questo pensiero è la sua.
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silvio