martedì 29 marzo 2011

Gogna

È vietato riflettere sul mistero del male.
Roberto de Mattei è stato esposto al pubblico ludibrio per aver trattato a Radio Maria nientemeno che di teodicea. Perché i terremoti? Perché Dio permette questo?
Gli ateisti, forconi alla mano, sono subito insorti bacchettando il reo: rispondere a queste domande è contro la Scienza! È una buffonata! I terremoti sono solo fenomeni meccanici, capitooooooo?? Guai a dare spiegazioni che non siano terra terra come le nostre zucche vuote: siamo stati chiariii??!! Buttatelo fuori!
Gianfranco Ravasi, invece, va a genio ai sanculotti. Il gran teologo, per spiegare (ambiguamente) il male, non attinge a Sant’Agostino, San Tommaso, al Magistero. No. Attinge agli atei Cotureau e Camus, all’economista Philippe Nemo, al protestante Bonhoeffer…
Deride pure la teodicea.
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silvio

venerdì 25 marzo 2011

“Martyria Christi - La Fede in Europa oggi”

A proposito del mio articolo, ecco il video del primo incontro della “Cattedra di San Giusto” a Trieste. Ospiti: card. Camillo Ruini e Massimo Cacciari


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silvio

FAMIGLIE AL CINEMA



THE FIGHTER
di David O. Russell, Usa, 2011
Con Mark Wahlberg, Christian Bale (Premio Oscar miglior attore non protagonista),
Melissa Leo (Premio Oscar miglior attrice non protagonista)


Il pugilato è probabilmente lo sport più e meglio rappresentato al cinema, capace di ispirare capolavori come Toro scatenato (1980) e Million dollar baby (2004), ma anche tutta una produzione popolare ricca di storie ora epiche ora malinconiche, spesso affascinanti per le realistiche ricostruzioni d'ambiente e il racconto della vita spericolata dei protagonisti (da Lassù qualcuno mi ama, 1956, a Cinderella man, 2005). The fighter s'inserisce in modo più che dignitoso in questa tradizione consolidata. Il film è tratto dalle vicende biografiche di due fratellastri di origine irlandese, Dicky Eklund e Micky Ward. Entrambi pugili celebri dei nostri tempi: il primo però, il più anziano, dopo un avvio promettente, si è rovinato la carriera a causa della dipendenza dal crack, mentre il secondo, allenato dal fratello, ha conquistato il titolo mondiale dei Welter nel 2000.  Girato con uno stile asciutto ed elementare, crudo nel linguaggio e nella descrizione d'ambienti degradati, quasi televisivo nelle riprese dei combattimenti, senza  ricercatezze o enfasi, il film narra anzitutto la storia di una famiglia (oltre ai due maschi ci sono sette sorelle) e degli scontri, anche fisici, necessari per ritrovare relazioni umane più autentiche. In questo senso, come dice il titolo, qui tutti combattono: la madre per strappare il figlio maggiore alla droga e portare quello giovane al successo; Dicky per liberarsi dai rimpianti (oltre che dalla dipendenza) e finalmente riabbracciare il suo bambino senza vergognarsi di sé stesso; il fratello minore per scrollarsi di dosso il giogo di una mamma manager e di un fratello che decidono tutto al posto suo e non capiscono come valorizzarlo sul ring poiché accecati da attese presuntuose ed egoiste. Infine Charlene, la fidanzata di Micky, lotta per preservarlo dall'influenza nefasta dei parenti. Le scene più commoventi sono proprie quelle in cui lui rivendica maggiore autonomia e rifiuta di farsi condizionare dai ricatti psicologici e morali di madre e fratello. Forte dell'amore di Charlene, si allontana da tutti, cerca un nuovo allenatore, poi un altro manager, e comincia a boxare con più serenità e fiducia. Contemporaneamente ci viene mostrato anche il parallelo percorso di rinascita di Dicky, finito nuovamente in carcere dove però matura la convinzione di dover abbandonare la droga se vuole davvero aiutare il fratello. Il dramma si ricompone grazie all'intensa coesione familiare, fonte per tutti di rinnovamento e speranza dopo i chiarimenti: è Micky infatti a dettare le condizioni. Oggi i due fratelli sono una leggenda vivente a Lowell, una cittadina dei sobborghi di Boston nel Massachusetts, dove Ward guida camion per le industrie cinematografiche, gestisce una palestra e, intervistato, si dice soddisfatto del film e dell'adeguata interpretazione di Mark Whalberg, attore
cresciuto in una famiglia disastrata e povera, tifoso appassionato del pugile, tutto intento a immedesimarsi con naturalezza nel suo mito adolescenziale. Peccato che lo sceneggiatore non abbia tenuto conto anche di un altro importante combattimento del nostro eroe, quello spirituale. Nei primi anni '90, in un momento di profonda crisi personale, Micky fu incarcerato per aver difeso con aggressività il fratello arrestato dalla polizia. In prigione riceve quella che definisce un'illuminazione: “Mi sono guardato dentro e ho riscoperto la fede. Ho poi promesso a Dio che avrei rigato dritto se mi avesse aiutato”. Da quel momento ha iniziato a vincere.
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 Luca

giovedì 24 marzo 2011

Ruini e Cacciari a Trieste

Fu il filosofo e scrittore spagnolo Miguel de Unamuno (1864-1936), il cui approccio al cristianesimo è stato piuttosto critico e tormentato, a sostenere che «con Dio o senza Dio tutto cambia». Questa medesima sentenza è stata scelta come titolo per il primo incontro della “Cattedra di San Giusto”. Con quelle parole, Unamuno intendeva evidenziare che un riferimento al trascendente e al divino è necessario alla ragione umana. Non è un caso che il ciclo della “Cattedra” di quest’anno, dedicato al tema “Martyria Christi - La Fede in Europa oggi”, sia cominciata con una riflessione sulla ragionevolezza della fede. Se, infatti, come auspicato dal nostro arcivescovo mons. Giampaolo Crepaldi, la “Cattedra” vuole affrontare problematiche «di viva attualità per comprendere il nostro contesto culturale, sociale e religioso», tale comprensione può avvenire meglio dove fede e ragione si illuminano reciprocamente. [leggi tutto]

Silvio Brachetta - © Vita Nuova

Padre Pio dove mai sei finito?

Rino Cammilleri cerca di confessarsi ma…
Una delle tante disavventure. I confessionali sono vuoti, si sa. I piani pastorali, se non parlano di queste cose, di cosa mai parleranno di così importante? Bah…
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silvio

mercoledì 23 marzo 2011

venerdì 18 marzo 2011

Una bella giornata per la libertà religiosa

Crocifisso. Introvigne (OSCE): Una bella giornata per la libertà religiosa


(ANSA) - VIENNA, 18 MAR -  “Una bella giornata per la libertà religiosa”: è il primo commento del sociologo Massimo Introvigne, Rappresentante dell’OSCE (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa) per la lotta all’intolleranza e discriminazione contro i cristiani dopo la sentenza della Grande camera di Strasburgo sul crocifisso. Introvigne ha ricordato gli interventi del suo ufficio OSCE contro la sentenza di primo grado della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, e i ringraziamenti di Papa Benedetto XVI all’attuale governo italiano per il suo impegno per rovesciarla. “In questa materia – spiega Introvigne – è la prima volta che una decisione assunta all’unanimità in primo grado da sette giudici su sette è rovesciata in sede di ricorso. Questo conferma il carattere aberrante e ideologico della prima sentenza, e conferma la tesi fondamentale secondo cui i diritti delle maggioranze non sono meno importanti e degni di tutela dei diritti delle minoranze”. “Il fatto che un campione del laicismo come il giudice italiano Vladimiro Zagrebelsky, che aveva contribuito alla prima sentenza, dal gennaio 2010 non faccia più parte della Corte – ha notato Introvigne – ha certamente contribuito all’esito positivo”.
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roberto

giovedì 17 marzo 2011

UNITA' SI / RISORGIMENTO NO

Purtroppo questa idea universale capace di riunire il mondo,che si incarnava nel Sacro Romano Impero è andata in crisi e i nazionalismi ci avrebbero travolto.Quindi da cattolici possiamo dire con un aforisma - massima enunciante una regola pratica o una verità-
                                                                        UNITA' SI / RISORGIMENTO NO
la bandiera italiana va amata?
Certo, anche se non ha una legittimità di origine, l'ha ricevuta con l'immenso. sangue versato nella I guerra mondiale  dai soldati italiani  EDUCATI NELLA FEDE CATTOLICA
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roberto

Oh Ausonia com’eri bella!

«Prendete, per esempio, il conte di Cavour - non è un’intelligenza, non è un diplomatico? Io prendo lui come esempio perché ne è già riconosciuta la genialità e inoltre perché è già morto. Ma che cosa non ha fatto, guardate un po’; oh sì, ha raggiunto quel che voleva, ha riunito l’Italia e che ne è risultato: per duemila anni l’Italia ha portato in sé un’idea universale capace di riunire il mondo, non una qualunque idea astratta, non la speculazione di una mente di gabinetto, ma un’idea reale, organica, frutto della vita della nazione, frutto della vita del mondo: l’idea dell’unione di tutto il mondo, da principio quella romana antica, poi la papale. I popoli cresciuti e scomparsi in questi due millenni e mezzo in Italia comprendevano che erano i portatori di un’idea universale, e quando non lo comprendevano, lo sentivano e lo presentivano. La scienza, l’arte, tutto si rivestiva e penetrava di questo significato mondiale. Ammettiamo pure che questa idea mondiale, alla fine, si era logorata, stremata ed esaurita (ma è stato proprio così?) ma che cosa è venuto al suo posto, per che cosa possiamo congratularci con l’Italia, che cosa ha ottenuto di meglio dopo la diplomazia del conte di Cavour? È sorto un piccolo regno di second’ordine, che ha perduto qualsiasi pretesa di valore mondiale, [...] un regno soddisfatto della sua unità, che non significa letteralmente nulla, un’unità meccanica e non spirituale (cioè non l’unità mondiale di una volta) e per di più pieno di debiti non pagati e soprattutto soddisfatto del suo essere un regno di second’ordine. Ecco quel che ne è derivato, ecco la creazione del conte di Cavour!»
Fëdor Michajlovič Dostoevskij, citato da Storia Libera

«Lo Stato Italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l'Italia meridionale e le isole, crocifiggendo, squartando, seppellendo vivi i contadini poveri che gli scrittori salariati tentarono di infamare con il marchio di briganti.»
Antonio Gramsci, 1920

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silvio

Il Magistero via sicura


Oggi si parlano troppe lingue nel popolo cristiano e  preoccupa la polverizzazione  di valutazioni e atteggiamenti  ancora pervasi da  schemi culturali e ideologici che si pensavano superati. Benedetto XVI  sta indicando una chiara linea ai cattolici ma soprattutto ai politici cattolici,  quella di fondare la loro formazione sul Magistero per una corretta visione del rapporto tra Chiesa e mondo. Il Magistero via sicura per evitare false e ideologiche interpretazioni, circa  come e quali , devono essre i valori che donano  vera dignità all’uomo. .Senza questi valori non è possibile un’adeguata crescita umana, sia personale che comunitaria, e di conseguenza si rendono inutili anche quei principii “non negoziabili” i quali non esauriscono certo  tutto l’insegnamento del cristianesimo. Questi valori sono essezialmente quatto:
la  Verità, la giustizia, la libertà, la carità.
Agire secondo Verità significa sconfiggere quella relativizzazione dei valori e dei principii – secondo  l’ ìideologia del relativismo - che negando la verità della morale naturale cristiana  arriva a togliere all’uomo anche la libertà. Gesù afferma :”la verità vi farà liberi”. Si nota dunque la stretta correlazione tra libertà e verità. Vivere nella menzogna porta alla distruzione non solo personale ma anche della società. Società e Stati che hanno vissuto per decenni nella menzogna alla fine sono crollati , ne sono un esempio il crollo dei regimi comunisti e dell’Unione Sovietica.Vivere senza menzogna è stata la lezione di Solzhenitsyn.
Al contrario dell’ideologia del  liberalismo che si fonda sull’arbitrio - libertà da Dio - l’uomo è creato con il  - libero arbitrio - ovvero può rimettere la sua libertà in Dio, rinunciando all’arbitrio.  Questa è la vera libertà che realizza l’uomo e la società. La libertà  oltre che essere un diritto è una virtù interiore,  è la ricompensa di uno sforzo,  va riconquistata non sugli altri ma su se stessi. Questo sforzo intellettuale e morale  va esteso a tutta la società e l’uomo riesce a compiere tale sforzo nella misura  in cui si fiderà di nostro Signore, nella consapevolezza che” il Suo giogo è dolce e il suo peso leggero”.
La giustizia è anch’essa una virtù, che consiste nella costante e ferma volontà di dare - non solo al prossimo - ma anche a Dio, ciò che è loro dovuto. Quale senso di giustizia si può dunque fondare dall’l’esclusione di Dio?  Come  potremmo  dire ai “padroni”, citando (Col 4,1-) ” Voi padroni date ai vostri servi ciò che è giusto perché anche voi  avete un padrone in cielo”
Ma la giustizia non è tutto, infatti se è vero che la persona matura il senso della propria dignità quando viene trattata con giustizia, è ancor più vero che si fa originariamente esperienza della  propria dignità quando si riceve più di quanto ci è dovuto . E’ l’immeritato che ci fa capire che valiamo qualcosa,  e davanti a Dio non vantavamo certo nessun credito per esigere di essere creati. Ecco il fondamento metafisico della carità .
Ma  non può esserci carità - o strane forme di “perdonismo”- che scavalchi la giustizia; la stessa carità infatti esige e presuppone -  anche se poi la supera - la giustizia, e quest’ultima è, a sua volta, la misura minima della cartà.
Il Magistero vera via per la vera dignità  dell’uomo .
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roberto

mercoledì 16 marzo 2011

Carità soprattutto di verità per questi nostri fratelli

«Di fronte a questa realtà [dell’immigrazione, ndr] bisogna saper coniugare solidarietà e rispetto delle leggi, affinché non venga stravolta la convivenza sociale e si tenga conto dei principi di diritto e della tradizione culturale e anche religiosa da cui trae origine la Nazione italiana.»

Inoltre il Papa parla di «cura delle anime», di «predicazione», di «annunciare tutta, tutta la volontà di Dio, anche la volontà scomoda». Il sacerdote è chiamato all’apostolato, «molto diverso da una semplice funzione sociale».
Apprezzo molto queste parole, ma sono un po’ tardive. Questi ultimi decenni sono stati martellati da ben altri consigli, da parte di gran parte dell'episcopato: accoglienza, accoglienza, accoglienza (sociale)… dialogo, dialogo, dialogo (su che?)… E l’annuncio di Gesù Cristo agli infedeli? E la chiamata alla conversione? Questo era ed è prioritario. Nessuna traccia s’è vista e sentita di quanto ora dice Benedetto XVI.
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silvio

lunedì 14 marzo 2011

venerdì 11 marzo 2011

Chiesa,storia e Contro-Rivoluzione

Giovanni Cantoni

Tra i maggiori meriti di Alleanza Cattolica vi è quello di aver saputo leggere tra gli eventi della storia, intuire quali sarebbero stati i problemi della Chiesa, studiarne a fondo le cause e fare formazione. Formare formatori. E’ il motto stesso di Alleanza Cattolica a spiegare come  un’associazione di laici abbia “sfornato” nel corso degli anni una folta schiera di docenti universitari, sociologi ,politici, giornalisti, impegnati  nelle maggiori  testate giornalistiche e radifoniche nazionali. Questo grazie al suo fondatore e anima spirituale Giovanni Cantoni , che ritengo essere tra i maggiori intellettuali italiani contemporanei. Tra  le sue intuizioni oltre a ad averci fatto  conoscere alcuni tra i più importanti pensatori cattolici iberoamericani, da Plinio Corrèa de Oliveira a Nicolàs Gòmez  Dàvila ed averli aiutati a compiere -come si compiace di dire- i l “quinto viaggio di Colombo”, vi è anche la redazione del “Dizionario del Pensiero Forte” le cui singole  voci sono apparse su Il  Secolo D’Italia dal 1996 al 2000.e che tornerà sulla rivista Cristianità, oltre ad essere già presente sul sito ufficiale di Alleanza Cattolica. Intuizione che ha avuto anche un recente richiamo di Benedetto XVI in un discorso a Concesio nel 2009. Nel  libro scritto  con Francesco Pappalardo “Magna Europa –L’Europa fuori dall’Europa” - Cantoni spiega che il vecchio continente agonizzante può ritrovare la propria anima grazie  a quelle riserve spirituali della Cristianità iberoamericana. L’opera di Plinio Corrèa de Oliveira - “Rivoluzione e Controrivoluzione”- che compendia molto bene la dottrina controrivoluzionaria  in forma di tesi,  è un riferimento importantissimo per ia formazione dei militanti di Alleanza Cattolica.  Questo manuale  battezza  il nome “Rivoluzione”in modo chiaro e forte e si pone efficacemente  in posizione speculare alla tesi di A.Gramsci, quella della filosofia della praxis che corrisponde  proprio al nesso : Riforma protestante + Rivoluzione francese. La controrivoluzione tuttavia, non significa ritorno all’antico stato di cose ma piuttosto  la rettifica dello stato in cui siamo caduti, avendo come orizzonte di riferimento la promessa della Madonna di Fatima :
Finalmente il mio cuore immacolato trionferà” promessa che Alleanza Cattolica custodisce con fierezza.
Tratto da Cristianita-355
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roberto

martedì 8 marzo 2011

lunedì 7 marzo 2011

Contributi

Pubblico due interessanti commenti ad altrettanti nostri post (qui, qui), di Michele e Gloria Piras.
Chiedo scusa a Michele: non sono riuscito ad attivare il suo commento per un mio errore di convalida. Me ne scuso e lo riporto qua di seguito.

«Il concetto di "Rivelazione progressiva", per il semplice fedele, può essere visto secondo due prospettive. Nell'economia della salvezza, a partire dalla creazione a tutto l'A.T. si può individuare il completamento della rivelazione in Cristo. Se, ad es. dalla legge mosaica del taglione al trionfo della legge dell'amore, si può parlare di una gradualità, si individua però che già nel Pentateuco tale primaria legge di amore era espressa, ma l'umanità aveva bisogno di tempo per capirla e farla sua: Dio procede infatti secondo la natura che ha dato all'uomo. Spesso però nell'uomo prevale la durezza del cuore. Perciò l'Incarnazione è il compimento della rivelazione in Cristo. Di fatto siamo in cammino per accogliere sempre più profondamente la Verità che è Gesù Cristo. Allora, passando alla seconda prospettiva, è la capacità dell'uomo di comprendere la rivelazione divina, che è progressiva. La Chiesa stessa riconosce gli errori di comprensione evidenti nelle sue scelte storiche umane, quali le Crociate o la condanna di G. Galilei.
D'altra parte, anche nella vita del singolo uomo vediamo che, secondo l'esperienza la crescita e l'unità della persona, la comprensione della Rivelazione è progressiva, come la sua apertura alla Grazia divina.»
Gloria Piras

«La libertà religiosa come difesa dagli stati laici è solo l'affermazione della propria volontà soggettiva, nei limiti "geografici" della convivenza umana. Limiti che non possono essere fissati dai privati cittadini (altrimenti si correrebbe il rischio che uno si imponga sull'altro), ma sono stabiliti dal "dio mortale" chiamato Stato. Va notato, comunque, che gli stessi stati laici cadono in un'aporia affermando l'autodeterminazione della volontà come valore supremo, per poi vedersi costretti a limitarla in caso di "conflitto" (facendola decadere dalla sua posizione "suprema"). Inoltre la stessa libertà religiosa, laicamente intesa, non viene praticata dallo stato laico. Perché vietare, ad es., i sacrifici umani (se la vittima è consenziente) oppure quelli animali, se la religione che professo li prevede?»
Michele

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silvio

venerdì 4 marzo 2011

Per comprendere il berlusconismo


Le difficoltà a capire il “berlusconismo” non vengono solo dall’estero, neanche la sinistra italiana e i suoi intellettuali, viste le ricorrenti sconfitte, lo hanno ben compreso. La scienza politica ci fornisce cinque categorie sociologiche che ci permettono -se non di risolvere -  almeno di descrivere il fenomeno.
 La prima categoria è la nozione di “ destra”: Non vi e’ una sola destra ma almeno tre, ne abbiamo gia’ trattato qui. Alla destra naturale, cattolica  detta controrivoluzionaria, rispettosa della legge morale naturale sia verso l’alto (Dio) sia verso il basso (corpi intermedi) si affianca una destra di matrice liberale e una destra di matrice socialista, che rifiuta  l’inveramento del socialismo nel comunismo marxista. Queste destre in Italia sono socialmente diffuse anche se per molti anni non hanno trovato una forte rappresentanza politica. E’comunque un fatto chiaro  che gli italiani non vogliono la sinistra  esplicitamente al potere.
La seconda categoria e’ l’operazione fusionista: Il fusionismo nasce in Francia nel XIX secolo, come tentativo di riunire  tra loro diverse destre monarchiche, divise sia da questioni dinastiche che dottrinali.Questo fusionismo capeggiato dagli Orleans fallisce,  invece negli Stati Uniti ha successo, riesce ad unire destre cristiane, liberali e persino libertarie e porterà spesso il partito repubblicano alla vittoria. Berlusconi in Italia ha composto un’ autentica opera fusionista.
Terza categoria è il nemico comunista: Le operazioni fusioniste funzionano se vi e’ una sostanziale  presenza di un avversario, altrimenti si renderebbe difficile tenere unite persone che non si amano. Gli avversari, naturalmente, dicono come in un disco rotto  che i comunisti non ci sono piu’. Ma l’apparato egemonico della sinistra, nella cultura, nell’educazione , tra alcuni magistrati, non e’ stato smantellato, anzi i comunisti di oggi incorporando temi radicali su vita e famiglia sono diventati un partito radicale di massa, quindi peggiori dei vecchi comunisti.
Quarta categoria è il carisma: L’operazione fusionista ha bisogno di un leader carismatico. Il carisma e’ molto difficile da definire ma alquanto semplice individuare. Berlusconi ha indubbiamente carisma ,come lo aveva del resto Regan. Il carisma di stampo fusionista consiste nel farsi sentire da tutti vicino, da nessuno come identico. Chiunque stia dalla parte di Berlusconi vede in lui qualcosa di se stesso. A volte il carisma viene inglobato nel sistema istituzionale, nel caso di Berlusconi no, e la legittimazione elettorale le deriva proprio dal suo carisma. Il sociologo Max Weber  aveva anche previsto i conflitti tra i diversi tipi di autorità nelle società moderne; quella legale –burocratica (istituzioni), la tradizionale (Chiesa Cattolica) e carismatica.
 Infine la quinta categoria: l’ethos italiano. Il concetto di ethos  appartiene ad ogni nazione, è il carattere nazionale formato nel tempo dal deposito di vizi , virtù , dalla lingua, religione e cultura. Berlusconi e’ un arci- italiano, egli sa che l’Italia è cattolica ed ha sempre avuto un’ attenzione, non solo formale, ai principi non negoziabili e non si è mai scagliato contro i crocifissi. I suoi stessi vizi, sono vizi storici e purtroppo ampiamente diffusi tra gli italiani. Alla luce di queste cinque categorie, capiamo qualcosa che spesso gli stranieri e molti intellettuali nostrani non capiscono. Berlusconi ha successo perche’ in Italia le destre sono socialmente diffuse nel corpo sociale, perché le ha sapute mettere insieme con una operazione fusionista indicando con chiarezza il nemico, il comunismo che per molti intellettuali è scomparso, invece per la maggioranza degli italiani c’è ancora, perché alle varie componenti fusioniste ha offerto un leader carismatico ed ha mostrato una sintonia non retorica con l’ethos nazionale.

Tratto da Il berlusconismo oltre il bunga bunga di Massimo Introvigne
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roberto

domenica 27 febbraio 2011

Principii e situazioni storiche

La dichiarazione sulla libertà religiosa”Dignitate humanae” del (1968)del C.V.II  sin da subito è stata interpretata con una evidente “ermeneutica della discontinuità”applaudita  da parte progressista, rifiutata dagli anticonciliaristi. Nonostante una apparente discontinuità con il Magistero precedente come ha rilevato lo stesso Benedetto XVI, occorre leggere il testo conciliare nel senso dell’ ”ermeneutica dell continuità”come ha ricordato lo stesso Pontefice nello storico discorso del 22 dicembre 2005 alla Curia Romana. Quando si trovano affermazioni apparentemente opposte in diverse encicliche di altrettanti Papi i sostenitori dell’ “ermeneutica della discontinuità” invocano la infallibilità del Magistero ordinario; ”state tranquilli si tratta di affermazioni non infallibili”(seminando dubbio) e lasciano alla coscienza personale il compito di giudicare il Magistero. Il Magistero  però nutre e forma la coscienza  non viene da lei giudicato. Per leggere in continuità  l’enciclica “Dignitatis humanae” con il Magistero dobbiamo distinguere i principii dalla forme storiche concrete. I principii esprimono l’aspetto duraturo, mentre le forme concrete che dipendono dalla situazione storica possono essere sottoposte a mutamenti. Nelle Encicliche precedenti  la “Dignitate humanae”, si condannava l’ideologia della libertà religiosa intesa in senso positivo, come diritto all’errore con conseguente canonizzazione del relativismo. Nella “Dignitatis humanae” la libertà religiosa è da intendersi in senso negativo, cioè come immunità dall’ingerenza dello Stato laico moderno. Quest’ultimo non è la sola forma di governo che la storia ha conosciuto e con cui la Chiesa si è dovuta confrontare, ecco che questa rapresenta una forma concreta nuova nel Magistero della Chiesa a fronte di circostanze storiche mutate. Nella D.h. vi è anche una terminologia differente rispetto al magistero precedente . Mentre prima si parla di tolleranza religiosa il C.V.II  parla di libertà religiosa. La scelta tra i due termini non fu facile, fu adottata la formula “libertà religiosa” perché ormai  la dottrina giuridica non usava più da anni la formula “tolleranza religiosa” e in secondo luogo i padri conciliari volevano affermare con forza di fronte alle pretese dello Stato laico moderno che il diritto all’immunità da coercizione  in materia di religione si basa sulla natura della persona umana e non si basa su di una semplice tolleranza che lo Stato laico moderno concede o rifiuta. La D.H. ammette che vi è una Verità , una religione vera , desidera  difendre l’uomo che ha diritto a ricevere  questa verità dalla discrezione dello Stao laico moderno che per sua natura è relativista e mette  le religioni sullo stesso piano. I progressisti plaudono alla D.h. manipolando l’interpretazione nel segno della rottura, perché non osano dire che vi è una “vera religione”, secondo loro la Verità non è oggettiva è una relazione trea soggetto ed oggetto pertanto non è -ne oggettiva -né soggettiva (seminando dubbio) cadendo nell’errore dell’idealismo sostenendo così che i diritti non li ha la Verità ma la persona che deve essere rispettata nelle sue convinzioni, elevando di fatto il relativismo a livello metafisico, quando proprio il diritto fondamentale dell’uomo è quello di ricevere la Verità. Tuttavia secondo il Magistero contemporaneo da Papa  Leone XIII al C.V.II.non sono mutati i principii ma le situazioni storiche cui i principi si applicano. L’ideologia della libertà religiosa intesa in senso positivo come diritto all’errore e conseguente canonizzazione del relativismo  condannata dal beato Pio IX, e da Papa Leone XIII resta altrettanto condannata dal C.V.II e da BenedettoXVI. Lo stesso catechismo della Chiesa Cattolica del 1992 che è anche il catechismo del C.V.II. e strumento di interpretazione dei testi conciliari afferma al n.2108 che:” il diritto alla libertà religiosa non è licenza di aderire all’ errore né un implicito diritto all’errore bensì un diritto naturale della persona umana alla libertà civile,cioè all’immunità da coercizione esteriore entro i giusti limiti in materia religiosa da parte del potere politico.
Tratto da Cristianità- 358
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roberto

venerdì 25 febbraio 2011

Fare domande e dare risposte

                                                   
Mons. Lefebvre al Concilio Vaticano II era un componente del Coetus Internationalis Patrum... che raggruppava quei Vescovi  e padri  conciliari che intendevano vigilare nei confronti di quei “credenti che si vergognano” dei quali abbiamo parlato qui ,onde ottenere che i documenti finali fossero redatti nel modo più possibile chiaro e comprensibile. All’interno del  Coetus, mons. Lefebvre non era la personalità di maggior spicco, il suo ruolo venne esaltato  dai media con i quali abilmente  intratteneva relazioni , comprendendo prima di altri l’enorme influenza che essi  esercitavano sull’opinione pubblica. E’ da ricordare che tutti i documenti del Concilio furono firmati dai componenti del Coetus compreso mons. Lefebvre.
E’ a partire  da metà degli anni settanta che la posizione di mons. Lefebvre si modifica e si irrigidisce e passa dal porre legittime domande circa l’interpretazione  dominante dei documenti conciliari  a dare egli stesso le risposte, concludendo che tra i documenti del C.V.II e la tradizione, i Concili  e Magistero precedenti non vi era  continuità ma rottura. Sin da subito - nell’omelia nel primo anniversario della chiusura del C.V.II (8/12 /66)- il servo di Dio Papa Paolo VI mise in guardia contro l’errore  di supporre che il -C.V.II - rappresenti  una rottura con la tradizione precedente. Sono  passati cinqunt’anni  di pastorale, documenti magisteriali e ben cinque diversi  pontefici che si sono sempre presentati come Papi del Concilio.
L’obiezione più ricorrente è quella secondo cui  il Concilio era pastorale perciò non abbia voluto enunciare definizioni infallibili. E’ di nuovo il servo di Dio Papa Paolo VI a ricordare nel discorso all’udienza generale del mercoledì del (12 01 68) che il - C.V.II - ha munito i suoi insegnamenti dell’autorità  del supremo Magistero ordinario. Ai pignoli che distinguono Magistero ordinario e straordinario tra fallibile e infallibile si può rispondere come  il card. Leo Scheffczyk (1920-2005), secondo il  quale  per costoro  la fallibilità apparterrebbe al Magistero ordinario come un abito permanente. La questione diventa, allora, quella di voler dilatare in modo improprio la sfera dell’infallibilità, invece bisogna chiedersi se tutto quanto nel Magistero non è infallible possa essere  confinato in una sfera fallibile e in un secondo tempo dichiarato fallito quindi rifiutato e amputato dal corpo dottrinale. Così procedono  per un verso i progressisti nel caso dell’enciclica Humanae  vitae e per l’altro gli anticonciliaristi nei confronti dei  testi del C.V.II  su ecumenismo e libertà religiosa.
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Tratto da Cristianita-358
roberto

giovedì 24 febbraio 2011

FAMIGLIE AL CINEMA



IL DISCORSO DEL RE
(The King's Speech)
regia di Tom Hooper, GB, 2011
Interpreti principali: Colin Firth (Albert/Re Giorgio VI), Geoffrey Rush (Lionel Logue), Helena Bonham Carter (Elisabetta Bowes-Lyon)


Candidato a 12 premi Oscar, li merita tutti. Ispirato alla vita del duca di York Albert Windsor (1895-1952), secondogenito del re Giorgio V, salito al trono con il nome di Giorgio VI nel 1936 in seguito all'abdicazione del fratello che preferì il matrimonio con l'americana divorziata Wallis Simpson alle ragioni di stato, il film lascia la storia sullo sfondo e mette in primo piano la maestria e il fascino di due grandi attori provenienti dal teatro shakespeariano, Colin Firth e Geoffrey Rush. Affetto da balbuzie fin da bambino, il duca cerca di superare l'handicap in tutti i modi in vista dei ruoli di responsabilità che potrebbe ricoprire, dovendo adeguarsi anche ai nuovi mezzi di comunicazione come la radio, sapientemente utilizzata da politici emergenti e pericolosi come un certo Adolf Hitler. Risolve il problema grazie al logopedista australiano Lionel Logue, scovato dalla moglie Elisabeth sempre vicino al marito e partecipe della sua sofferenza. La storia si snoda a partire dalla strana relazione terapeutica che s'instaura tra paziente e dottore: i metodi di Lionel all'inizio paiono inconsueti e mettono in imbarazzo il futuro re costretto a recarsi in un'umile dimora e a sottostare a ogni regola stabilita dal bizzarro interlocutore. In realtà si comprende a poco a poco la strategia adottata: aiutare il nobile a correggere la rigida educazione ricevuta e liberarlo dal senso d'inferiorità nei confronti dell'ombra del padre e del fratello maggiore. Il signor Logue si comporta come un buon educatore, infondendo fiducia e assumendosi la responsabilità di guidare autorevolmente Bertie (così lo chiama, amichevolmente, come fanno i suoi familiari), senza arrendersi di fronte alle sue reazioni superbe. Più volte viene sottolineato il ruolo positivo della famiglia per entrambi i protagonisti: toccante la scena in cui le due mogli s'incontrano da Lionel e la padrona di casa invita sommessamente i sovrani a cena. Tra i due focolari vi è spesso una ricercata analogia come se dalla serenità e fermezza delle mogli e dal dialogo tra padri e rispettivi figli e figlie (ci sono pure due fugaci apparizioni della futura Elisabetta II bambina) dipendesse la riuscita della cura del re e quindi la saldezza della stessa nazione. Una regia asciutta e un'impeccabile ricostruzione scenografica, nella migliore tradizione britannica dell'eleganza formale e del realismo, rendono il film piacevolmente raffinato, nonostante la trama esilissima e i continui dialoghi, mai banali grazie a una sceneggiatura che esalta proprio l'importanza della parola, privata e pubblica, come esperienza di amicizia prima e poi di partecipazione a un comune sentire. Colin Firth ha interpretato il suo ruolo con naturalezza e dignità: “Quello che ho cercato di evitare ? Il lato ‘povero me’ del personaggio. Non volevo che fosse compatito; il pericolo era solamente l’autoindulgenza e il sentimentalismo, che avrebbero ucciso la storia. Io e Tom, il regista, abbiamo lavorato molto perché non ci fosse questo aspetto. Cercando di mettere insieme umanità e ironia”. In fondo c'è anche una grande lezione per la politica di ogni tempo: l'umiltà. Il futuro Giorgio VI si lascia guidare e accetta di confidare le sue debolezze a una persona semplice, senza titoli accademici né nobiliari. Il discorso con cui dichiara  guerra al nazismo è dunque frutto di un'autentica conquista interiore, di una battaglia vinta con sé stesso anzitutto, per poi essere un leader vero e credibile per condurre la nazione. 
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Luca 

mercoledì 23 febbraio 2011

L’opera cerniera tra religione e politica

Jean Ousset (1914- 1994)

La battaglia controrivoluzionaria non puo’ essere affrontata sul solo piano politico perche’ la Rivoluzione e’ molto piu’ di questo; e’ una concezione generale, ampia, della vita, della storia, dell’umanita’. Resta oltretutto molto improbabile che un partito politico possa essere integralmente Controrivoluzionario. D’altro canto vi sono dei laici che collaborano con il clero e le gerarchie della Chiesa nell’evangelizzazione, attivita’ che nel secolo scorso in questa forma era tipica dell’Azione Cattolica.Il limite dell’Azione Cattolica era che ogni qual volta entrava nel settore politico si era accusati di “clericalismo” ovvero il pericolo di condurre sotto il potere ecclesiastico tutta la sfera temporale vanificando di fatto la separazione tra i due. In questo contesto e’ importante la figura di Jean Ousset fondatore nel 1949, insieme a Jean Masson dell’organizzazione Controrivoluzionaria  “Cite’ Catholique”. Ousset spiega che per i laici non ci sono soltanto due alternative e due vocazioni: L’apostolato gerarchico o l’impegno nei partiti politici. Fra le due  vi e’ quella possibilita’ che Ousset  definisce un’ opera di “cerniera” che studia e diffonde la dottrina sociale della Chiesa, specializzata nell’instaurazione cristiana dell’ordine temporale ma che non entri direttamente nel terreno della pratica applicazione ,compito questo dei partiti, differenziandosi pertanto da quelle organizzazioni dedite all’evangelizzazione in senso stretto.Secondo Osset quindi l’opera propriamente Controrivoluzionaria potra’ essere solo un’opera “cerniera” tra religione e politica. A questo principio si ispira  certamente anche un ‘agenzia culturale come Alleanza Cattolica cui deve molto ad Ousset e alla Cite’Catholique, pertanto e’ molto importante comprendere bene questo concetto di “cerniera” tra politica e religione, per non cadere in fraintendimenti e facili critiche.

Tratto da Cristianita’-355
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Roberto

martedì 22 febbraio 2011

Credenti che si vergognano

                                                          
La  scuola controrivoluzinaria descrive la scristianizzazione dell’Europa e dell’Occidente come un processo chiamato Rivoluzione. Anche nel magistero della Chiesa ,il quale giudica e non viene giudicato dalle scuole di pensiero, questa visione della storia tipica del pensiero controrivoluzionario  è filtrata in particolare nelle encicliche di Leone XIII “Diuturnum”(1881) e” Immortale Dei”((1885) nonché nella “Spe Salvi” (2007) di Benedetto XVI .
Proprio Benedetto XVI nel suo viaggio in Portogallo  del 2010 ha parlato di “credenti che si vergognano e che danno una mano al secolarismo” a dimostrare che gli attacchi alla Chiesa non vengono solamente dall’esterno ma anche dall’interno della Chiesa, come dice il Papa “dal peccato nella Chiesa”. Questo non soltanto  in riferimento ai dolorosi casi di pedofilia ma all’azione dei” credenti che si vergognano”non solo individualmente ma anche in forma organizzata.
Storicamente queste forme organizzate in correnti e movimenti si possono così riassumere :
Giansenismo, tentativo di importare i principi del protestantesimo all’interno della Chiesa.
Cattolicesimo liberale e modernismo, portatori delle idee dell’illuminismo e della Rivoluzione Francese.
Teologia della liberazione con il suo tentativo di coniugare dottrina  cattolica  e comunismo.
Questi gruppi di “credenti che si vergognano” che cedono  ora a questa   o quell’altra fase del processo rivoluzionario fatalmente emergono ad ogni  grande evento cattolico attraverso i propri teologi e Vescovi ed è quello che è avvenuto anche al Concilio Ecumenico Vaticano II.
Tratto da Cristianità - 358
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roberto

venerdì 4 febbraio 2011

FAMIGLIE AL CINEMA


HEREAFTER
di Clint Eastwood
Usa, 2010
Interpreti principali: Matt Damon, Cécile de France, Frankie McLaren

“Penso che basare la storia su una delle religioni istituzionali avrebbe distratto dal tema vero che è poi l'impatto della morte sulla quotidianità di queste persone. Inoltre schierarsi con una religione avrebbe reso il film troppo categorico. Se uno crede in un dio particolare, sa già quel che è giusto e quel che è sbagliato”. Clint Eastwood a ottant'anni riesce ancora ad affascinare il pubblico con opere impeccabili dal punto di vista stilistico e a provocare dibattiti sull'Aldilà. I tre protagonisti sono persone estremamente sole che sperano di far tacere l'inquietudine che li domina attraverso esperienze paranormali. Marcus ha dieci anni, ha perso il fratello gemello investito da un'automobile ed è stato affidato a una famiglia perché la madre drogata non può allevarlo. Marie è una giornalista francese in carriera, dopo un'esperienza di pre-morte rimane sconvolta dalle visioni, che lei ritiene sovrannaturali, e viene costretta a lasciare lavoro, amici e anche casa, pur di seguire la sua nuova ricerca verso altre dimensioni d'esistenza. George è un sensitivo consapevole dei danni che potrebbe causare e non vorrebbe più usare quei “doni” che lui definisce una “condanna”. I tre personaggi vivono storie parallele che poi convergono: una struttura narrativa molto presente in tanto cinema contemporaneo, come se si cercasse di ricucire un mondo in frantumi all'insegna di un destino che al momento giusto ricompone le tessere del mosaico.  In questi ritratti di cupe solitudini l'arte di Eastwood eccelle, qui va sottolineata la bellezza e la verità del film, qui s'incunea il desiderio buono di un Aldilà che dia significato a un'esistenza vuota. Molti si sono chiesti se il film propagandi un pensiero contiguo a qualche Nuovo Movimento Religioso. La conclusione della storia sembra smentire una tale interpretazione: il paranormale si rivela solo un'idea narrativa per far incontrare i personaggi, per farli uscire dalla solitudine, ma una volta ottenuta la risposta cercata si ritorna pacificati o innamorati alla vita di prima. La sensazione è che l'Aldilà sia stato solo un'ipotesi tutta cerebrale, senza coinvolgimento autentico di chi ha scritto e girato il film. Non c'è propaganda religiosa perché non c'è religione e soprattutto non c'è fede, mai presa in considerazione dalla giornalista e dal sensitivo, soddisfatti della loro vista soprannaturale; scartata in partenza dal bambino che, navigando in Internet, rimane deluso da quanto detto da un imam e da un pastore. Come sempre nel cinema agnostico e libertario di Clint Eastwood vi sono eroi solitari e caparbi, che si accontentano di quanto scoperto con i propri sensi. La pellicola resta interessante e a tratti emotivamente coinvolgente proprio poiché aiuta a comprendere quali sofferenze, speranze e  domande si agitino nell'animo di chi viene sconvolto dall'esperienza della morte. Colpisce però che sistematicamente e per principio, senza nessuna ragione valida anche narrativamente, la fede e la certezza siano considerate meno attraenti del dubbio e dell'irrazionale. Forse perché, come ha scritto il card. Francis Arinze: “Dove il genuino insegnamento cattolico sulla salvezza unicamente nel nome di Gesù Cristo, sulla necessità della Chiesa, e sull'urgenza dell'attività missionaria e della conversione viene oscurato, le sette ottengono successo con le loro proposte alternative”. (Massimo Introvigne, Il cortile dei gentili. La Chiesa e la sfida della nuova religiosità: «Sette», nuove credenze, magia).
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Luca

mercoledì 2 febbraio 2011

Presentazione al tempio e purificazione della Vergine Maria


Quella di oggi è la festa dell’umile gesto della presentazione di Gesù Bambino al Tempio e della purificazione della vergine Maria
Una profonda meditazione del benedettino Padre Charles de Condren (1588-1641).Tratto dai "misteri di Cristo" 
 Il mistero che la Chiesa ci propone nella Purificazione della Santa Vergine contiene tante meraviglie ed eccellenze che dovremmo inabissarci nella sua contemplazione piuttostochè tentare di parlarne. Infatti, non comprende soltanto il Figlio di Dio e la sua santa Madre, ma anche tutte tre le divine persone: l'Eterno Padre vi ha parte in quanto accoglie il Figlio e la Madre che si offrono a Lui; il Figlio in quanto si offre e si sacrifica al Padre suo, e lo Spirito Santo come Colui che conduce al tempio il Figlio e la Madre e come il fuoco che consuma il sacrificio che Gesù fa di se medesimo al Padre  La prima cosa che propongo alla vostra meditazione, è l'umiltà e l'annichilamento della Vergine, disposizione che non dobbiamo considerare in lei come una semplice virtù per la quale si umilia nella verità del suo nulla al cospetto di Dio e nelle disposizioni convenienti davanti a Lui; dobbiamo contemplare invece una tale umiliazione nella Vergine come un'operazione dell'Onnipotenza di Dio su l'anima santa di Lei e come una partecipazione della condotta dell'Eterno Padre sul Figlio suo Gesù Cristo nostro Signore.\   L'Eterno Padre volle che la Vergine nell'anima sua fosse partecipe del modo in cui Egli trattava il Figlio suo; ciò si vede in tutti i misteri e in tutte le feste che vengono celebrate dalla Chiesa, ma in modo singolare in questo mistero della Purificazione, in cui la Vergine viene spogliata della gloria a Lei dovuta in qualità di Madre di Dio, e abbassata nell'umiliazione propria della creatura peccatrice. Avendo noi riconosciuta la via di Dio su la Vergine, dobbiamo adempiere i nostri doveri, e il primo è quello di adorare la condotta di Dio su l'anima santa di Lei e la sua azione che invece di esaltarla e glorificarla, la umilia e per così dire l'annienta, Dobbiamo poi dimostrare alla santa Vergine una grande e profonda venerazione per questa via che Dio tiene sopra di Lei e deve essere questo uno degli oggetti dei nostri pensieri e della nostra devozione in questa festa. Dobbiamo pure in questa solennità domandare molte grazie a Maria, secondo le intenzioni del Figlio suo tanto per le anime in particolare, come per tutta la Chiesa in generale; perché è questa una delle feste in cui la Vergine è più generosa e più facile a comunicarci le sue benedizioni, essendo come spogliata dei suoi diritti per arricchire noi, a guisa di una buona madre che preferisce essere povera piuttosto che vedere i suoi figli nella necessità.

  Ma siccome in tutte le occasioni in cui Gesù Cristo si abbassa, lo vediamo sempre manifestato e glorificato, così in questo mistero lo vediamo annunciato ed esaltato da san Simeone. Dio così permise, tanto per animarci a seguire l'esempio di questo Santo, come per onorare l'umiliazione del Figlio suo.\\   Orbene, tre cose dobbiamo onorare in questo santo vecchio:\\l° il gran desiderio con cui sospirava di veder Gesù Cristo, desiderio che, ci sembra, fosse quello che lo tratteneva in questa vita, poiché appena vide il Salvatore esclamò: {\i Nunc dimittis};\2° la grazia ed il favore di avere trovato Gesù;\3° la luce interiore che gli venne comunicata, per la quale in questo annichilamento riconobbe la grandezza e la maestà del Messia, luce di grazia oltremodo più elevata di quella della natura e della fede.\\   Dobbiamo imitare questo santo vegliardo nel suo desiderio di vedere il Figlio di Dio, né dobbiamo stare su la terra se non per questo, perché è certo che se non lo troviamo in questo mondo, non lo troveremo punto nella gloria. Dobbiamo inoltre chiedere a Dio quella luce di grazia che Egli diede a san Simeone per conoscere Gesù, ed anche il desiderio di cercarlo, perché da noi stessi, senza la grazia, non possiamo né cercarlo né trovarlo, tanto meno conoscerlo e riceverlo. Rivolgiamoci pure alla santa Vergine, perché avendolo dato in braccio a san Simeone, può darlo anche a noi se ci presentiamo a Lei.
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roberto