giovedì 14 luglio 2011

Conferenza presso Anagni

Gorga, venerdì 12 agosto 2011

Sala consiliare del Comune
Ore 17.30-19.30


IL CARD. VINCENZO SANTUCCI NEL 150° ANNIVERSARIO DELL'UNITA' D'ITALIA

Saluti del Sindaco di Gorga, Ing. Nadia Cipriani.
Moderati dal
dott. Omar Ebrahime, giornalista

interverranno:

- il dott. Giuseppe Brienza, dottore di ricerca nella facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Roma “La Sapienza”:
Appunti per una biografia del Card. Vincenzo Santucci (1796-1861);

- il prof. Giuseppe Parlato, Ordinario di Storia contemporanea alla LUSPIO di Roma:
Il cardinal Santucci, l'Unità d'Italia e la "questione romana";

- il prof. Guido Vignelli, Vice-Presidente del Centro Culturale Lepanto:
Papa Pio IX e il cardinal Santucci nella Roma risorgimentale.

Seguirà dibattito con i relatori intervenuti.

Conclusioni di S. E. il vescovo di Anagni-Alatri, Mons. Lorenzo Loppa.

Nell’occasione sarà anche presentato il libro:
Pio IX e la Questione Romana. Atti del Convegno sul cardinal Vincenzo Santucci (a cura di O. Ebrahime, D'Ettoris Editori, Crotone 2011, pp. 144, euro 9,90 –www.dettoriseditori.it).

Romano Amerio - sul liberalismo

«Pio IX, che oggi i novatori dipingono come precursore lungimirante della svolta, fu tutto il contrario. La sua opposizione si vede nella precisione con cui definì tutti i punti della contrapposizione. Nel liberalismo la rivoluzione era al primo mese e Pio IX la diagnostica. Oggi essa è interamente partorita, ma i moderni pastori non la riconoscono nemmeno adulta e già cadente. La genealogia è quella descritta nel motto che un tempo correva nelle scuole: “Cartesius genuit Kantium, Kantius autem genuit Hegelium, Hegelius vero genuit Marxium et universa pecora” [“Cartesio generò Kant. Kant generò poi Hegel, Hegel quindi generò Marx e tutte le greggi”]».

Romano Amerio, Zibaldone, Lindau, Torino 2010, p. 211.

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silvio

“Benedetto XVI, Papa scomodo”

di Giuseppe Brienza

«“Sono un apologeta”: comincia proprio così Stefano Fontana, Autore del libro L’età del Papa scomodo. Chiesa e politica negli ultimi tre anni (Edizioni Cantagalli, Siena 2011, pp. 253, € 16), che raccoglie tre anni di articoli ed editoriali comparsi a sua firma sul quotidiano on line “l’Occidentale” (dal giugno 2007 all’aprile 2010).
Dallo scorso anno il prof. Fontana dirige uno dei più “scomodi” (in quanto in continua antitesi con il pensiero politicamente corretto imperante, anche in certo mondo cattolico “ufficiale”) settimanali diocesani italiani, “Vita Nuova”, sotto l’abile e sapiente guida dell’Arcivescovo di Trieste Mons. Giampaolo Crepaldi, Presidente della Commissione “Caritas in veritate” del Consiglio delle Conferenze Episcopali d'Europa (CCEE) e dell’Osservatorio Internazionale “Cardinale Van Thuan” sulla Dottrina Sociale della Chiesa (vedi box affianco).» [leggi tutto]

lunedì 11 luglio 2011

San Benedetto da Norcia Abate, patrono d’Europa

«Io mi rivolgo personalmente a te, chiunque tu sia, che, avendo deciso di rinunciare alla volontà propria, impugni le fortissime e valorose armi dell'obbedienza per militare sotto il vero re, Cristo Signore. Prima di tutto chiedi a Dio con costante e intensa preghiera di portare a termine quanto di buono ti proponi di compiere […] Bisogna dunque istituire una scuola del servizio del Signore nella quale ci auguriamo di non prescrivere nulla di duro o di gravoso; […] non ti far prendere dallo scoraggiamento al punto di abbandonare la via della salvezza, che in principio è necessariamente stretta e ripida».
San Benedetto, Regola, Prologo

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silvio

mercoledì 29 giugno 2011

D’accordo, te lo chiedo

Caro Padre Gaetano, non posso chiederti se fai opere di misericordia materiale. Le fai e volentieri ti sostengo, così le faccio anch’io. Ma noi battezzati dobbiamo provvedere innanzi tutto alla carità spirituale. Anche i pagani sono filantropi naturalmente. Il mondo, come sai, non può essere salvato che soprannaturalmente. Com'è noto ti dedichi con profitto anche alla carità spirituale. Curi le anime di giovani reclusi.
Non si dedicano invece a tale carità molti tuoi colleghi. Cerco un confessore e non lo trovo. Entro in Chiesa e c’è sempre la donna delle pulizie. Alla Santa Messa domenicale sembra di essere allo stadio. Ho bisogno di un curato che curi la mia anima: per questo sostengo la Chiesa economicamente.
Anche Corrado Gnerre ti domanda le stesse cose.
Sono in grave difficoltà Padre. Dove sei? Se mi assento dall'ufficio i clienti si arrabbiano e io perdo il lavoro. Cosa dovrei fare se vado in Chiesa e non trovo i tuoi colleghi?
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silvio

AUGURI SANTO PADRE


Ricorrono oggi in concomitanza  della festività dei S.S. Pietro e Paolo i sessanta anni di ordinazione sacerdotale di Benedetto XVI
Auguri Santo Padre.

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roberto

lunedì 27 giugno 2011

Kirill

«[…] per questa sua apostolica fortezza, fu iniquamente cacciato dall'ufficio episcopale, e sostenne con invitta serenità le ingiurie dei confratelli, il biasimo di un illegittimo conciliabolo, prigionie e angosce non poche. Né questo bastandogli, non esitò, per il coscienzioso adempimento del proprio santissimo ufficio, di opporsi apertamente […] alla stessa augusta persona dell'imperatore».
Pio XII parla di San Cirillo d’Alessandria, Orientalis Ecclesiae

Tutt’altro che arrogante e tantomeno perfido, San Cirillo subì le vessazioni di molti dei suoi contemporanei. Nel giorno del suo genetliaco è bene ricordare che fu fortemente un “Padre ecumenico”, nel senso che riteneva una follia il presentarsi dei cristiani al mondo divisi sulla fede. Ma Cirillo non si sognò di cercare l’unità a scapito della fede, venendo a compromessi con l’errore. «Per conseguire tale effetto - dice Pio XII - è assolutamente necessario che tutti, seguendo le orme di s. Cirillo, raggiungano quella concordia di animi […] nell'unica fede cattolica […]».
«Nessuna ingiuria pertanto, nessuna contumelia, nessun insulto mi muove... sol che la fede ne esca sana e salva.»: questo è Cirillo. Diffidare sorridendo delle numerose sue caricature moderne.
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silvio

martedì 21 giugno 2011

Concilio e conciliarismo - bis


Come ri-volevasi dimostrare, a proposito del Concilio Vaticano II, il male vi penetrò rendendo i pronunciamenti equivoci, ambigui.
Piero Vassallo, citando Polo Pasqualucci, scrive che nel Concilio sono insinuate «formule imprecise e nebulose […] elusive e caliginose». Il Concilio non errò, grazie all’assistenza dello Spirito Santo, ma l’ambiguità rimase.
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silvio

La scienza moderna è figlia del Medioevo

Giovanni Buridano
Come volevasi dimostrare, il XIII secolo fu il trionfo della scienza e delle scienze.
Ha, quindi, ragione Marco respinti a dire: «La Chiesa Cattolica non è nemica del progresso scientifico. Esattamente il contrario: la scienza è stata promossa e difesa dalla Chiesa cattolica, e questo specialmente nel corso dei presunti “secoli bui” del Medioevo in cui la fede vissuta e immersa nella società, nella politica, nelle arti e persino nell’economia promosse nientemeno che la prima, autentica “rivoluzione scientifica”. La Chiesa addirittura finanziò sistematicamente la scienza, ma tutto fu interrotto dalla Rivoluzione Francese che la estromise».
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silvio

sabato 18 giugno 2011

L’Osservatore vede e non provvede

Per una volta che Repubblica centra il segno, è bacchettata a dovere.
«È ora di mettere al bando le armi di distruzione di Messa», dice Michele Smargiassi. E rincara: «le canzoncine devote che si ascoltano ogni domenica in tutte le parrocchie della penisola tra l'introibo e il missa est sono quasi sempre desolanti, banali, lagnose o bizzarre, talora ridicole e a volte perfino sbadatamente eretiche». È la pura realtà dei fatti.
Ma invece di ringraziare Iddio per cotanta inaspettata e veritiera profezia, invece di provvedere allo sfacelo, invece di cospargersi il capo di cenere, l’Osservatore Mondano risponde piccato: «Se la musica liturgica diventa un pretesto per litigare». La buttano sull’offesa.
Il Filotei pensa che «cantare il gregoriano non è vietato ed è anzi auspicabile e possibile». Ma il Concilio Vaticano II non auspica il canto gregoriano. No, il Concilio non auspica. Comanda, ordina di cantare il gregoriano: «La Chiesa riconosce il canto gregoriano come canto proprio della liturgia romana: perciò nelle azioni liturgiche, a parità di condizioni, gli si riservi il posto principale» (Sacrosanctum Concilium n.116).

Ma al Filotei e all’Osservatore Mondano l’obbedienza non piace. Semmai la pretendono dagli altri.
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silvio

giovedì 16 giugno 2011

Giganti della fede manzoniani

Finalmente il Gay pride a Milano. Il figlio di Giandomenico Pisapia - il Giandomenico griffe delle trasmissioni di Renzo Arbore - riesce ad ottenere il voto all’unanimità della sua giunta.
Ricordiamo che fanno parte della giunta due esponenti della Caritas, un democristiano e due cattoadulti. In totale cinque spostatori di montagne, indispensabili al cattolicesimo.
Vista la loro fede non avranno certo i problemi occorsi a de Mattei. Saranno invece il fiore all’occhiello del card. Tettamanzi e della CEI, nota fucina della fede.
Noi invece, gente di poca fede e dalla dura cervice, continuiamo a credere a San Paolo: «E non v’illudete; né fornicatori, né idolatri, né adulteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriachi, né oltraggiatori, né rapinatori erediteranno il Regno di Dio».
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silvio

martedì 14 giugno 2011

Concilio e conciliarismo

Riccardo - blog Il Pubblicano - mi segnala un interessante articolo su Messainlatino, circa il Concilio Vaticano II.
Di seguito faccio una sintesi di quanto ho ponderato sull’argomento qua sul blog.

1) Non trovo corrette le varie classificazioni circa i concili. La Scuola Bolognese di Alberigo parla di Concili generali, ecumenici, ecc… Già Baget Bozzo era stato critico con tale prassi. Ora De Mattei e Gherardini distinguono in Concilio pastorale o dogmatico. Non concordo: ogni Concilio è un “unicum” a sé stante. I motivi della convocazione sono sempre i medesimi e cioè un ribadire il dogma (o definirlo) e un elenco di provvedimenti pastorali.
2) Trovo impossibile pronunciare un giudizio sulla fallibilità o infallibilità dei documenti del Concilio Vaticano II. Sono, difatti, testi estremamente ambigui, equivoci, vaghi, confusi. Per la parola del Cristo non posso che confessarne l’infallibilità, in quanto la Chiesa non può fallire. La Dignitatis Humanae, ad esempio, è uno dei più discussi pronunciamenti conciliari, ma anche e provvidenzialmente uno dei più ambigui. È possibile trarne ortodossia o eterodossia, a piacimento. Insomma, l'ambiguità conciliare è il grande problema, ma paradossalmente anche l'ancora di salvezza della Chiesa.
3) Questo significa che il “fumo di Satana” è penetrato abbondante nel Tempio, ma non corrodendone l'ortodossia. È entrato rendendo il Magistero caotico - non erroneo. Agli errori del postconcilio, quindi, è possibile rispondere in modo ortodosso anche utilizzando (scaltramente) gli stessi documenti del Concilio Vaticano II.
4) Solo un Papa può pronunciarsi sulla retta interpretazione di un Concilio. Finora i Papi da Giovanni XXIII a Benedetto XVI parlano di continuità, ma non hanno fornito argomenti esaustivi a favore di questa tesi. Fin tanto che un Pontefice non si esprimerà in modo esaustivo, la questione resta insoluta (ed insolubile).
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silvio

giovedì 9 giugno 2011

FAMIGLIE AL CINEMA



THE TREE OF LIFE
di Terrence Malick
Produzione: India, Gran Bretagna, 2011
Interpreti: Brad Pitt, Sean Penn, Jessica Chastain

Palma d'oro al Festival di Cannes 2011 

Se preferite le storie ben raccontate, non andate a vederlo perché qui non c'è storia. Da chi lo ha amato è stato definito un poema visivo, un film-saggio, estatico e profetico; pellicola snob e noiosissima, piena di spocchia d'autore, da chi l'ha odiato. Il regista Terrence Malick, nato a Waco in Texas nel 1943, ha realizzato finora cinque film in quarant'anni, tutti oggetto di culto, sia per il silenzio che circonda la sua vita (non rilascia interviste, non si mostra in pubblico da decenni, predilige una narrazione visionaria e contemplativa), sia per le sue passioni intellettuali (è stato professore universitario di filosofia, occupandosi soprattutto del pensiero di Martin Heidegger). Molti vedono in lui un Kubrick redivivo e un maestro, non solo di cinema. Protagonista del film è la famiglia di Jack il quale, mentre deambula ingabbiato in gelidi grattacieli dove presumibilmente lavora, rammenta eventi lontani: gli atteggiamenti aggressivi di un padre autoritario, la leggerezza solare e rassegnata della madre, i giochi e i dispetti fatti al fratello minore, morto improvvisamente a diciannove anni. Tutto è raccontato secondo una logica sincronica: presente, passato e futuro s'ingarbugliano seguendo il tracciato onirico del regista, creatore assoluto che prova a fornire risposte ai quesiti esistenziali dei personaggi: “Dov’eri Tu? Hai lasciato morire un ragazzo. Tu lasci che succeda qualsiasi cosa. Perché dovrei essere buono se Tu non lo sei?”. La famiglia è un microcosmo che dà senso e identità, nel bene e nel male, è un fatto connaturato alla vita stessa dell'universo. S'intuisce l'affetto grande della madre verso i figli e il suo tentativo di alleggerire la gravità del padre. Monta però inesorabile l'odio dell'adolescente Jack che pensa, per un attimo, anche alla possibilità di ucciderlo: un'eco de La rabbia giovane (1973), film assurto a simbolo della ribellione sessantottina, anche perché il motto di allora (più o meno metaforico) “Uccidiamo il Padre”, in quel primo film di Malick viene rappresentato esemplarmente. Infatti il giovane Kit uccide il papà della ragazza con la quale fugge per un viaggio trasgressivo e autodistruttivo. In The tree of life si cerca invece una via per la riconciliazione. Nell'estenuante prologo naturalistico e psichedelico, probabilmente simbolo dell'imponenza e del mistero della natura (ma anche della sua sovrana indifferenza) e nel criptico finale, si lascia intendere una sorta di elaborazione del lutto da parte della famiglia che riabbraccia il figlio morto (sogno? aldilà? spirito?) in una landa deserta lambita dal mare. Quell'energia cosmica spirituale al centro di un certo cinema contemporaneo (Into the Wild, Avatar, Hereafter) si ripresenta come soluzione pacificante dopo una carrellata di belle immagini che fanno della natura una divinità da ammirare esteticamente e in cui annegare le proprie sofferenze, accettandone lo scorrere del tempo che tutto consuma e rigenera, all'insegna del Caos. Le preghiere e le citazioni iniziali nulla hanno a che fare con la redenzione di Cristo, anche se il linguaggio si presta ad ambiguità: ad esempio per l'uso della parola “grazia”, da interpretare come spontaneità, eleganza, naturalezza e non dono di un Dio personale. Scusate se uso la prima persona, non è il mio stile, ma confesso di essere stato, a vent'anni, un cinefilo incallito e allora questo film l'avrei consigliato. Vent'anni dopo sono un cinefilo pentito e attendo con ansia l'uscita di X-Men: L'inizio.
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   Luca

mercoledì 8 giugno 2011

LA SOCIETA' PERFETTA

In continuità con  con la grande lezione dei classici greci e latini il magistero della Chiesa in genere e la dottrina sociale in specie considerano la Chiesa e lo Stato come società perfette, la famiglia come società non perfetta vediamo:
la famiglia è una societas naturalis, è una società naturale,  non è una società perfetta, perché non può sopravvivere da sola .
Lo Stato, è una società naturale, e si tratta di una società perfetta, nel senso che basta a se stessa all’interno della quale l’uomo trova i propri mezzi per conseguire il proprio fine naturale e indirettamente  quella stessa salvezza soprannaturale che è il fine della Chiesa.
 La Chiesa è società soprannaturale perfetta,  perchè  sufficiente a sé stessa , per conseguire il suo fine che è la salvezza delle anime, ha ricevuto dal suo fondatore divino tutti i mezzi, i sacramenti, la dottrina, la Santa Messa, le grazie necessarie.
Ora per comprendere il corretto rapporto tra famiglia e lo Stato è necessario introdurre il principio di sussidiarietà che presuppone un rapporto tra società di ordine superiore e inferiore.
Le società di ordine superiore devono porsi in atteggiamento di aiuto (subsidium) quindi di sostegno e promozione rispetto alle minori in modo che i corpi intermedi possano svolgere le funzioni che le competono senza essere assorbiti e sostituiti ad aggregazioni sociali superiori Stato in primis .Essre dunque società perfetta e quindi di ordine superiore non significa manipolare una società non perfetta di ordine inferiore .La famiglia e il principio di sussidiarietà rimangono quel baluardo che ogni singolo uomo ha dinanzi alle prevaricazioni della grande società, della società civile, baluardo di difesa contro ogni forma di collettivismo.
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roberto

lunedì 6 giugno 2011

IL PAPA TORNA SULLA COSCIENZA



Benedetto XVI ha visitato il 4 e 5 giugno la Croazia, accolto da uno straordinario entusiasmo di popolo, mettendo al centro delle sue riflessioni come «tema centrale» quello della coscienza. Il Papa ne aveva già parlato in occasione del viaggio apostolico nel Regno Unito del 16-19 settembre 2010, nel corso del quale aveva beatificato il cardinale John Henry Newman (1801-1890). Qui un nostro articolo.
Tutti celebrano la libertà di coscienza. Ma per il pensiero maggioritario della modernità l’appello alla coscienza, declinato in modo soggettivistico, significa che ciascuno fa quello che vuole, seguendo i suoi impulsi e i suoi desideri. L’intera società, ha affermato Benedetto XVI al suo arrivo all’aeroporto di Zagabria, finisce allora per essere dominata dalla «poca stabilità» e «segnata da un individualismo che favorisce una visione della vita senza obblighi e la ricerca continua di “spazi del privato”». Per la grande tradizione classica e cristiana, al contrario, la coscienza è il luogo dove si ascoltano la verità e il bene, la voce che non incita a fare quello che si vuole ma quello che si deve, quanto la ragione indica come conforme al vero e al buono. Da queste due opposte nozioni di coscienza nascono due civiltà, due concezioni della famiglia, due Europe.
 Questa separazione della coscienza dalla verità porta fatalmente a «una crescente disgregazione della famiglia», a una «mentalità secolarizzata che propone la convivenza come preparatoria, o addirittura sostitutiva del matrimonio», a una politica che nega «l’intangibilità della vita umana dal concepimento fino al suo termine naturale, il valore unico e insostituibile della famiglia fondata sul matrimonio e la necessità di provvedimenti legislativi che sostengano le famiglie nel compito di generare ed educare i figli», che il Papa ha voluto ricordare anche al presidente italiano Giorgio Napolitano nel messaggio che gli ha indirizzato al momento di lasciare l’Italia verso la Croazia.
 Il Pontefice ha detto che «è nella formazione delle coscienze che la Chiesa offre alla società il suo contributo più proprio e prezioso», con un’influenza diretta anche su una politica che sia «non falsamente neutra, ma ricca di contenuti umani, con un forte spessore etico», sempre ispirata alla «dottrina sociale della Chiesa». E questo contributo «comincia nella famiglia».
Far prevalere l’idea corretta della coscienza contro le distorsioni del soggettivismo è un compito oggi molto difficile, «in una società che cerca di relativizzare e secolarizzare tutti gli ambiti della vita»
 Questo sforzo – ha affermato nella stessa occasione – non potrà essere soltanto intellettuale. Potrà riuscire soltanto grazie alla vita spirituale, alla preghiera, «ai Sacramenti, specie all’Eucarestia». Sempre attento alle ricorrenze, Benedetto XVI ha ricordato «i 600 anni del “miracolo eucaristico di Ludbreg”», un evento centrale nella storia cattolica della Croazia. Nel 1411 nella cittadina croata di Ludbreg il vino nel calice di un sacerdote che dubitava della presenza reale nell’Eucarestia si trasformò miracolosamente in sangue.

Tratto da "la bussola quotidiana" di M.Introvigne
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roberto

lunedì 30 maggio 2011

INTEGRALISTI E LEGGE MORALE

A Malta il matrimonio indissolubile non ce l’ha fatta. Nel referendum di sabato 28 maggio che proponeva ai maltesi l’introduzione del divorzio il «sì» ha ottenuto il 53% dei voti – 122.547 voti validi su 230.518 –, il «no» si è fermato al 47%: 107.971 voti. I votanti sono stati il 72%,
L’argomento «Se sei cattolico sei libero di non divorziare ma non puoi impedire di farlo a chi non è cattolico» è un’autentica maledizione culturale e civile, perché apre la strada a qualunque presunto «nuovo diritto». Basta sostituire la parola «divorziare» con «abortire», «sposare una persona dello stesso sesso», «chiedere di essere ucciso con l’eutanasia se consideri le tue sofferenze intollerabili», e il gioco è fatto.
Per i cattolici l’indissolubilità del matrimonio è un principio religioso, ma anzitutto un principio di quel diritto naturale che la ragione può riconoscere, che è la regola comune del gioco chiamato società e che vincola tutti a prescindere dalla loro appartenenza a una specifica religione o a nessuna.I veri integralisti pertanto non sono i cattolici ma coloro che sono svincolati dalla legge morale naturale.
L’insegnamento della Chiesa è chiaro,lo ricorda Benedetto XVI:
 "Presso non pochi pensatori sembra oggi dominare una concezione positivista del diritto. Secondo costoro, l'umanità, o la società, o di fatto la maggioranza dei cittadini, diventa la fonte ultima della legge civile.(come in un nostro articolo qui) Il problema che si pone non è quindi la ricerca del bene, ma quella del potere, o piuttosto dell'equilibrio dei poteri. Alla radice di questa tendenza vi è il relativismo etico, in cui alcuni vedono addirittura una delle condizioni principali della democrazia, perché il relativismo garantirebbe la tolleranza e il rispetto reciproco delle persone. Ma se fosse così, la maggioranza di un momento diventerebbe l’ultima fonte del diritto. La storia dimostra con grande chiarezza che le maggioranze possono sbagliare. La vera razionalità non è garantita dal consenso di un gran numero, ma solo dalla trasparenza della ragione umana alla Ragione creatrice e dall’ascolto comune di questa Fonte della nostra razionalità".(Discorso alla  commissione teologica internazionale 2007)
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roberto

lunedì 23 maggio 2011

FAMIGLIE AL CINEMA



THOR
di Kenneth Branagh

 USA, 2011
Produzione: MARVEL ENTERPRISES
Interpreti: Chris Hemsworth, Natalie Portman, Anthony Hopkins


Nuovo genere cinematografico con caratteristiche peculiari oltre che fenomeno sociologico rilevante della cultura di massa degli ultimi trent'anni, i film tratti dai supereroi dei fumetti americani non possono essere liquidati solo come sottoprodotti di sceneggiatori hollywoodiani a corto d'idee. In questo caso l'attore e regista inglese Kenneth Branagh s'ispira alle atmosfere de Il Signore degli anelli per narrare i miti dell'origine dei tempi contenuti nel testo fondamentale dell'epica nordica, l'Edda in prosa redatta dall'islandese Snorri Sturluson (XIII sec.), oltre che al fumetto pubblicato dai leggendari Stan Lee e Jack Kirby nel 1962. La guerra condotta dal padre degli dei, Odino, contro i Jotunheim, i giganti del ghiaccio, si presta poi a una rilettura in chiave tragica delle vicende familiari dei due eredi al trono, Loki e Thor (il primo invidioso del fratello, il secondo temerario e arrogante) dando così la possibilità all'autore di attingere alle cupe e affascinanti trame del suo amato Shakespeare. La storia mescola inoltre abbastanza abilmente il gusto per l'avventura e l'ostentazione della forza con temi più introspettivi e morali. Odino infatti spedisce in esilio Thor sul pianeta Terra affinché impari le qualità essenziali per ben governare: il desiderio di difendere la pace e l'umiltà. A questo punto il racconto si contamina di motivi cristiani: il martello Mjolnir, catapultato anch'esso sul globo terrestre, s'incaglia nella sabbia del deserto del New Mexico, facendo accorrere da ogni parte curiosi che provano a estrarlo senza riuscirvi. Saprà riconquistarlo solo il dio decaduto, grazie all'offerta della propria vita per difendere la città minacciata. Umiltà e sacrificio non sono virtù così comuni nella mitologia pagana e mentre all'inizio della storia il mondo divino sembra del tutto indifferente a quello umano, verso la conclusione, grazie all'innamoramento tra il dio del tuono e la scienziata che ne studia i poteri (una Natalie Portman elegante e misurata), tutto lascia intendere che tra le due realtà un incontro è, non solo possibile, ma sperabile. Senza voler pretendere più che un sano divertimento, ricco di effetti speciali e di atmosfere misticheggianti come nel famoso Excalibur di John Boorman (1981), quest'opera è comunque carente nella descrizione delle vicende umane dell'eroe, goffo e impacciato senza poteri, ma anche senza una sceneggiatura che ne sostenga adeguatamente i possibili risvolti ironici. Eppure, ancora una volta, viene da chiederci: perché i supereroi, nei fumetti e al cinema, continuano ad affascinare da quasi un secolo? La giornalista Lois Lane, protagonista del film Superman Returns, al  termine della sua avventura, scrive un articolo in cui spiega che il mondo “ha bisogno di Superman” poiché ha bisogno di un salvatore. Super-commercializzati e secolarizzati, questi personaggi, a volte semi-divini, più spesso semplici mortali che sfruttano i propri poteri e carismi per il bene della comunità, piacciono forse proprio perché incarnano il desiderio di essere più che umani, attingendo a temi e simboli religiosi, spesso cristiani (i tre Spider-Man, Batman Begins e Il cavaliere oscuro, la saga X-Men). In ogni caso ci troviamo in presenza di narrazioni in cui l'eroe affronta un dramma, vince un senso di colpa o un vizio affermandone la virtù contraria. Una sorta di 'bestiario' postmoderno di supereroi che ci ricordano, allegoricamente, valori universali e suscitano la nostalgia di un mondo giusto e ordinato.
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Luca 



sabato 21 maggio 2011

Perché tanta grandezza?


 Il carattere eminentemente ragionevole della fede cristiana e la natura di vero fatto storico,  sono il fondamento dell’ omelia pronunciata da Benedetto XVI nella veglia pasquale nella notte Santa il 23 aprile 2011. Essa si articola in quattro passaggi fondamentali:
 -Il racconto della creazione.
-Chi ha creato il mondo è intrinsecamente Logos, Verbo, Ragione.
- Questa Ragione creatrice che è all'origine del mondo non è un'essenza astratta ma una Persona che ha fatto alleanza con gli uomini.
 -l'alleanza fra Dio e l'uomo è credibile per noi oggi perché si è incarnata in Gesù Cristo veramente morto e veramente risorto.
Senza l'amore, la creazione rimane un enigma inspiegabile. Perché tanta grandezza?
Per chi tanta magnificenza? "La creazione non si può giustamente capire se non si vede come momento della realizzazione di quel disegno d'amore, con il quale il Padre, per mezzo di Cristo, nello Spirito Santo, chiama ed ammette gli uomini alla comunione con sé, alla partecipazione della sua vita (cf LG, n. 2).
"Infatti, la creazione trova il suo vertice negli esseri personali, capaci di rispondere, ringraziando ed adorando, all'atto d'amore di Dio, che li fa sussistere davanti a sé, avendoli scelti, già prima della creazione, per essere santi ed immacolati al suo cospetto nell'amore (Ef l, 4). Come fanno pena quelli che non credono o non pensano a queste verità stupende!
 

qui l'omelia

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roberto

lunedì 16 maggio 2011

To be or not to be

Sono stato a Birmingham e, in particolare, in quel di Stratford-upon-Avon, paese natale di William Shakespeare.


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silvio

venerdì 13 maggio 2011

A TRENT'ANNI DAL 13 MAGGIO 1981


A trent’anni dal
13 MAGGIO 1981
L’attentato a Giovanni Paolo II il giorno della festa della Madonna di Fatima