venerdì 16 dicembre 2011

Il vescovo di Trieste lancia una iniziativa per la formazione politica dei fedeli

di Giuseppe Brienza

Una denuncia di tutte quelle «forze che a livello internazionale stanno programmando un brutale e continuo attacco alla vita e alla famiglia», è stata lanciata da quattro esperti cattolici, due europei e due ispanici, nell’introduzione del Terzo Rapporto sulla Dottrina sociale della Chiesa nel mondo, curato dal vescovo di Trieste monsignor Giampaolo Crepaldi e da Stefano Fontana, rispettivamente presidente e direttore dell’Osservatorio Internazionale “Cardinale Van Thuân”, appena pubblicato dall’editore Cantagalli. Il peruviano Diego Arias Padilla, il francese Philippe de Saint Germain, lo spagnolo Fernando Fuentes Alcantara e lo stesso Fontana, hanno identificato fra le più pericolose di queste forze in quelle «agenzie culturali che impongono un pensiero unico sui temi della libertà individuale, delle relazioni tra i sessi, della visione della procreazione». [leggi tutto]

© Vatican Insider

venerdì 9 dicembre 2011

Ici-Chiesa, confusione anche ministeriale


di Riccardo Cascioli
© La Bussola Quotidiana (09-12-2011)

Ci mancava anche il ministro Riccardi ad aggiungere un po’ di confusione sul tema Ici e Chiesa. E’ vero, le sue parole pronunciate durante un’intervista in un programma tv della Rai sono state volutamente forzate: non ha detto “la Chiesa paghi l’Ici”, come hanno titolato alcuni giornali online; ha detto che gli edifici ecclesiastici adibiti ad attività commerciali già pagano l’Ici, e che se ci sono abusi tocca ai Comuni vigilare. Ma non c’è dubbio che le parole di Riccardi restano ambigue e fonte di ulteriore confusione, in un momento in cui è stato rilanciato il tormentone dell’Ici per attaccare la Chiesa.

Per la esatta e puntuale spiegazione dell’argomento Chiesa-Ici rimandiamo ad un articolo già da noi pubblicato mesi fa e preparato dall’avvocato Marco Ciamei, che spiega sinteticamente l’attuale situazione legislativa e risponde ai più diffusi luoghi comuni. Qui però vogliamo riprendere almeno un paio di questioni fondamentali che sarebbe bene che un ministro della Repubblica spiegasse ogni volta che deve intervenire sul tema, e non per difendere la Chiesa ma per ristabilire la verità e fare chiarezza.

Primo: non esiste alcuna legge che privilegia la Chiesa. L’esenzione dall’Ici prevista dalla legge riguarda tutti gli immobili utilizzati da un “ente non commerciale” e destinati “esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive”. In pratica c’è un’esenzione che riguarda tutto il mondo no profit ed è circoscritta a otto attività ben definite dalla legge. Al di fuori di queste attività, anche gli enti non commerciali pagano l’Ici. Sarebbe davvero curioso – ma sarebbe giusto dire discriminatorio - se con una legge ad hoc si escludessero soltanto gli immobili ecclesiastici dall’esenzione.

Secondo: “commerciale” non vuol dire “a fine di lucro”. Ed è su questo termine che si gioca il grande equivoco. Da un punto di vista tecnico, infatti, “commerciale” è tutto ciò che chiede un corrispettivo a fronte di un servizio, quale è ad esempio una retta per la frequenza della scuola materna. Ma questo tipo di attività commerciale rientra giustamente nell’esenzione perché è tra le otto categorie previste dalla legge. Quindi per questo genere di attività commerciali la Chiesa – come tutti gli altri enti no profit – non deve pagare l’Ici. La tassa sugli immobili viene pagata invece per altri tipi di attività commerciali, come ad esempio quella alberghiera. Ma anche qui bisogna essere chiari: un pensionato per studenti fuori sede o per l’ospitalità di parenti di malati ricoverati in ospedali lontani dalla residenza, non è assimilabile a un albergo. E’ invece una struttura ricettiva complementare, di carattere sociale, che rientra nelle otto attività suddette. E del resto soltanto un pazzo accecato dall’ideologia può sostenere che un pensionato per studenti fuori sede sia “concorrente” di un albergo.

Detto questo, i cattolici che oggi si stracciano le vesti per questo nuovo attacco pretestuoso e vergognoso alla Chiesa, guardino bene gli effetti in Parlamento di questa nuova campagna promossa dai Radicali. E ci pensino la prossima volta che sponsorizzano il finanziamento “illecito” di Radio Radicale a spese dei contribuenti.

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roberto

martedì 6 dicembre 2011

Farisei


Per suicidarsi ci vuole il medico?
Per mettere le tasse ci vuole il ministro dell’economia?
Per incendiare un magazzino servono i pompieri?
Il pugile dev’essere un dentista?
E il pescatore un veterinario?

«Serpenti, razza di vipere, come potrete scampare dalla condanna della Geenna?» (Mt 23, 33)

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silvio

domenica 4 dicembre 2011

Presentazione libro


L’esistenza umana alla luce del pensiero
di Viktor E. Frankl
di
Eugenio Fizzotti


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Martedì 6 Dicembre 2011 ore 18,00
Sala Marconi della Radio Vaticana
Roma

Relazionano:
Card. Oscar Andrés Rodríguez Maradiaga
Presidente della Caritas Internationalis

Prof. Nino Dazzi
Presidente del Comitato di supporto strategico e valutazione dell'Università “La Sapienza”

Dott. Antonio Agostini
Direttore generale della ricerca nel Ministero dell'Istruzione e dell'Università

Coordina:
Enzo Romeo
Caporedattore del TG2

Sarà presente l’autore

venerdì 2 dicembre 2011

La selva dei suicidi


Ci si può esimere dal commentino di rito sul suicidio del compagno Lucio Magri? E quando mai. Tanto più che il caso umano non presenta particolari difficoltà esegetiche.
Il Magri, ovviamente, non si è ucciso: era già morto da tempo, da molto tempo. Senza preghiera, in balìa delle proprie fantasie, lo spirito muore. Tutt’al più il Magri sarebbe potuto resuscitare, con l’aiuto di Dio e del prossimo. Però chi cade nel pozzo della ribellione diventa schiavo della propria volontà e difficilmente riesce a rompere catene così forti. Per resuscitare ci vuole umiltà, libertà, non schiavitù.
Repubblica dice: «Anche Magri voleva volare, voleva cambiare il mondo, e il mondo degli ultimi anni gli appariva un’insopportabile smentita della sua utopia, il segno intollerabile di un fallimento, la constatazione amarissima della separazione tra sé e la realtà». E se lo dice Repubblica…
Poi Sofri dice: «“Non siamo padroni della nostra vita”. “Non siamo padroni”, questa sì che è una bella espressione, sarebbe piaciuta anche a Lucio Magri». E se lo dice Sofri…
Quindi Magri fu un utopista. Sognava un mondo senza padroni, tranne lui, unico padrone della vita. Ma che padrone poi? Se avesse davvero avuto del potere sulla vita non sarebbe morto mai.
E Dante Alighieri che dice?
«Quando si parte l’anima feroce / dal corpo ond’ella stessa s’è disvelta, / Minòs la manda a la settima foce [settimo cerchio, secondo girone, ndr]» (La Divina Commedia, Inferno, XIII).

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silvio

Libertà non è libertinaggio


Un equivoco grossolano non ancora sufficientemente chiarito

di Don Lucio Luzzi

Succede quasi sempre dopo un periodo di asservimento, di totalitarismo, di statalismo, come è accaduto in Francia nel ‘700, in Italia e Germania nel ‘900, al termine di assolutismi e dittature.
Ciò spiga ma non giustifica il fenomeno.
E’ una ingenuità affermare che l’uomo nasce libero. Si nasce condizionati in mille maniere; alla propria identità, al sesso, all’ambiente dove ci si viene a trovare e ad altro..
La libertà è una aspirazione specifica dell’uomo come tale. Ma si tratta di un’aspirazione che per realizzarsi imporrà a lui innumerevoli sforzi; anzitutto contro se stesso e i propri istinti; e poi contro i fattori esterni tendenti ad influenzarne lo sviluppo: QUINDI UN PUNTO DI ARRIVO NON DI PARTENZA.
 
Gli sforzi più duri dovrà impegnarli proprio contro se stesso, perché ogni tendenza disordinata, ogni vizio, minerebbe alla radice la piena disponibilità di sé a se stesso.
Gli altri sforzi saranno quelli che dovrà dedicare all’opposizione verso ogni pretesa della società d’ impedirgli la propria indipendenza contro ogni condizionamento ingiusto.
Appunto ingiusto.
Perché l’uomo è stato definito anche un animale socievole, quindi nato per vivere insieme ad altri, con i quali confrontarsi e aiutarsi reciprocamente.
Il gorilla è del tutto autonomo e resta coni suoi simili solo fino a che lo richiedono le sue esigenze biologiche.
Sa ciò deriva che non posso ritenermi libero da fare tutto ciò che voglio; neppure a livello di vita privata, perché anche in questo settore sono condizionato necessariamente da esigenze mie corporali e psicologiche che non dipendono totalmente da me e da quelle sociali, dalle quali non posso solo chiedere ma anche dare. E donandomi limito la mia autogestione. Ma non donandomi, chiudendomi in me stesso, non sarei più libero, bensì più vicino al suicidio morale.
E’ stato affermato che la mia libertà arriva dove si scontra con quella degli altri.
Se vado oltre, non sono più un uomo libero, ma un libertino, e come tale non sarei più un essere ragionevole, ma un bruto.
Da quanto detto risulta che la libertà è un dono di Dio all’uomo, ma come ogni altro suo dono, deve diventare una conquista personale.
E siccome la libertà è un dono supremo per l’uomo, esige tanta autodisciplina, per rimanere tale e svilupparsi convenientemente.
Oggi per la libertà intendiamo il diritto di dire e di fare quello che ci pare e piace, disattendendo che anche altri hanno lo stesso diritto, stiamo scatenando lotte senza frontiere: guerre preventive, lotta di classe, vincoli sociali, professionale, matrimoniali, spezzati appena non rientrano più nel proprio tornaconto, con tutto il resto che i nostri generosi mass media ci ammanniscono ogni giorno, la servizio di scuderie che sembra abbiano un solo interesse: quello di scardinare ogni ordine morale, a vantaggio delle loro speculazioni..finanziarie.

La dottrina sociale della Chiesa a servizio del mondo


di Giuseppe Brienza

«La Dottrina sociale della Chiesa non è immediatamente Parola di Dio, eppure essa si fonda sulla Parola di Dio ed è proclamata e vissuta dalla Chiesa. Possiamo allora dire che anche per la Dottrina sociale della Chiesa vale questo richiamo: essa non è incatenata». E’ quanto scrivono quattro esperti internazionali, Diego Arias Padilla, Direttore del Centro de Piensamento Social Catolico della Universidad San Pablo di Arequipa, Perù, Philippe de Saint Germain, Delegato generale della Association pour la Fondation de Service Politique di Parigi, Stefano Fontana, Direttore dell’Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuan sulla Dottrina sociale della Chiesa di Verona e Fernando Fuentes Alcantara, Direttore della Fundacion Pablo VI di Madrid, nella loro Sintesi introduttiva (cfr. La Dottrina sociale della Chiesa non può essere incatenata: testimonianza, santità e martirio, p. 15) del "Terzo Rapporto sulla Dottrina sociale della Chiesa nel mondo" (a cura di Giampaolo Crepaldi e Stefano Fontana, Cantagalli, Siena 2011, pp. 221, € 14), libro che sarà presentato il prossimo 3 dicembre, a Trieste (ore 10.30, Palazzo Diana, Piazza San Giovanni). [leggi tutto]

© Vatican insider