domenica 15 aprile 2012

Lefebvriani-Santa Sede, l’accordo è vicino


Arriva la risposta di Fellay. Per la Fraternità San Pio X si profila la «prelatura personale» direttamente dipendente dal Papa

di Andrea Tornielli

L’accordo tra la Santa Sede e la Fraternità San Pio X fondata da monsignor Marcel Lefebvre potrebbe essere questione di giorni, forse anche di ore. Il superiore della Fraternità, il vescovo Bernard Fellay, avrebbe sottoscritto una nuova versione del preambolo dottrinale consegnatogli lo scorso settembre dal cardinale William Levada, Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede e presidente della pontificia commissione Ecclesia Dei.
Ufficialmente in Vaticano si sta ancora attendendo l’arrivo della risposta di Fellay, al quale lo scorso 16 marzo era stata richiesta una decisione definitiva. Ma secondo le informazioni raccolte dal vaticanista di Le Figaro, Jean-Marie Guenois, molto si è mosso a livello «ufficioso», e l’accordo sarebbe ormai vicino. [leggi tutto]

© Vatican Insider

Dalla vecchiaia all’infanzia


Discorso n.53 di San Massimo di Torino (circa 350-423 d.C.)

Un grande e sublime dono, o fratelli, ci ha concesso Dio in questo salutifero giorno pasquale, nel quale il Signore, risorgendo, concesse a tutti la risurrezione e, salendo dalla profondità alle altezze, nel suo corpo innalzò pure noi dalle realtà inferiori a quelle di lassù. Secondo l’Apostolo, infatti, noi tutti cristiani siamo corpo di Cristo e sue membra. Se perciò Cristo è risorto, con lui sono necessariamente risorte le sue carni.
E veramente, mentre egli dagli inferi risale sulla terra, fa passare noi dalla morte alla vita. In effetti, il termine ebraico “pasqua” in latino vuol dire “passaggio” o “avanzamento”, appunto perché tramite questo mistero si passa dal peggio al meglio. È certo un utile passaggio il pervenire dai peccati alla giustizia, dai vizi alla virtù, dalla vecchiaia all’infanzia.
Infanzia, direi, non di anni, ma di semplicità, dato che anche i meriti hanno una loro età. Prima, infatti, eravamo prossimi alla morte per la vecchiaia dei peccati; una volta risorto Cristo siamo stati rinnovati nell’innocenza infantile. Anche la semplicità cristiana possiede una sua infanzia. Come, infatti, un bambino non è in grado di arrabbiarsi, non sa truffare, non ardisce vendicarsi, così l’infanzia cristiana non si adira con chi danneggia, non si oppone a chi depreda, non resiste a chi percuote. Da ultimo, come comandò il Signore, prega persino per i nemici; a chi toglie la tunica lascia pure il mantello; a chi percuote sulla guancia, offre anche l’altra.
Sennonché l’infanzia di Cristo è migliore di quella naturale in quanto questa non sa peccare, quella aborrisce il peccato; l’una è inoffensiva per debolezza, l’altra innocente per virtù. A suo merito va perciò ascritto non già che non possa fare il male, quanto che non vuole compierlo.
Come allora dicemmo, vi sono diverse età di meriti. In effetti, come nei fanciulli si riscontra una maturità morale, così negli anziani si trova l’innocenza dei bambini. Il fatto, poi, che anche nei giovani ci sia una maturità morale, lo afferma il profeta: “Una vecchiaia veneranda non è quella che dura a lungo, né si calcola dal numero degli anni; canizie infatti è la sapienza dell’uomo” (Sap 4, 8s).
Agli apostoli, poi, già maturi ed attempati, il Signore dice: “Se non vi mutate e non diventate come questo fanciullo, non entrerete nel regno dei cieli” (Mt 18, 3). Li richiama alla loro origine, li spinge a ritornare all’infanzia in modo che, pur invecchiati in un corpo caduco, rinascano ad una condotta innocente, come dice il Salvatore.

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silvio

venerdì 13 aprile 2012

Nella vita della grande comunità ecclesiale


di Manuel Nin

I Padri della Chiesa (in particolare Cirillo di Gerusalemme, Giovanni Crisostomo, Teodoro di Mopsuestia) nelle loro catechesi prebattesimali predicate soprattutto durante la Quaresima, introducevano, si potrebbe dire portavano per mano, guidavano i catecumeni, cioè coloro che si preparavano a ricevere il battesimo nella notte di Pasqua, a scoprire, conoscere e memorizzare la fede cristiana attraverso la professione di fede, il Credo, e dando loro un modello di preghiera, il Padre nostro. Durante tutto questo periodo di preparazione, nell’attesa del battesimo che, come tutti i sacramenti, è un dono che si riceve, che si accoglie nella grande Chiesa, nel suo grembo che rigenera, i catecumeni erano iniziati alla fede, all’ascolto e alla comprensione della Parola di Dio, e partecipavano soltanto alla prima parte dellacelebrazione dei santi misteri. [leggi tutto]

© L’Osservatore Romano

Gesu' Cristo vero Dio e vero uomo

Imperdibile conferenza del card. Carlo Caffarra
     
 

Vogliamo provvedere?

Kaspar senza talare

Non fa una grinza: don Peter Paul Kaspar si chiede perché lui deve obbedire a Roma, mentre il cardinale di Vienna Cristoph Schönborn può tranquillamente disobbedire.
Kaspar è uno dei leader della “Pfarrer-Initiative”, altamente critica nei confronti del Magistero, recentemente bacchettata da Benedetto XVI.
Kaspar sarà pure eretico, ma non è matto: si chiede come mai per Schönborn non sia previsto alcun «procedimento canonico».
Infatti ce lo chiediamo anche noi. Come mai?

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silvio

Solenne Pontificale di Pasqua


di Silvio Brachetta

«Se Cristo non è risorto, vuota allora è la nostra predicazione, vuota anche la vostra fede» (1Cor 15,14). Per questo motivo, come lascia intendere San Paolo, «la risurrezione di Cristo è il mistero centrale del cristianesimo». Così il nostro Arcivescovo mons. Giampaolo Crepaldi ha introdotto la propria omelia lo scorso 8 aprile, durante il Solenne Pontificale di Pasqua. La risurrezione gloriosa del Figlio di Dio - ha precisato - «è l’evento definitivo dopo il quale non dobbiamo attenderci nulla di nuovo, ma solo il pieno compimento di quello che è già avvenuto».
Dinnanzi ai fedeli convenuti nella Cattedrale di San Giusto, gremita fin dalla precedente veglia notturna, l’Arcivescovo ha condiviso con tutti la «gioia straordinaria» nel vedere tanta partecipazione ai riti della Settimana santa. [leggi tutto]


© Vita Nuova

giovedì 12 aprile 2012

Modernismo a Nordest


 
Il 13-14-15 aprile, si tiene il Convegno ecclesiale di Aquileia: «Le Chiese del Nordest, lasciandosi guidare dallo Spirito Santo, intendono, attraverso il Convegno "Aquileia 2" chiedersi come annunciare Gesù Cristo oggi, nell’attuale contesto socio-culturale del territorio».

Niente da fare. Con profonda tristezza annoto che, a poche ore dal Convegno, il mantra è sempre il medesimo: il solito sociologo parla di «ascolto», «camminare insieme», «accoglienza», «dare la parola». Vengono sempre invitati esponenti del neomodernismo. E il progetto d’apostolato, che non tocca mai i contenuti, si riduce a problema di trasmissione dati. C’è solo una monotona e paranoica ricerca di non si sa bene quale «linguaggio» nuovo per comunicare con «gli uomini e le donne del nostro tempo». Ma comunicare cosa? Non c’è alcun contenuto da comunicare.
Il grande teologo ha in testa solo questo: «usare i mezzi di comunicazione», perché secondo lui la questione capitale è il «linguaggio». E ancora sullo «stile» del Vaticano II, che voleva il «dialogo», che «non ha condannato nessuno», che è «stato amichevole». Insomma, «il linguaggio deve cambiare». Ma se da cinquant’anni ripetono sempre questo! Sempre e solo questo.
«Si ascoltano ancora parole dure verso il mondo», dice. Ma questa è una bugia. La Chiesa si è rammollita già da tempo ed è in gran parte secolarizzata. L’inciucio con il mondo è diffusissimo e si hanno solo parole zuccherine. Eppure bisogna continuare il piagnisteo e insistere a chiedere il riconoscimento del divorzio e della bigamia che - sempre a parere del grande teologo - nel Vangelo di Marco sembrava tollerata (ma quando mai!).
E ancora storicismo a ruota libera: «le soluzioni del passato non valgono più per il presente» - dogma indiscutibile.
Gran finale. Riabilitazione della modernità da parte del docente di storia moderna. Finalmente, dopo Giovanni XXIII, la Chiesa ne ha inglobato alcuni valori. Poi, ovviamente, nella competizione tra «principi evangelici» e «divenire del tempo», la gara la vince il tempo. Mai un tempo quieto, beninteso, ma sempre sospinto da «accelerazioni» inquietanti. Quindi la Chiesa «deve fare i conti con la storia», che ha visto mutare i «principi non negoziabili». E pensare che, viceversa, è il mondo che ha sempre fatto i conti con la Chiesa.
Il sociologo sente nell’aria «la voglia di cambiamento». Questa la sua priorità. Non la salvezza delle anime, non la gloria di Dio. «Deve cambiare la Chiesa», sentenzia. E un altro piagnisteo: c’è «mancanza di rinnovamento conciliare», cioè un «freno» ha interrotto bruscamente le «grandi speranze» moderniste di saccheggiare il deposito della salvezza.
«In questo contesto il Convegno di Aquileia si rivela provvidenziale», dice il cronista. A buon intenditor…
I vescovi tacciono (colpevolmente) e, quindi, acconsentono.
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silvio

“In ginocchio davanti al Padre”


«Prima di riflettere sul contenuto della richiesta di Gesù, dobbiamo ancora rivolgere la nostra attenzione su ciò che gli Evangelisti ci riferiscono riguardo all’atteggiamento di Gesù durante la sua preghiera. Matteo e Marco ci dicono che Egli “cadde faccia a terra” (Mt 26,39; cfr Mc 14,35), assunse quindi l’atteggiamento di totale sottomissione, quale è stato conservato nella liturgia romana del Venerdì Santo. Luca, invece, ci dice che Gesù pregava in ginocchio. Negli Atti degli Apostoli, egli parla della preghiera in ginocchio da parte dei santi: Stefano durante la sua lapidazione, Pietro nel contesto della risurrezione di un morto, Paolo sulla via verso il martirio. Così Luca ha tracciato una piccola storia della preghiera in ginocchio nella Chiesa nascente. I cristiani, con il loro inginocchiarsi, entrano nella preghiera di Gesù sul Monte degli Ulivi. Nella minaccia da parte del potere del male, essi, in quanto inginocchiati, sono dritti di fronte al mondo, ma, in quanto figli, sono in ginocchio davanti al Padre. Davanti alla gloria di Dio, noi cristiani ci inginocchiamo e riconosciamo la sua divinità, ma esprimiamo in questo gesto anche la nostra fiducia che Egli vinca».


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silvio

mercoledì 11 aprile 2012

“Da Roma nessun diktat sui parroci ribelli”

Intoccabili

E come volevasi dimostrare, contro l’eresia nessun provvedimento canonico, come al solito.

Articolo di Alessandro Speciale:

Ai vescovi austriaci non è arrivato alcun diktat dal Vaticano che ordini di intervenire contro i preti che fanno parte della Pfarrer Initiative. Lo conferma a Vatican Insider Michael Prüller, portavoce dell'arcivescovo di Vienna, il cardinale Christoph Schönborn, che è stato informato dei contenuti della lettera arrivata da Roma.
A scrivere di una lettera “esplosiva” che chiedeva di “fare qualcosa” contro i parroci austriaci che hanno lanciato l’Appello alla disobbedienza - preso di petto da papa Benedetto XVI nella sua omelia del Giovedì Santo - è stato, alla vigilia di Pasqua, il sito cattolico austriaco Kath.net. [leggi tutto]

© Vatican Insider

lunedì 9 aprile 2012

Ungheria, è di nuovo il 1956. Macchina del fango su famiglia


di Marcello Veneziani

«Ecco avanzare in Ungheria lo spettro della reazione... sotto l’egida del clericalismo conservatore con l’intento di tornare al passato, annullando la democrazia e la libertà». È impressionante notare che le stesse parole usate oggi in Europa per condannare la nuova Costituzione ungherese, rea di difendere la tradizione, la famiglia e la sovranità nazionale e popolare rispetto al potere delle banche, siano state adoperate dal compagno Sandro Pertini per sostenere nel 1956 l’invasione dei carri armati sovietici in Ungheria. [leggi tutto]

© Il Giornale

Domenica di Pasqua nella Risurrezione del Signore


+ Giampaolo Crepaldi
Arcivescovo-Vescovo
Cattedrale di San Giusto, 8 aprile 2012

“Il Signore è davvero risorto. Alleluia. A Lui gloria e potenza nei secoli eterni”.

Carissimi fratelli e sorelle,

1. La risurrezione di Cristo è il mistero centrale del cristianesimo, come ci ricorda l’apostolo san Paolo: “…se Cristo non è risorto, vuota allora è la nostra predicazione, vuota anche la vostra fede” (1Cor 15,14). Come ebbe a dire il poeta francese C. Peguy “…la risurrezione di Cristo è il primo giorno del mondo”. Essa è l’evento definitivo dopo il quale non dobbiamo attenderci nulla di nuovo, ma solo il pieno compimento di quello che è già avvenuto. Anche a noi l’angelo ripete le parole piene di speranza che ha detto alle donne recatesi al sepolcro: “Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto, infatti, come aveva detto” (Mt 28,5). [leggi tutto]

Ecco i disobbedienti che sfidano il Papa


di Paolo Rodari

Da come i capi delle principali diocesi del mondo stanno reagendo alle richieste, continue e in aumento, di rinnovamento e riforma che gruppi di fedeli di mezza Europa rivolgono loro perché le trasmettano in Vaticano, si può comprendere quali schieramenti si fronteggeranno in occasione del prossimo conclave che comunque, stando alle condizioni fisiche di Benedetto XVI, non dovrebbe avere luogo in tempi brevi. [leggi tutto]

© Il Giornale

domenica 8 aprile 2012

ΧΡΙΣΤΟΣ ΑΝΕΣΤΗ - Cristo è risorto

Αναστάσεως ημέρα - Χριστός Ανέστη
Πάσχα Κυρίου
    

venerdì 6 aprile 2012

Venerdì santo - Passio Christi

Ho presentato il dorso ai flagellatori

“Ed essendo nell’angoscia, pregava più intensamente. E il suo sudore diventò come grumi che cadevano a terra” (Lc 22, 44).
La similitudine dice di coloro che soffrono in maniera veementissima e che combattono: Sudore di sangue; come anche di coloro che gemono amaramente: Piange sangue. Volendo mostrare che il corpo del Signore non stillò con certe tenui gocce, e apparenti quasi a motivo di dimostrazione, ma che veramente era tutto irrorato con sudore di gocce più abbondanti, si servì dei grumi di sangue per riprodurre l’immagine della realtà.
Dunque, veniva poi mostrato che, come mediante un’intensissima preghiera e molta angoscia, così anche per mezzo della grossezza delle gocce di sudore il Salvatore era uomo nella natura e in modo vero, e non nell’immagine e nella fantasia, e che era soggetto alle naturali, ma anche non colpevoli, passioni degli uomini.
E come, sostenendo spontaneamente la morte (cfr Gv 10, 18) nella carne, ha piantato in essa l’immortalità, così anche, ammettendo nella volontà la passione della paura, ha seminato per mezzo di essa la costanza e la fortezza, con cui ha corroborato i credenti in lui per i grandi combattimenti del martirio. Per questo anche i grumi del suo sudore scorrevano in maniera mirabile come gocce di sangue, affinché in certo qual modo disseccasse ed espellesse la fonte dell’ignavia della nostra natura.
Altrimenti, se ciò non fosse avvenuto come in mistero e se uno non fosse stato del tutto codardissimo e paurosissimo, si sarebbe dovuto bagnare contro natura con le stille di sangue come gocce di sudore provenienti soltanto dall’angoscia.
Tale è anche quello che si dice, che un angelo era accanto al Salvatore e lo confortava (cfr Lc 22, 43). Anche ciò infatti avveniva a motivo della nostra economia. Poiché coloro che sono in procinto di affrontare come delle sacre gare di combattimento per la fede, hanno degli angeli dal cielo che li aiutano.

Dionigi di Alessandria (248-265 d.C.)
Dal trattato Interpretazione di 22, 42-48 del santo Vangelo secondo Luca

Il Papa richiama i sacerdoti: «La disobbedienza non è una via»


di Massimo Introvigne

La Messa crismale del 5 aprile ha offerto a Benedetto XVI l’occasione per pronunciare un’importante omelia sui sacerdoti, «consacrati, cioè consegnati per sempre a Dio», e per rispondere con tono fermo alle contestazioni contro il Magistero che vengono da gruppi di sacerdoti progressisti in diversi Paesi, in particolare in Austria, denunciando la disobbedienza dei presbiteri come una strada inaccettabile e disperata.
Come sacerdoti siamo stati consacrati da un vescovo. «Ma siamo anche consacrati nella realtà della nostra vita? – si è chiesto il Papa – Siamo uomini che operano a partire da Dio e in comunione con Gesù Cristo?». Questa domanda ne racchiude in realtà due. Da una parte, «è richiesto un legame interiore, anzi, una conformazione a Cristo, e in questo necessariamente un superamento di noi stessi, una rinuncia a quello che è solamente nostro, alla tanto sbandierata autorealizzazione. È richiesto che noi, che io non rivendichi la mia vita per me stesso, ma la metta a disposizione di un altro – di Cristo. Che non domandi: che cosa ne ricavo per me?, bensì: che cosa posso dare io per Lui e così per gli altri?». [leggi tutto]

© La Bussola Quotidiana

Don Divo Barsotti di fronte al Concilio del XX secolo


di Cristina Siccardi

Nel fervido e provvidenziale dibattito in corso sul Concilio Vaticano II giunge a proposito la bella e chiara biografia scritta da padre Serafino Tognetti, Divo Barsotti. Il sacerdote, il mistico, il padre (San Paolo, pp. 405, € 29.00), utile strumento per comprendere da vicino la figura di un monaco che ha vissuto intensamente le aspettative e le cocenti delusioni di un evento che ha rivoluzionato l’operatività della Chiesa in maniera così profonda da alterare la trasmissione della Fede.
Quando venne annunciata l’apertura del Concilio Vaticano II (25 gennaio 1959), furono in molti a riporre grandi speranze nell’evento e fra questi il monaco don Divo Barsotti (1914-2006). Prima del Concilio stesso don Divo ebbe più volte modo di manifestare una certa insofferenza nei confronti di alcuni metodi della Chiesa, che considerava chiusi e rigidi. [leggi tutto]

© blog.messainlatino.it

Se questa è fioritura…


«Sono dell’avviso che la storia ci mostri come la Chiesa nel suo insieme non sia mai stata così fiorente come essa è ora».
Card. Carlo Maria Martini, Corsera

«Situazione spesso drammatica della Chiesa di oggi».
Benedetto XVI, Omelia

Alle volte mi chiedo se quello che leggo sia reale. Cioè, è irreale lasciare impuniti gli impuniti.

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silvio

giovedì 5 aprile 2012

Giovedì Santo a Trieste - Messa del Crisma


Omelia di S.E.R. mons. Giampoalo Crepaldi Arcivescovo di Trieste

Eccellenza, dragi sobratje v duhovništvu carissimi confratelli nel sacerdozio, carissimi diaconi, Gesù Cristo ha fatto di noi un regno e ci ha costituiti sacerdoti per il suo Dio e Padre; a lui gloria e potenza nei secoli dei secoli. Amen! (Ap 1, 6)

1. Essere lieti nella speranza può essere considerato il messaggio consolante e la consegna esigente di questa Liturgia crismale. In essa, i santi segni – l’olio per l’unzione degli infermi, quello dei catecumeni, l’olio crismale – richiamano la missione propria del nostro ministero ordinato nella Chiesa. Noi siamo inviati, come ci ricorda Isaia e ribadisce Gesù, a ungere con olio di speranza i nostri fratelli, ovvero a portare il lieto annunzio ai poveri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, a promulgare l’anno di misericordia del Signore. [leggi tutto]

Il Papa risponde…


… a tutti quelli rimasti basiti per la disobbedienza della Chiesa in Austria (si deve tirare però a indovinare, perché si parla solo di “Paese europeo”). Ma non cita i Martini, i Bianchi, i Schönborn, non meno disobbedienti.
Dice Benedetto XVI:
«Come deve realizzarsi questa conformazione a Cristo […] nella situazione spesso drammatica della Chiesa di oggi? Di recente, un gruppo di sacerdoti in un Paese europeo ha pubblicato un appello alla disobbedienza, portando al tempo stesso anche esempi concreti di come possa esprimersi questa disobbedienza, che dovrebbe ignorare addirittura decisioni definitive del Magistero - ad esempio nella questione circa l’Ordinazione delle donne, in merito alla quale il beato Papa Giovanni Paolo II ha dichiarato in maniera irrevocabile che la Chiesa, al riguardo, non ha avuto alcuna autorizzazione da parte del Signore. La disobbedienza è una via per rinnovare la Chiesa? Vogliamo credere agli autori di tale appello, quando affermano di essere mossi dalla sollecitudine per la Chiesa; di essere convinti che si debba affrontare la lentezza delle Istituzioni con mezzi drastici per aprire vie nuove - per riportare la Chiesa all’altezza dell’oggi. Ma la disobbedienza è veramente una via? Si può percepire in questo qualcosa della conformazione a Cristo, che è il presupposto di un vero rinnovamento, o non piuttosto soltanto la spinta disperata a fare qualcosa, a trasformare la Chiesa secondo i nostri desideri e le nostre idee?».
E poi: «Ogni nostro annuncio deve misurarsi sulla parola di Gesù Cristo: "La mia dottrina non è mia" (Gv 7,16). Non annunciamo teorie ed opinioni private, ma la fede della Chiesa della quale siamo servitori. Ma questo naturalmente non deve significare che io non sostenga questa dottrina con tutto me stesso e non stia saldamente ancorato ad essa».

È apprezzabile e santo quanto dice il Papa? Si.
È sufficiente? No: occorre la scomunica a tappeto e l’indicazione di nomi e cognomi.

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silvio

Giovedì santo - In coena Domini


Sant’Agostino di Ippona

Dalle 124 omelie sul Vangelo di Giovanni

Sapendo dunque queste cose, si alza da tavola, depone le vesti e, preso un asciugatoio, se ne cinge. Poi versa acqua nel catino e si mette a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugatoio di cui si era cinto (Gv 13, 4-5). Dobbiamo, o carissimi, considerare diligentemente l’intenzione dell’evangelista. Accingendosi a parlare della profonda umiltà del Signore, ha voluto prima sottolineare la sua grandezza. È per questo che dice: Sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che egli era venuto da Dio e a Dio ritornava (Gv 13, 3). Avendogli dunque il Padre dato tutto nelle mani, egli si mette a lavare non le mani, ma i piedi dei discepoli: pur sapendo di essere venuto da Dio e di tornare a Dio, compie l’ufficio non di Dio Signore, ma di uomo servo. Riguarda anche questo il fatto che l’evangelista ha voluto parlare prima del suo traditore, che tale era venuto da non essere ignorato neppure da lui; di modo che anche con questo il Signore giungesse al massimo dell’umiltà, non disdegnando di
lavare i piedi a colui le cui mani già prevedeva nel delitto.
Ma perché meravigliarsi che si sia alzato da tavola e abbia deposto le vesti colui che, essendo nella forma di Dio, annientò se stesso? E che meraviglia se si cinse con un asciugatoio colui che prendendo la forma di servo è stato trovato come un uomo nell’aspetto (cfr Fil 2, 6-7)? Che meraviglia se versò acqua nel catino per lavare i piedi dei discepoli colui che versò il suo sangue in terra per lavare le sozzure dei peccati? Che meraviglia se con l’asciugatoio di cui si era cinto asciugò i piedi, dopo averli lavati, colui che con la carne di cui si era rivestito sostenne il cammino degli evangelisti? Per cingersi di un asciugatoio depose le vesti che aveva; mentre, per prendere la forma di servo quando annientò se stesso, non depose la forma che aveva, ma soltanto prese quella che non aveva. Mentre stava quindi per sopportare la fine, ha premesso questo servizio, non solo a quelli per i quali stava per morire, ma anche a colui che lo avrebbe tradito per farlo morire. Tanta è davvero l’utilità dell’umiltà umana che anche la divina maestà ha voluto raccomandarla con il suo esempio; poiché l’uomo superbo si sarebbe perduto per sempre, se il Dio umile non lo avesse trovato. È venuto infatti il Figlio dell’uomo a cercare e a salvare ciò che era perduto (Lc 19, 10). L’uomo si era perduto per aver seguito la superbia del tentatore; segua dunque, ora che è stato ritrovato, l’umiltà del Redentore.

Morale e politica in corto circuito


di Stefano Fontana

Quando le procure si mettono in moto e scoppiano casi come quello capitato alla Lega Nord in questi giorni, i giornali si riempiono di scontate osservazioni: va rispettata la presunzione di innocenza, bisogna fare trasparenza nei bilanci dei partiti, i primi a chiedere pulizia sono i militanti direttamente interessati, ci vuole più moralità, c’è una responsabilità personale ma ce n’è anche una politica e così via. A ciò si aggiungano l’idea del complotto, le opposizioni interne che ne approfittano e, specifico per la Lega, il ricordo del cappio agitato alla Camera e dei manifesti contro Roma ladrona: il quadro giornalistico è così completo. Con il solito corredo di dati personali dei soggetti coinvolti alimentato dagli archivi dei giornali. E’ possibile, però, anche qualche altro ragionamento. [leggi tutto]

© La Bussola Quotidiana

martedì 3 aprile 2012

Adversus haereses

Perchè ride?

Impazzano Martini, Bianchi e adesso anche Schönborn, che apre al mondo per l’ennesima volta senza nessun ostacolo - e qua è il grave - di tipo canonico.
Le eresie sono sempre esistite, è vero, ma l’ebetismo canonico è una novità dell’ultimo mezzo secolo e, in modo sempre più accentuato, dell’ultimo decennio.
Schönborn, quindi, non trova nulla di strano che un invertito impenitente sia a capo di un consiglio pastorale. Uno, cioè, in quotidiano peccato mortale contro il sesto comandamento, senza un minimo cenno di pentimento.
Io intanto aspetto allibito un qualche segno di vita dal Vaticano.

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silvio

Index Librorum Prohibitorum


A proposito dell’Indice dei libri proibiti, ci sono alcune precisazioni da ricordare.
È vero che l’Indice non è più aggiornato, ma non è stato abolito. Nel senso che «l’Indice rimane moralmente impegnativo, in quanto ammonisce la coscienza dei cristiani a guardarsi, per una esigenza che scaturisce dallo stesso diritto naturale, da quegli scritti che possono mettere in pericolo la fede e i costumi; ma in pari tempo avverte che esso non ha più forza di legge ecclesiastica con le annesse censure» (Notificatio de Indicis librorum prohibitorum conditione).
Allo stesso tempo, «qualora, poi comunque rese pubbliche, emergessero dottrine e opinioni contrarie ai principi della fede e della morale e i loro autori, benevolmente invitati a correggerle, non vogliano provvedere, la Santa Sede userà del suo diritto-dovere di riprovare anche pubblicamente tali scritti, per provvedere con proporzionata fermezza al bene delle anime».
Già Paolo VI disponeva che la  Congregazione per la dottrina della fede avesse, tra gli altri, anche questo compito: «Esamina con diligenza i libri che le vengono segnalati e, se sarà necessario, li condannerà, dopo aver tuttavia sentito l’autore, al quale si darà la facoltà di difendersi, anche per iscritto, e non senza aver prima avvertito l’ordinario […]» (Motu proprio Integrae servandae).

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silvio

Settimana Santa


Messaggio di S.E.R Mons. Giampaolo Crepaldi, Arcivescovo di Trieste

Carissimi fratelli e sorelle in Cristo,

1. Con la celebrazione delle Palme si apre la grande e santa settimana della passione, morte e risurrezione del Signore. La Settimana Santa è la sorgente di tutte le altre celebrazioni dell’anno. Tutte, infatti, si riferiscono al mistero della Pasqua da cui scaturisce la salvezza nostra e del mondo. Durante tutta la Quaresima abbiamo compiuto uno spirituale pellegrinaggio che ci ha portato fino a questa Domenica delle Palme. La nostra meta era Gerusalemme, e così la liturgia della Chiesa ci ha accompagnato perché fossimo pronti ad accogliere il mistero della morte e risurrezione di Gesù. [leggi tutto]