domenica 24 maggio 2009

venerdì 22 maggio 2009

Incontenibile, sublime, ridondante

No, questa è forse la migliore che ho sentito dall'inizio dell'anno.

Augias ha scopiazzato Edward O. Wilson nel vaniloquio scritto con Vito Mancuso, del quale trovate qui l'elegante stroncatura di Doninelli. Finisce così in farsa il sodalizio tra un ottuso e uno scaleno.

È quindi ufficiale che a La Repubblica scopiazzano sistematicamente (vedi l'affaire Galimberti), forse per velare il sempre più manifesto naufragio intellettuale.

Il Mancuso, il cui candore di cristiano adulto è quasi un'offesa alla mistica, si dice «completamente sbalordito»: «non c'è possibilità di negare l'evidenza», chiosa il pollo eterodosso.

Ma chi si mette a scrivere un libro con Augias (mio Dio, con Augias!) non ha già l'evidenza del risultato? Augias, dico Augias. Quello che su RAI 3 ha detto che la più grande solennità cristiana è il Natale. E ci scrivi un libro?

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silvio

Profetismo post conciliare

La Svizzera trasforma in legge la proposta sul testamento biologico, che prevede l’eutanasia. Il gran giorno dell’entrata in vigore è il primo gennaio 2012.

Fin qui niente di particolarmente strano: è noto che gli svizzeri non hanno poi dato molto all’umanità, a parte Guglielmo Tell, l’emmenthal e la simmenthal.

Il lato grottesco è che il tempo utile (tre mesi) per la promozione di un eventuale referendum abrogativo è appena scaduto. Insomma, nessuno in Svizzera s’è dato la briga di far raccogliere le cinquantamila firme necessarie per bloccare la riforma.

La Chiesa elvetica? Silenzio tombale e, ovviamente, profetico. O quasi. I vescovi fanno sapere che faranno «sentire la voce profetica della Chiesa per evitare che questo primo passo ci possa portare alla deriva». Brrr… che autorevole rimbrottino…

I Don Abbondio transalpini non hanno capito che sono già alla deriva, assieme al loro gregge di equivoci pastorali.

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silvio

giovedì 21 maggio 2009

Il soap-cristianesimo del dottor Scotti

Gerry Scotti è entusiasta. L’ennesima apertura modernista Martini-Verzè la sente come «un traguardo fino a pochi anni fa inimmaginabile».

Si autoelegge «cattolico progressista»: tra simili ci si intende. Concepisce la Rivelazione come una serie interminabile di riforme ed aperture, atte a depenalizzare la colpa.

Allora è quasi deciso: finalmente si potrà divorziare; addirittura risposarsi senza troppi rimpianti. Si potrà separare quello che Dio ha unito senza troppi pianti.

Vita devota? Vecchiume. Testimonianza cristiana? Patetico anacronismo. Conversione? E perché mai, visto che la grazia agisce per una via a noi sconosciuta a prescindere dal credo religioso? Pentimento? No. Meglio far dire alla libera coscienza che il male, in realtà, è un bene e si risolve tutto senza troppe lunghe e inutili confessioni.

Li conosciamo i “cattolici per il no”, che hanno avuto sempre un programma accurato, per quanto si mostrino al mondo insicuri e piagnucolosi. Del progetto fa parte anche la depenalizzazione del divorzio in sede civile e dinnanzi a Dio.

Il lievito ci viene ormai dai farisei e il riso è scotto.

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silvio

mercoledì 20 maggio 2009

Liberalismo religioso

Bell’articolo di Inos Biffi dedicato alla confutazione di un fraintendimento legato alla figura del teologo e apologeta John Henry Newman, convertito alla fede cristiana cattolica dall’anglicanesimo. Il malinteso riguarda una sua presunta simpatia verso il liberalismo e, in particolare, verso il liberalismo religioso.

Non conosco molto l’opera di Newman, ma a giudicare le sue parole tratte dal discorso d’investitura alla porpora cardinalizia, direi che la sua posizione fosse lontanissima dalle posizioni moderniste o liberal-progressiste: «Per trenta, quaranta, cinquant'anni anni ho resistito, con tutte le mie forze, allo spirito del liberalismo religioso […] questo errore si stende come una rete su tutta la terra». Il liberalismo religioso, secondo Newman, «è incompatibile con ogni riconoscimento di una religione come vera». Il fedele, cedendo a questo errore, giunge a ricercare la compagnia dei protestanti per «fraternizzare insieme in pensieri e affari spirituali, senza avere dottrina comune o vederne la necessità».

Risulta evidente in Biffi, che preferisce far parlare Newman, una certa amarezza per quanto accaduto alla Chiesa negli ultimi quarant’anni…

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silvio

martedì 19 maggio 2009

Sale sciapito (buono solo per essere calpestato dagli uomini)

E, sempre a proposito dei due pesi e delle due misure, ecco altre esternazioni che rimarranno come al solito senza alcuna conseguenza canonica: i protestanti (nel senso che protestano costantemente contro il Magistero cattolico) don Luigi Verzè e Carlo Maria Martini elucubrano le solite banalità post-concilio a favore dei divorziati risposati e del matrimonio presbiteriale.

Gli argomenti dell’apostolato, ormai (anzi, della pastorale, come oggi si usa dire), si sono ridotti a questi due. Viceversa, dei confessionali deserti, delle pecorelle smarrite a rischio dannazione, dell’errore che imperversa indisturbato e delle chiese vuote non se ne parla più.

La simpatica coppia eterodossa è non soltanto al riparo da ogni serio provvedimento disciplinare, ma nemmeno criticabile. A meno di non essere propensi a subire le bacchettate e le contumelie protettive di Avvenire (quotidiano della CEI collegialista).

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silvio

lunedì 18 maggio 2009

Anno I dell’era Disney - 03

Nel fatato mondo Disney possono accadere le cose più favolose. Per esempio può accadere che un presidente abortista sia premiato con una laurea honoris causa da un’università cattolica.

Ci eravamo già occupati dei due pesi e due misure che la Curia vaticana (che dev’essere redarguita con solerzia, come ci insegna santa Caterina da Siena) usa per comminare le scomuniche.

Capiranno i prelati preposti alla Dottrina della Fede che il copyrightcattolico” non può essere applicato solo ai libri dell’Editrice Vaticana (che peraltro nessuno praticamente legge), ma va esteso con inflessibilità teutonica a lorsignori protestanti che se ne fregiano a sbafo?

Capiranno che serve oggi la scomunica usata come un kalashnikov?

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silvio