mercoledì 8 dicembre 2010

“Più su del perdono”

«“Non c'è da stupirsi, scrive sant'Ambrogio, che Dio, accingendosi a redimere il mondo, abbia iniziato la sua opera da Maria, così che la prima a cogliere dal Figlio il frutto della salvezza fosse colei per mezzo della quale veniva preparata la salvezza per tutti” (Expositio evangelii secundum Lucam, ii, 17). Per tutti la grazia proviene dalla Croce di Cristo, anche per Maria di Nazaret. A lei, tuttavia, non giunse, come a ognuno di noi, nella forma di purificazione che deterge dalla macchia del peccato originale, ma come preservazione da essa.
La Vergine fu eletta da Dio come preventivamente redenta dal sacrificio del Calvario. La sua storia non incomincia con le tracce lasciate dalla colpa di Adamo, ma subito con i segni della grazia di Cristo, che dall'inizio la sottrasse a ogni impronta o influsso del male.
Noi tutti dall'eternità siamo apparsi al pensiero di Dio come dei riscattati dalla contaminazione; Maria, invece, come incontaminata.» [leggi tutto]
Inos Biffi
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silvio

lunedì 6 dicembre 2010

Il sonno della ragione produce mostri

«E chissà se, in una lontanissima galassia ellittica, qualcuno che abita su una “super terra” orbitante intorno a una “nana rossa” e respira arsenico, in questo momento si sta facendo le stesse domande.»
Josè G. Funes su L’Osservatore Mondano

Sicuramente il marziano - simpatico e intelligente ma peccatore - si domanderà se potrà risuscitare dopo la morte, a meno che non sia immortale.
Purtroppo per lui, Gesù Cristo ha solo due nature: divina ed umana. Non marziana.
E, aihmè, la natura marziana non può essere redenta, perché “quello che non è assunto non è redento” - come insegnano i Padri (che non dovrebbero essere considerati gli ultimi idioti).
Che il marziano ignori tutto ciò è comprensibile. Non si capisce, però, come possa ignorarlo Funes. Non si capisce chi lo ha messo a dirigere la Specola vaticana. Non si capisce perché lo si faccia scrivere stupidaggini senza conseguenze canoniche.
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silvio

sabato 4 dicembre 2010

Memores Domini

«San Bonaventura dice che nella profondità del nostro essere è iscritta la memoria del Creatore. E proprio perché questa memoria è iscritta nel nostro essere, possiamo riconoscere il Creatore nella sua creazione, possiamo ricordarci, vedere le sue tracce in questo cosmo creato da Lui. Dice inoltre san Bonaventura che questa memoria del Creatore non è solo memoria di un passato, perché l’origine è presente, è memoria della presenza del Signore; è anche memoria del futuro, perché è certezza che veniamo dalla bontà di Dio e siamo chiamati a giungere alla bontà di Dio. Perciò in questa memoria è presente l’elemento della gioia, la nostra origine nella gioia che è Dio e la nostra chiamata ad arrivare alla grande gioia. E sappiamo che Manuela era una persona interiormente penetrata dalla gioia, proprio da quella gioia che deriva dalla memoria di Dio. Ma san Bonaventura aggiunge anche che la nostra memoria, come tutta la nostra esistenza, è ferita dal peccato: così la memoria è oscurata, è coperta da altre memorie superficiali, e non possiamo più oltrepassare queste altre memorie superficiali, andare fino in fondo, fino alla vera memoria che sostiene il nostro essere. Perciò, a causa di questo oblio di Dio, di questa dimenticanza della memoria fondamentale, anche la gioia è coperta, oscurata.»
Benedetto XVI

Qui il testo integrale.
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silvio

venerdì 3 dicembre 2010

Trombonate radical-ottuse

«Monicelli, come chiunque, aveva la facoltà di fare quel che ha fatto senza essere poco cristianamente e liberalmente giudicato, tanto meno biasimato o condannato. Dico la facoltà e non il diritto, perché “diritto di buttarsi dalla finestra” è espressione in sé grottesca, sebbene la sua parafrasi sia risuonata in confusi discorsetti sull’eutanasia pronunciati alla Camera. Ma la facoltà sì, quella ovviamente ce l’aveva. Il presidente della Repubblica e l’establishment culturale e civile italiano (ma per il presidente Napolitano questo giudizio vale doppiamente, per l’una e l’altra metà del paese che rappresenta) non hanno invece il diritto di imporci una insincera, mistificatrice, ideologica apologia della disperazione, della solitudine, della misantropia e del suicidio.»
Giuliano Ferrara

Leggi tutto l’articolo su Il Foglio
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silvio

mercoledì 1 dicembre 2010

“La speranza è una truffa” dice Monicelli


Il suicida oggi, spesso inviato ignaro da Baal Zebub o Asma Daeva (non so bene), sta cercando di far passare una fregnaccia, travestendola da beau geste.
Mario Monicelli ci lascia in eredità la rivoluzione. Chissà se, tra la massa mediocre, ci sarà qualcuno al corrente che il rivoluzionario non ha un futuro se non il suicidio. Si suicida, perché resta senza speranza di poter sovvertire alcunché.
Questa l’ultima sentenza del “maestro”: «La speranza è una truffa, è una trappola, è una parola che non va mai pronunciata. La speranza è dei potenti per tenere a bada i subalterni. È una parola che usano i religiosi che vi dicono: ‘state buoni, pentitevi, chiedete perdono che nell’altra vita tutto andrà bene e sarete ricompensati’. […] Non bisogna avere speranze, bisogna avere desideri, mete e traguardi da raggiungere». No, dice Monicelli, non abbiate speranze, accontentatevi del traguardo della tomba.
Si suicida anche un prete molestatore che, smascherato, aveva commesso un crimine immensamente maggiore della molestia: aveva cercato di stravolgere la verità, aveva minimizzato, non era corso ai piedi di Gesù implorando il perdono. Lo avrebbe certamente ottenuto. No, ha scelto la via di Giuda.
Quanto a me… mi tengo la speranza. Non mi accontento. I venerati “maestri” vadano ad insegnare altrove.
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silvio

martedì 30 novembre 2010

“Luce del mondo”

Anche Giuliano Ferrara e Sandro Magister sono un po’ delusi dall’ultimo libro del Papa.
Ferrara: «[…] le linee del suo insegnamento pastorale perdono in parte quell’attrazione trasgressiva, quel vigore provocatorio e quell’aura di sfida al secolo, sul suo infido terreno, che ci hanno fino a ieri fatto ragionare, magari anche un po’ delirare e, in un certo senso, credere di poter credere.»
Magister: «La non brillante traduzione italiana dell’intervista, punteggiata qua e là da errori grossolani, è già stata oggetto di critiche. […] Il peggio, però, non è lì. È nell’incredibile pasticcio delle pagine finali […]».
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silvio

lunedì 29 novembre 2010

深深愛你耶穌

«深深愛你耶穌, 深深愛你耶穌, 我愛你耶穌»
«Shen shen ai ni Yesù, shen shen ai ni Yesù, wo ai ni Yesù»
«Ti amo profondamente Gesù, Ti amo profondamente Gesù, io Ti amo Gesù»

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silvio

Inizio novena

Inizia oggi la novena alla madonna immacolata

                                                     Vergine immacolata prega per noi
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roberto

FAMIGLIE AL CINEMA

Ecco un bel film che dà il tono giusto per iniziare bene l'Avvento.

              

               Stanno tutti bene

di Kirk Jones, Usa, 2010
con Robert De Niro, Drew Barrymore, Kate Beckinsale, Sam Rockwell
Uscito in Italia il 12 novembre 2010
“Oggi più che mai la famiglia è una realtà naturale, se con questo termine non si intende una cosa fissa, scritta sulla pietra, ma il senso profondo di una relazione fra i sessi e fra le generazioni che costituisce il momento in cui la natura si fa cultura. Il punto è che il diritto naturale deve essere sviluppato su basi culturali appropriate, che oggi mancano perché si preferisce pensare che la famiglia sia solo una costruzione artificiale, che ciascuno può scegliere e fare a piacimento. È un grande inganno”. L'opposizione natura/artificio, evidenziata dalle parole del sociologo Pierpaolo Donati, caratterizza significativamente questa sceneggiatura. Da una parte c'è la naturalezza del padre Frank che spera di rivedere i figli almeno nell'occasione del pranzo natalizio; dall'altra le famiglie, incapaci d'accogliere l'invito perché avvolte in un alone artificioso di piccole e grandi menzogne, costruite per tranquillizzare il papà lontano. L'uomo, vedovo da pochi mesi, decide di mettersi in viaggio, nonostante il cuore debole, perché ha intuito che c'è una verità da scoprire. Attraverso i dialoghi con i figli, sorpresi dal suo arrivo e tutti intenti a celargli la loro condizione di infelicità (divorzio, carriera mancata, gravidanza segreta, omosessualità), emerge la naturale esperienza di famiglia vissuta dal padre. Innanzitutto il desiderio di unità, di legami inossidabili, efficacemente simbolizzati dall'immagine reiterata dei cavi telefonici, installati quando lavorava come operaio specializzato (“Ho tirato 1000 km di cavo alla settimana per far arrivare i miei bambini dove sono ora!”). Poi i ruoli genitoriali ben definiti: lui silente e laborioso, fuori casa dal mattino alla sera, mentre lei tesseva relazioni, ascoltava confidenze e cercava di non preoccupare il marito, a volte tacendo più del dovuto. Infine, nonostante le ristrettezze economiche, la prole è numerosa e cresce sana in una villetta con giardino, ai margini della metropoli. I luoghi invece abitati dai figli abbondano di dettagli artefatti: il finto focolare di Amy, le bugie di Robert, la monumentale Las Vegas di Rosie,  l'assenza misteriosa di David. Quattro figli, un solo matrimonio, due nipoti in tutto. L'opera giustappone icasticamente un modello tradizionale di famiglia a un altro postmoderno, senza moraleggiare né rimpiangere il passato. In ogni caso è il padre a muoversi verso figli immobilizzati dall'ipocrisia, spinto dalla memoria della moglie con cui dialoga dinanzi alla tomba. Frank è interpretato da un malinconico De Niro, mai così misurato nei gesti e nelle espressioni. L'intero cast gode della luce riflessa del grande attore e l'accusa di eccessivo sentimentalismo proviene da chi paragona questo film, che è un remake, con quello realizzato nel 1989 da Giuseppe Tornatore. Si rimpiange soprattutto l'interpretazione crepuscolare di Mastroianni e il presunto lucido pessimismo del regista siciliano. Infatti la pellicola statunitense ha osato mutare, felicemente, la conclusione, mostrando l'amore paterno che ricuce ferite, dona speranza e si rivolge intimamente alla moglie, quasi in preghiera. Nell'originale invece un Mastroianni truccato con baffi posticci e francamente ridicoli ritorna mesto a casa, sconfitto e abbandonato a un destino di solitudine. Dal confronto emerge perfettamente ciò che continua a mancare a tanto cinema italiano che si dibatte fra comicità scurrile e vittimismo d'autore: l'aleggiare misterioso, commovente e pacificatore dello spirito del Natale.
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Luca

venerdì 26 novembre 2010

Invidia

Per gli immanentisti l’invidia è un sentimento negativo a volte anche buono, ma non sanno come combatterlo  e sarebbero stati i cristiani a scatenarlo nel mondo In grassetto le mie considerazioni a questo testo del filiosofo

Invidia 

Quel sentimento inutile che ferisce e paralizza
A differenza della lussuria, della superbia, della gola, l'invidia è forse l'unico vizio che non dà piacere. Eppure è molto diffuso e ciascuno di noi ne ha fatto esperienza per aver invidiato o essere stato invidiato. Evidentemente le sue radici nascoste affondano in quel nucleo profondo dove si raccoglie la nostra identità che, per costituirsi e crescere, ha bisogno del riconoscimento. (Del riconoscimento da parte dell’uomo o di Dio?. Chi confida nell’uomo è in balia dell’uomo chi confida in Dio sa di essere sempre riconosciuto, perché Dio ci ha creati dal nulla, liberamente e quindi per amore) Quando questo manca, la nostra identità si fa più incerta, sbiadisce, si atrofizza, e allora subentra l'invidia che vorrebbe concedere, a chi è incapace di valorizzare se stesso, una salvaguardia di sé nella demolizione dell'altro. Più che un vizio, l'invidia è un meccanismo di difesa, un tentativo disperato di salvaguardare la propria identità quando si sente minacciata dal confronto con gli altri. (L’invidia non è un meccanismo, un servomeccanismo che compensa gli errori ma un cattivo uso della libertà) [leggi tutto]
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roberto

mercoledì 24 novembre 2010

Bonum certamen certavi



«Stretti tra accuse di proselitismo, dialogo interreligioso e perdita della propria identità culturale, i cattolici sembrano aver dimenticato che uno dei loro principali doveri è quello dell’apostolato. […] Ci sono molti modi di fare apostolato, senza necessariamente suonare alle porte delle case con gli opuscoli in mano. Uno è quello suggerito da Suhard: “Essere suoi testimoni non significa necessariamente fare della propaganda né fare sensazione. Può significare semplicemente ‘fare mistero’: vivere in maniera tale da essere incomprensibili se il Dio di Cristo non esistesse.”»
Adriano Stagnaro, © Anime Fiammeggianti

Veramente ottimo questo sito di apologetica cristiana, che scopro solo adesso.
L’Autore di Anime Fiammeggianti, Adriano Stagnaro appunto, è purtroppo in cura per la SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica). Leggendo il sito si comprende perfettamente la differenza di prospettiva di chi ha fede rispetto ad un normale ideologo radical chic…
Una preghiera speciale di pronta guarigione per questo valoroso combattente.
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silvio

martedì 23 novembre 2010

Interrogativi

Sì, d’accordo, padre Federico Lombardi chiarisce che «il Papa non aveva voluto prendere posizione sul problema dei profilattici in generale».
Va bene, «il profilattico appare in ultimo luogo come scappatoia», mentre è ben più auspicabile che si applichi «astinenza e fedeltà».
Niente da dire: «il Papa non riforma o cambia l’insegnamento della Chiesa, ma lo riafferma».
Detto questo, con i confessionali vuoti, con i tabernacoli sradicati e buttati in un angolo, con la liturgia ridotta a intrattenimento, con la fede estinta, con i chierici che non obbediscono più, era proprio necessario parlare dei preservativi?
Due i messaggi che sono passati, dopo la pubblicazione dell’ennesimo libro di Ratzinger (ne serviva un altro?): la Chiesa ha finalmente autorizzato il preservativo e gli ebrei non devono più essere evangelizzati.
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silvio